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Le obbligazioni proteggono ancora quando le azioni scendono?

Per anni la risposta è stata sì. In un portafoglio con azioni e obbligazioni, le seconde servivano a questo: quando le azioni calavano, di solito le obbligazioni reggevano o salivano e la perdita restava contenuta. Il 2022 ha mostrato che non è una regola.  Immagina di avere un portafoglio di 100 dollari, 60 in un ETF sullo S&P 500 e 40 in obbligazioni americane.  Nel 2022 l’indice S&P 500 ha perso il 18,1% e l’indice delle obbligazioni americane il 13%. I 60 dollari in azioni sarebbero diventati 49, i 40 in obbligazioni 35. In tutto 84 dollari: una perdita di 16. Perché le obbligazioni possono perdere? Chi compra un’obbligazione presta denaro e riceve interessi fissi.  Se i tassi salgono , i titoli già emessi, che pagano meno di quelli nuovi, valgono meno: nessuno compra un titolo al prezzo di prima, se oggi allo stesso prezzo può comprarne uno che rende di più. Facciamo un esempio teorico. Un’obbligazione paga il 3% e vale 100. Se i tassi salgono dal 3% al 5%, i...

Perché, nel breve, i mercati fanno il tifo?

Chi cammina in montagna nella nebbia , con il GPS in mano, ha i mezzi per sapere di essere salito molto in alto. Ma non sa se, a poca distanza, ci sia un picco più alto. Finché la nebbia resta, la quota raggiunta è solo un dato, non una certezza. La conoscenza scientifica funziona così, e il filosofo Karl Popper ne ha spiegato il motivo: nessun numero di osservazioni conferma in modo definitivo una teoria generale, mentre basta un’ osservazione contraria per metterla in discussione.  Una teoria che resiste ai tentativi di smentirla viene accettata solo provvisoriamente. Prendiamo la gravitazione di Newton , pubblicata nel 1687. Per più di due secoli è stata la spiegazione accettata del moto dei pianeti.  Nel 1859 l’astronomo francese Le Verrier notò che l’orbita di Mercurio ruotava più di quanto la teoria prevedesse. Lo scarto era tuttavia piccolo, poco più di un centesimo di grado ogni cento anni.  Pur di tenere in piedi la teoria secolare, gli astronomi cercarono un p...

Il tuo portafoglio è davvero diversificato?

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Avere una casa con tre finestre non vuol dire avere tre esposizioni.  Potresti avere tre finestre sullo stesso lato.  Cambia l’infisso, magari il piano, ma guardi sempre lo stesso cortile. 

La benzina non scende, le obbligazioni lunghe sì

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  Martedì 6 ottobre, sul cartello di un distributore self, la benzina segnava 2,043 euro al litro. Il 27 febbraio, alla vigilia della guerra con l'Iran, lo stesso cartello segnava 1,67. Sono 37 centesimi in più , il 22%. Ai pozzi le cose vanno meglio. Nell'ultima settimana di settembre le esportazioni di greggio dal Medio Oriente hanno superato i livelli di prima della guerra per quattro giorni su sette, con punte fino a 22,5 milioni di barili al giorno contro una media prebellica di 18 (dati provvisori). Il greggio c'è. Il prezzo no . Il Brent resta sopra i 100 dollari, circa il 40% oltre i livelli di prima della guerra. Il 1° ottobre una superpetroliera è stata colpita da un proiettile non identificato: incendio a bordo, equipaggio evacuato, tutti salvi. Dal 2 ottobre si segnala almeno un attacco al giorno tra Hormuz e il Golfo di Aden. Il prezzo del barile riflette più il rischio del viaggio che la scarsità di greggio. Nel Golfo, intanto, il cartello si è incrinato . Il ...

Le tre forze che possono frenare le azioni americane

Chi si chiede se le azioni americane saliranno o scenderanno guarda quasi sempre i prezzi. Conviene, piuttosto, guardare ciò che spinge i prezzi. A mio avviso le forze che possono frenare il rialzo sono tre:  il costo del denaro,  il rallentamento degli utili  e  l'offerta di nuove azioni.  Le prime due agiscono già, la terza può arrivare. La prima forza è il tasso. Giovedì 1° ottobre il rendimento a scadenza del Treasury americano a dieci anni ha toccato il 5,34 %, il livello più alto dal 2002.  A spingerlo sono stati il petrolio a 100 dollari al barile, il deficit americano e i timori di nuove emissioni di debito pubblico. Sullo sfondo c'è la Fed, che il 16 settembre ha rialzato i tassi per la prima volta dal 2023 e i cui funzionari indicano un altro rialzo entro l'anno. Per capire perché un tasso più alto pesa sulle azioni bisogna partire dal valore del tempo. Tutti preferiamo avere 100 dollari oggi piuttosto che tra dieci anni, perché quelli di oggi si ...

La scommessa sui profitti perfetti: i tre nodi tra azioni e tassi USA

  Il testo completo di questo pezzo sarà pubblicato su Money.it nei primi giorni della prossima settimana. Il link all'originale verrà aggiunto qui non appena disponibile. Sullo schermo di un consulente finanziario, la scheda dello S&P 500 indica un multiplo di oltre ventisei volte gli utili netti. Tradotto in rendimento immediato generato dagli utili, l'intero listino americano offre un earnings yield del 3,8%. Sullo stesso monitor, nella sezione dei titoli di Stato, il Treasury decennale scambia a un rendimento a scadenza del 5,1% nominale in dollari, mentre un BTP italiano decennale offre un rendimento a scadenza in euro del 4,5%. Per chi gestisce l'allocazione di un portafoglio, la matematica pone un interrogativo immediato: l'azionario americano offre un rendimento iniziale da utili inferiore di oltre un punto percentuale rispetto al debito governativo privo di rischio di credito, in eguale valuta. Chi difende le attuali valutazioni di Wall Street ricor...

La trappola del ban al diesel. Perché il protezionismo energetico di Trump rischia di accendere la benzina anche in USA

  Pubblicato originariamente su Money.it il 24 settembre 2026. Nel tentativo di contenere i costi di trasporto interni alla vigilia delle elezioni di metà mandato, la Casa Bianca valuta lo stop alle esportazioni di distillati. Ma le leggi della raffinazione, i limiti della flotta commerciale e le dipendenze strutturali dell'Europa rischiano di trasformare lo scudo protezionistico in un boomerang sia per gli automobilisti americani e sia per i mercati globali. In economia politica esiste una regola aurea: le soluzioni semplici a problemi complessi contengono quasi sempre il germe di un disastro peggiore. L'ultima conferma arriva dalle indiscrezioni verificate che circolano a Washington, dove l'amministrazione Trump sta valutando un intervento drastico sui mercati energetici: il divieto totale o parziale di esportazione del diesel prodotto negli Stati Uniti . L'obiettivo politico è evidente. Con il prezzo del diesel schizzato alla cifra record di 6,53 USD al ga...