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La benzina non scende, le obbligazioni lunghe sì

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  Martedì 6 ottobre, sul cartello di un distributore self, la benzina segnava 2,043 euro al litro. Il 27 febbraio, alla vigilia della guerra con l'Iran, lo stesso cartello segnava 1,67. Sono 37 centesimi in più , il 22%. Ai pozzi le cose vanno meglio. Nell'ultima settimana di settembre le esportazioni di greggio dal Medio Oriente hanno superato i livelli di prima della guerra per quattro giorni su sette, con punte fino a 22,5 milioni di barili al giorno contro una media prebellica di 18 (dati provvisori). Il greggio c'è. Il prezzo no . Il Brent resta sopra i 100 dollari, circa il 40% oltre i livelli di prima della guerra. Il 1° ottobre una superpetroliera è stata colpita da un proiettile non identificato: incendio a bordo, equipaggio evacuato, tutti salvi. Dal 2 ottobre si segnala almeno un attacco al giorno tra Hormuz e il Golfo di Aden. Il prezzo del barile riflette più il rischio del viaggio che la scarsità di greggio. Nel Golfo, intanto, il cartello si è incrinato . Il ...

Le tre forze che possono frenare le azioni americane

Chi si chiede se le azioni americane saliranno o scenderanno guarda quasi sempre i prezzi. Conviene, piuttosto, guardare ciò che spinge i prezzi. A mio avviso le forze che possono frenare il rialzo sono tre:  il costo del denaro,  il rallentamento degli utili  e  l'offerta di nuove azioni.  Le prime due agiscono già, la terza può arrivare. La prima forza è il tasso. Giovedì 1° ottobre il rendimento a scadenza del Treasury americano a dieci anni ha toccato il 5,34 %, il livello più alto dal 2002.  A spingerlo sono stati il petrolio a 100 dollari al barile, il deficit americano e i timori di nuove emissioni di debito pubblico. Sullo sfondo c'è la Fed, che il 16 settembre ha rialzato i tassi per la prima volta dal 2023 e i cui funzionari indicano un altro rialzo entro l'anno. Per capire perché un tasso più alto pesa sulle azioni bisogna partire dal valore del tempo. Tutti preferiamo avere 100 dollari oggi piuttosto che tra dieci anni, perché quelli di oggi si ...

La scommessa sui profitti perfetti: i tre nodi tra azioni e tassi USA

  Il testo completo di questo pezzo sarà pubblicato su Money.it nei primi giorni della prossima settimana. Il link all'originale verrà aggiunto qui non appena disponibile. Sullo schermo di un consulente finanziario, la scheda dello S&P 500 indica un multiplo di oltre ventisei volte gli utili netti. Tradotto in rendimento immediato generato dagli utili, l'intero listino americano offre un earnings yield del 3,8%. Sullo stesso monitor, nella sezione dei titoli di Stato, il Treasury decennale scambia a un rendimento a scadenza del 5,1% nominale in dollari, mentre un BTP italiano decennale offre un rendimento a scadenza in euro del 4,5%. Per chi gestisce l'allocazione di un portafoglio, la matematica pone un interrogativo immediato: l'azionario americano offre un rendimento iniziale da utili inferiore di oltre un punto percentuale rispetto al debito governativo privo di rischio di credito, in eguale valuta. Chi difende le attuali valutazioni di Wall Street ricor...

La trappola del ban al diesel. Perché il protezionismo energetico di Trump rischia di accendere la benzina anche in USA

  Pubblicato originariamente su Money.it il 24 settembre 2026. Nel tentativo di contenere i costi di trasporto interni alla vigilia delle elezioni di metà mandato, la Casa Bianca valuta lo stop alle esportazioni di distillati. Ma le leggi della raffinazione, i limiti della flotta commerciale e le dipendenze strutturali dell'Europa rischiano di trasformare lo scudo protezionistico in un boomerang sia per gli automobilisti americani e sia per i mercati globali. In economia politica esiste una regola aurea: le soluzioni semplici a problemi complessi contengono quasi sempre il germe di un disastro peggiore. L'ultima conferma arriva dalle indiscrezioni verificate che circolano a Washington, dove l'amministrazione Trump sta valutando un intervento drastico sui mercati energetici: il divieto totale o parziale di esportazione del diesel prodotto negli Stati Uniti . L'obiettivo politico è evidente. Con il prezzo del diesel schizzato alla cifra record di 6,53 USD al ga...

Il gas americano costa circa un decimo di quello europeo. Ma chi incassa la differenza?

  Pubblicato originariamente su Money.it il 21 settembre 2026. Il 18 marzo un missile iraniano centra l'impianto di liquefazione di Ras Laffan, in Qatar, che da solo rappresenta un quinto dell'export mondiale di gas naturale liquefatto. QatarEnergy dichiara forza maggiore, stima la perdita in 20 miliardi di dollari l'anno e mette in conto mesi, non giorni, prima di tornare a pieno regime. Il 22 giugno , durante il tentativo di riavviare uno dei treni di liquefazione danneggiati, un'esplosione uccide 13 persone, ne ferisce 54. L'impianto resta fermo di nuovo. Le metaniere dirette in Europa da quel terminale non partono più agli stessi ritmi, e comunque c'è sempre l'imbuto di Hormuz. L'11 settembre il gas quotato ad Amsterdam, il TTF, vale 27 dollari al milione di BTU. Una settimana prima, il 4 settembre, ne valeva 24,5. Nello stesso giorno, a Henry Hub, in Louisiana, il gas americano vale 2,8 dollari: la produzione interna cresce, i depos...

La grande contraddizione dell'AI. Anthropic chiede di rallentare, ma tutti continuano a correre

  Pubblicato originariamente su Money.it il 14 settembre 2026. Dal 12 gennaio al 13 settembre, la storia dell'intelligenza artificiale si è rigirata più volte. Per un investitore vale la pena leggerla in sequenza, perché altrimenti i singoli episodi, presi da soli, sembrano notizie slegate. Il 12 gennaio Anthropic lancia Claude Cowork, una piattaforma di agenti autonomi per compiti aziendali che spazia dalla revisione di contratti alla compliance. Il mercato legge il lancio come la prova che gli agenti AI possono sostituire gli utenti che pagano le licenze di Salesforce, Workday, Adobe. E se un agente fa il lavoro di un intero reparto, a cosa servono più le licenze? Le azioni del software aziendale crollano con SAP che perde un terzo del suo valore, e nei mesi successivi i multipli di Workday, Adobe e Salesforce restano compressi del 60-70% rispetto alle medie storiche. La saaspocalisse. A giugno, mentre le valutazioni del comparto AI erano stellari, sull'attesa che la...

Bond giapponesi al 3%. Adesso chi comprerà i BTP?

  Pubblicato originariamente su Money.it il 14 settembre 2026. Per un quarto di secolo, in Giappone chi doveva far fruttare i risparmi di milioni di pensionati ha avuto un problema: in patria il rendimento restava quasi sempre vicino allo zero, spesso sotto zero. Quei soldi finivano altrove — non c'era altra scelta. Il Government Pension Investment Fund, il fondo pensione pubblico più grande del mondo, controllato dal governo giapponese, da solo amministra più di 1.500 miliardi di dollari e aveva questo problema. Con lui compravano titoli di Stato esteri anche le grandi compagnie di assicurazione vita giapponesi — i cosiddetti "lifers" — e le casse pensione aziendali. Comperavano Treasury americani, OAT francesi, debito federale australiano. Il Giappone è arrivato a detenere oltre 1.100 miliardi di dollari di debito pubblico americano, più di qualsiasi altro Paese al mondo. Il titolo di Stato giapponese a dieci anni, per tutto questo tempo, è rimasto lì, vicino...