Nei confronti dei film che hanno come argomento la finanza ho sempre sentimenti duali.
Li vedo, anche con piacere, ma poi mi in...zo. Anche quando sono confezionati con talento e mi fanno passare un paio d'ore spensierate.
A questo punto mi si dovrebbe chiedere: "Che vuoi di più? Hai avuto un corrispettivo per il prezzo del biglietto".
Quando mi irrito? Quando verso la fine della narrazione, si arriva alla presunta morale. In automatico mi arriva la botta di bile.
Perchè mi arrabbio? Non certo per i personaggi stereotipati.
Quello che mi fa montare il sangue è il passaggio dalla falsificazione grossolana ad uso delle narrazione - che è lecita - al suggerimento in salsa pseudo-moralista.
Notate anche solo l'impostazione del trailer del film in uscita in questi giorni.
"Un gruppo di outsider che prende a calci le banche".
Ma chi sono in fondo gli outsider? Sono l'equivalente dei ribelli di Star Wars.
Chi sarebbe mai così folle da vedere Star Wars e parteggiare per l'Impero?
E chi oggi non vorrebbe dare un calcio alle banche?
O per gettarla sul politicamente scorretto. Chi in Germania nel 1935 non avrebbe dato volentieri un calcio nel culo ad un ebreo?
Ma questo in fondo fa parte delle necessità della vendita del prodotto. Ed è una piaggeria perdonabile.
La domanda che mi viene spontanea però è: "Questi pretesi outsider vengono dai campi dello Iowa o hanno fatto le stesse scuole di chi sta dall'altra parte?"
Se sono degli outsider, che ci fanno nel cuore pulsante del sistema?
Secondo la filosofia di "Una poltrona per due" basta essere seduti al posto giusto per fissare prezzi di acquisto o vendita e fare soldi: persino il povero Reginald era diventato capace di farlo.
Ora, non c'è dubbio che la posizione sociale iniziale conti, ma se c'è un ambiente veramente meritocratico è la finanza: il 90% dei titoli azionari che componevano lo S&P500 nel 1950 oggi non ne fanno più parte.
I "guru" della finanza hanno una emivita assimilabile a quella degli isotopi radioattivi. Soros è forse il più conosciuto anche ai non addetti. Ma ne avete sentito parlare negli ultimi 10 anni?
L'altra mistificazione del trailer è ancora più becera:
"Una intuizione basta per diventare ricchi"
L'intuizione è fondamentale, ma come diceva Edison "essere inventori richiede 1% ispirazione e 99% traspirazione". Quanti anni sono stati spesi da questi "outsider" a studiare cose altamente astratte e a sperimentare le sensazioni fisiche che si accompagnano inevitabilmente a quel lavoro?
In questo filone segnalo anche la pubblicità più ingannevole che abbia mai udito:
"chiunque può diventare un vero trader con XX".
Insomma basse barriere di accesso, estrema difficoltà della materia ed elevato grado di astrazione, permettono una banalizzazione dell'argomento talmente spudorata che è infamante - per gli addetti ai lavori - qualto per noi tutti lo stereotipo dell'italiano - mafia - spaghetti - mandolino.
Concludo con una ultima provocazione.
In questi tempi si fa un gran parlare di profili di rischio e delle emissioni di bond truffa.
Non c'è bisogno di fare un profilo Mifid agli investitori. Basta mandarli al cinema a vedere il prossimo film di finanza. Se ne escono "illuminati" - per la loro incolumità - devono essere condannati a fare i BOT a vita.
Dedicato alla gestione e alla crescita del patrimonio per una clientela d'élite. Innovazione e tradizione al servizio dei tuoi investimenti.
venerdì 8 gennaio 2016
giovedì 31 dicembre 2015
La volatilità come cifra del futuro
Buongiorno e buon anno!
Continuo la tradizione natalizia: post frammentari ed affabulatori, suggestioni per una visione di lungo periodo (ne trovate anche qui e qui).
Ieri sera riflettevo con mia moglie sulla mia idiosincrasia per la guida delle auto. Le annunciavo che avrei comperato una automobile che si guida da sola, non appena sarà disponibile.
Abbiamo quindi iniziato a ragionare su quante cose sarebbero cambiate con l'avvento di una simile tecnologia.
Le considerazioni che abbiamo fatto sono molto più ampie, ve ne riporto pochi stralci.
In futuro, con le auto che guidano da sole, saranno disponibili anche le app per "chiamarle", per farsi venire a prendere. Ma poichè è poco razionale far aspettare per ore o giorni il proprio veicolo, facilmente, al possesso si sostituirà l'affitto; quindi è ragionevole attendersi una estensione del servizio di car sharing.
La tecnologia "self drive" ridurrà dunque la necessità di autisti.
Questo avrà svariate implicazioni.
I taxisti saranno ancora una volta a rischio di estinzione, con buona pace dei politici oscurantisti che li hanno appoggiati nella crociata anti Uber: stavolta però la categoria si scontrerà con il settore automotive e prevedibilmente faranno la fine del topo.
Le attività di autoriparazione e ricambistica saranno profondamente riviste, e da artigianali diventeranno industriali, con il crescere delle società di car sharing.
Poichè le auto dialogheranno tra di loro e con l'ambiente circostante i trasporti dovrebbero diventare più sicuri e veloci: le assicurazioni RCA smetteranno di essere un ramo in perdita per le assicurazioni.
Salvo che in zone meno coperte dai servizi di mobilità collettiva, avere la patente e guidare personalmente sarà una eccezione. Quindi i taxisti si dovranno spostare in aree rurali se vorranno sopravvivere. Saranno quasi delle guide alpine...
Per contro nelle aree urbane guidare personalmente potrebbe diventare socialmente poco accettabile: si potrebbe essere percepiti come persone che per mania di protagonismo mettono a rischio la pubblica incolumità.
Peggio ancora: avere la patente potrebbe essere un indicatore di pericolosità sociale. Si potrebbe diventare potenziali sospettati di essere autori delle poche rapine che verranno ancora perpetrate (ve li vedete i rapinatori fuggire - dopo il colpo - su una Google car?)
I minori, gli anziani malati ma deambulanti ed i soggetti privi di patente potranno usufruire di un servizio di trasporto personalizzato per le proprie mete. Avere ospedali centralizzati e una utenza diffusa non sarà più un grave disagio.
Ma ci sono anche implicazioni sugli investimenti.
Con meno auto in circolazione alcuni evergreen non saranno più redditizi: i box auto, che specie nei centri delle città hanno garantito per decenni elevate redditività del capitale investito, diventeranno poco apetibili.
Quindi le amministrazioni comunali che si stanno finanziando oggi con la vendita dei diritti di superficie per la costruzione di box pertinenziali stanno agendo sagacemente...
Grazie alle innovazioni tecnologiche, all'aumentata interconnessione sociale ed economica e alla oramai chiarissima connessione ecologica tra tutti noi il nostro futuro diventa sempre meno prevedibile.
Se fino a ieri un nazionalista avrebbe potuto affermare - senza troppo timore essere spernacchiato - che l'inquinamento cinese non è affar nostro, prevedo che presto gli occidentali saranno lieti di contribuire economicamente alla messa in sicurezza delle industrie del terzo mondo. E questo avrà inevitabilmente ricadute economiche e sugli investimenti.
Ma perchè la turbolenza prospettica è oggetto di discussione su un blog di finanza?
Perchè - se la tubolenza che abbiamo sperimentato in questi anni è un fenomeno destinato a permanere - le implicazioni per l'industria del risparmio gestito non saranno banali.
I modelli attuali basati sul passato potrebbero dover essere profondamente rivisti a causa di un aumento strutturale della varianza ed una minore significatività delle condizioni storiche del mercato.
In tali condizioni gli investimenti classici "a benchmark" come un fondo comune che segue un settore o un'area geografica potrebbe essere una scelta poco sagace.
Infatti anche con un ciclo economico ben impostato un investimento che si basa solo e sempre su una media dei titoli potrebbe esporre l'investitore a volatilità tali da renderlo insoddisfatto e ansioso, e spingerlo a comportamenti irrazionali, ovviamente nel momento sbagliato.
Idealmente il futuro del risparmio gestito si deve indirizzare verso la capacità di decidere di volta in volta
- quando sia il caso di scoprire le "storie" singole o di affidarsi al movimento corale del mercato (meglio avere un forte sovrappeso su Apple o avere un ETF?);
- se sia necessario prendere profitto, infrangendo la regola aurea dello stare sempre investiti.
Detto altrimenti: il modello classico media-varianza nei prossimi anni sarà probabilmente sottoposto ad esami molto severi.
E sia i consulenti che gli investitori devono esserne consapevoli.
Continuo la tradizione natalizia: post frammentari ed affabulatori, suggestioni per una visione di lungo periodo (ne trovate anche qui e qui).
Ieri sera riflettevo con mia moglie sulla mia idiosincrasia per la guida delle auto. Le annunciavo che avrei comperato una automobile che si guida da sola, non appena sarà disponibile.
Abbiamo quindi iniziato a ragionare su quante cose sarebbero cambiate con l'avvento di una simile tecnologia.
Le considerazioni che abbiamo fatto sono molto più ampie, ve ne riporto pochi stralci.
In futuro, con le auto che guidano da sole, saranno disponibili anche le app per "chiamarle", per farsi venire a prendere. Ma poichè è poco razionale far aspettare per ore o giorni il proprio veicolo, facilmente, al possesso si sostituirà l'affitto; quindi è ragionevole attendersi una estensione del servizio di car sharing.
La tecnologia "self drive" ridurrà dunque la necessità di autisti.
Questo avrà svariate implicazioni.
I taxisti saranno ancora una volta a rischio di estinzione, con buona pace dei politici oscurantisti che li hanno appoggiati nella crociata anti Uber: stavolta però la categoria si scontrerà con il settore automotive e prevedibilmente faranno la fine del topo.
Le attività di autoriparazione e ricambistica saranno profondamente riviste, e da artigianali diventeranno industriali, con il crescere delle società di car sharing.
Poichè le auto dialogheranno tra di loro e con l'ambiente circostante i trasporti dovrebbero diventare più sicuri e veloci: le assicurazioni RCA smetteranno di essere un ramo in perdita per le assicurazioni.
Salvo che in zone meno coperte dai servizi di mobilità collettiva, avere la patente e guidare personalmente sarà una eccezione. Quindi i taxisti si dovranno spostare in aree rurali se vorranno sopravvivere. Saranno quasi delle guide alpine...
Per contro nelle aree urbane guidare personalmente potrebbe diventare socialmente poco accettabile: si potrebbe essere percepiti come persone che per mania di protagonismo mettono a rischio la pubblica incolumità.
Peggio ancora: avere la patente potrebbe essere un indicatore di pericolosità sociale. Si potrebbe diventare potenziali sospettati di essere autori delle poche rapine che verranno ancora perpetrate (ve li vedete i rapinatori fuggire - dopo il colpo - su una Google car?)
I minori, gli anziani malati ma deambulanti ed i soggetti privi di patente potranno usufruire di un servizio di trasporto personalizzato per le proprie mete. Avere ospedali centralizzati e una utenza diffusa non sarà più un grave disagio.
Ma ci sono anche implicazioni sugli investimenti.
Con meno auto in circolazione alcuni evergreen non saranno più redditizi: i box auto, che specie nei centri delle città hanno garantito per decenni elevate redditività del capitale investito, diventeranno poco apetibili.
Quindi le amministrazioni comunali che si stanno finanziando oggi con la vendita dei diritti di superficie per la costruzione di box pertinenziali stanno agendo sagacemente...
Grazie alle innovazioni tecnologiche, all'aumentata interconnessione sociale ed economica e alla oramai chiarissima connessione ecologica tra tutti noi il nostro futuro diventa sempre meno prevedibile.
Se fino a ieri un nazionalista avrebbe potuto affermare - senza troppo timore essere spernacchiato - che l'inquinamento cinese non è affar nostro, prevedo che presto gli occidentali saranno lieti di contribuire economicamente alla messa in sicurezza delle industrie del terzo mondo. E questo avrà inevitabilmente ricadute economiche e sugli investimenti.
Ma perchè la turbolenza prospettica è oggetto di discussione su un blog di finanza?
Perchè - se la tubolenza che abbiamo sperimentato in questi anni è un fenomeno destinato a permanere - le implicazioni per l'industria del risparmio gestito non saranno banali.
I modelli attuali basati sul passato potrebbero dover essere profondamente rivisti a causa di un aumento strutturale della varianza ed una minore significatività delle condizioni storiche del mercato.
In tali condizioni gli investimenti classici "a benchmark" come un fondo comune che segue un settore o un'area geografica potrebbe essere una scelta poco sagace.
Infatti anche con un ciclo economico ben impostato un investimento che si basa solo e sempre su una media dei titoli potrebbe esporre l'investitore a volatilità tali da renderlo insoddisfatto e ansioso, e spingerlo a comportamenti irrazionali, ovviamente nel momento sbagliato.
Idealmente il futuro del risparmio gestito si deve indirizzare verso la capacità di decidere di volta in volta
- quando sia il caso di scoprire le "storie" singole o di affidarsi al movimento corale del mercato (meglio avere un forte sovrappeso su Apple o avere un ETF?);
- se sia necessario prendere profitto, infrangendo la regola aurea dello stare sempre investiti.
Detto altrimenti: il modello classico media-varianza nei prossimi anni sarà probabilmente sottoposto ad esami molto severi.
E sia i consulenti che gli investitori devono esserne consapevoli.
mercoledì 16 dicembre 2015
Come selezionare un consulente finanziario?
Buongiorno a tutti
E' facile predicare bene e razzolare male. Io lo sto facendo adesso.
Infatti da circa un'ora mi sto arrabattando per trasferire il file che vi voglio offrire.
Un esperto lo avrebbe fatto ad occhi chiusi.
Nonostante sia evidente che non sono troppo attrezzato per questo genere di lavori qualcosa mi trattiene dall'affidarmi ad un professionista.
Il dubbio atroce è: ma se liguadagnerà i soldi che gli devo dare?
In genere la risposta ci sembra "no". Ma solo fino a quando non scoppiano i guai.
Solo nei momenti di crisi si capisce quanto sarebbe stato meglio pagare un professionista per non preoccuparsi.
Ecco allora un agile documento che mi auguro possa darvi alcuni spunti di riflessione su come selezionare il professionista che vi possa aiutare ad investire.
E' facile predicare bene e razzolare male. Io lo sto facendo adesso.
Infatti da circa un'ora mi sto arrabattando per trasferire il file che vi voglio offrire.
Un esperto lo avrebbe fatto ad occhi chiusi.
Nonostante sia evidente che non sono troppo attrezzato per questo genere di lavori qualcosa mi trattiene dall'affidarmi ad un professionista.
Il dubbio atroce è: ma se liguadagnerà i soldi che gli devo dare?
In genere la risposta ci sembra "no". Ma solo fino a quando non scoppiano i guai.
Solo nei momenti di crisi si capisce quanto sarebbe stato meglio pagare un professionista per non preoccuparsi.
Ecco allora un agile documento che mi auguro possa darvi alcuni spunti di riflessione su come selezionare il professionista che vi possa aiutare ad investire.
lunedì 14 dicembre 2015
Gli Executive Professional di Manager Italia
Buongiorno!
Forse alcuni di voi sapranno che sono il rappresentante degli Executive Professional di Manager Italia Torino.
Manager Italia è l'associazione di categoria che rappresenta gli interessi dei dirigenti del terziario ma anche dei quadri di ogni settore e degli Executive Professional.
Se ne sapete poco e avete voglia di guardare un video, qui trovate una intervista al nostro Presidente.
Se poi avete una fretta pazzesca e volete solo sapere chi sono gli E.P. guardate i miei interventi ai minuti 3-8-16.
Chi vuole saperne di più può anche leggere queste mie riflessioni, che sono il manifesto del gruppo Linkedin "Professional Piemonte".
Forse alcuni di voi sapranno che sono il rappresentante degli Executive Professional di Manager Italia Torino.
Manager Italia è l'associazione di categoria che rappresenta gli interessi dei dirigenti del terziario ma anche dei quadri di ogni settore e degli Executive Professional.
Se ne sapete poco e avete voglia di guardare un video, qui trovate una intervista al nostro Presidente.
Se poi avete una fretta pazzesca e volete solo sapere chi sono gli E.P. guardate i miei interventi ai minuti 3-8-16.
Chi vuole saperne di più può anche leggere queste mie riflessioni, che sono il manifesto del gruppo Linkedin "Professional Piemonte".
domenica 29 novembre 2015
La Gabanelli e le truffe finanziarie. Si sta aprendo un nuovo periodo di amare scoperte?
Buongiorno!
Nel 2009 ho scritto un post sulle truffe finanziarie (qui e qui) che resta ancora oggi valido.
Vi invito a leggere anche l'articolo sul paradosso di Condorcet, che trovo ancora molto interessante, sebbene tratti di tutt'altro.
Perchè ritorno sul tema delle truffe? In fondo avevo già detto tutto.
Farò una piccola integrazione dopo che un amico mi ha recentemente segnalato l'esistenza di una indagine di Report (Rai 3) che faceva riferimento ad una possibile truffa finanziaria perpetrata attraverso l'oro.
Quando scoppiano i bubboni delle truffe?
Non voglio fare una casistica dettagliata perchè non ne ho il tempo, ma in prima approssimazione direi che "aiuta" un periodo di prolungato ribasso del bene oggetto dell'investimento (truffaldino).
Mi spiego meglio.
Non solo chi si occupa di finanza comportamentale, ma anche chi si occupa di analisi tecnica dei mercati finanziari riconoscerà questi meccanismi.
La psicologia degli investimenti è fatta a livelli "barriera".
Se si guadagna un po' la gente vuole portare a casa "il regalino".
Se si guadagna molto la gente vuole tenere investito per sognare la villa.
Se invece si perde, l'investitore ha prima un momento di irrigidimento. Non vuole prendersi una perdita. Per lui è solo una flessione temporanea.
Poi quando le perdite sono rovinose vuole uscire a qualsiasi costo.
Quindi cosa succede sui mercati declinanti? In caso di ribasso la fase finale è quella che fa registrare il maggior numero di "morti e feriti":
E nel caso di una truffa che è legata ad un finto investimento su un bene dal prezzo declinante?
Se
- si tratta di una truffa modello "Stangata" (rif. ai miei post) il meccanismo di raccolta si inceppa e non c'è più la possibilità di continuare a raccogliere ulteriori soldi: quindi i truffatori spariscono con il bottino.
- si tratta di una truffa di tipo "difficoltà temporanea" il declino dei prezzi impedisce la ripresa degli affari della società e quindi si ha il crack defintivo.
Insomma il risultato è sempre il solito.
Ma come evitare tutto questo?
Premesso che nella vita, e quindi anche nella finanza, evitare le perdite è impossibile, ci sono almeno due vie.
1) Provare a fare i furbi. Se si sospetta di aver investito in una truffa è necessario uscire dopo aver guadagnato un po'. Consolidare un guadagno correlato alla mera fortuna è razionale. Si consolida prima di perdere quello che la sorte ha elargito.
Quando invece si è convinti della bontà del metodo di investimento "consolidare" in assenza di una chiara indicazione metodologica è una sciocchezza. Si tratta di una botta di emotività, che fa sempre danni.
2) Non prendersi mali di pancia e fare investimenti con tutti i crismi di Legge.
Oggi è più facile di un tempo. Rivolgetevi a Promotori Finanziari: le società sono solidalmente responsabili delle azioni dei rispettivi PF e vigilano. Quindi siete garantiti.
Non cedere alle lusinghe di chi vi propone scorciatoie apparentemente vantaggiose vi esporrà al solo rischio di perdite dovute alla volatilità del mercato. che possono essere ragionevolmente ridotte.
Nel 2009 ho scritto un post sulle truffe finanziarie (qui e qui) che resta ancora oggi valido.
Vi invito a leggere anche l'articolo sul paradosso di Condorcet, che trovo ancora molto interessante, sebbene tratti di tutt'altro.
Perchè ritorno sul tema delle truffe? In fondo avevo già detto tutto.
Farò una piccola integrazione dopo che un amico mi ha recentemente segnalato l'esistenza di una indagine di Report (Rai 3) che faceva riferimento ad una possibile truffa finanziaria perpetrata attraverso l'oro.
Quando scoppiano i bubboni delle truffe?
Non voglio fare una casistica dettagliata perchè non ne ho il tempo, ma in prima approssimazione direi che "aiuta" un periodo di prolungato ribasso del bene oggetto dell'investimento (truffaldino).
Mi spiego meglio.
Non solo chi si occupa di finanza comportamentale, ma anche chi si occupa di analisi tecnica dei mercati finanziari riconoscerà questi meccanismi.
La psicologia degli investimenti è fatta a livelli "barriera".
Se si guadagna un po' la gente vuole portare a casa "il regalino".
Se si guadagna molto la gente vuole tenere investito per sognare la villa.
Se invece si perde, l'investitore ha prima un momento di irrigidimento. Non vuole prendersi una perdita. Per lui è solo una flessione temporanea.
Poi quando le perdite sono rovinose vuole uscire a qualsiasi costo.
Quindi cosa succede sui mercati declinanti? In caso di ribasso la fase finale è quella che fa registrare il maggior numero di "morti e feriti":
E nel caso di una truffa che è legata ad un finto investimento su un bene dal prezzo declinante?
Se
- si tratta di una truffa modello "Stangata" (rif. ai miei post) il meccanismo di raccolta si inceppa e non c'è più la possibilità di continuare a raccogliere ulteriori soldi: quindi i truffatori spariscono con il bottino.
- si tratta di una truffa di tipo "difficoltà temporanea" il declino dei prezzi impedisce la ripresa degli affari della società e quindi si ha il crack defintivo.
Insomma il risultato è sempre il solito.
Ma come evitare tutto questo?
Premesso che nella vita, e quindi anche nella finanza, evitare le perdite è impossibile, ci sono almeno due vie.
1) Provare a fare i furbi. Se si sospetta di aver investito in una truffa è necessario uscire dopo aver guadagnato un po'. Consolidare un guadagno correlato alla mera fortuna è razionale. Si consolida prima di perdere quello che la sorte ha elargito.
Quando invece si è convinti della bontà del metodo di investimento "consolidare" in assenza di una chiara indicazione metodologica è una sciocchezza. Si tratta di una botta di emotività, che fa sempre danni.
2) Non prendersi mali di pancia e fare investimenti con tutti i crismi di Legge.
Oggi è più facile di un tempo. Rivolgetevi a Promotori Finanziari: le società sono solidalmente responsabili delle azioni dei rispettivi PF e vigilano. Quindi siete garantiti.
Non cedere alle lusinghe di chi vi propone scorciatoie apparentemente vantaggiose vi esporrà al solo rischio di perdite dovute alla volatilità del mercato. che possono essere ragionevolmente ridotte.
venerdì 23 ottobre 2015
Il diavolo in cattedra: conti di deposito. Quando le banche sono "trasparenti" come i diamanti
Negli ultimi anni mi sono più volte scagliato contro l'investimento in diamanti (anche qui).
Ma non l'ho fatto per odio verso quei bei sassolini. La mia è una avversione generica agli investimenti poco trasparenti.
In altre parole è bene sapere quanto si rischia prima di investire.Chi vuole capire il perchè di queste mie affermazioni deve leggere due post: cosa è un prezzo e quello dove "spiego" come la struttura di mercato influisce sui prezzi.
Per riassumere invece il concetto in una battuta: se c'è un mercato efficiente dove le informazioni circolano liberamente c'è vantaggio per tutti. Altrimenti c'è vantaggio solo per alcuni (e questi in genere non sono i miei lettori).
Gli ultimi che hanno imparato a loro spese la lezione sono gli azionisti della Popolare di Vicenza.
Hanno comperato fuori mercato a circa 60 euro circa una azione che forse vale un quarto di quel prezzo.
Capite quindi che un mercato dove le notizie circolano poco, possa - anche in assenza di profili di rilevo penale - essere svantaggioso per molti e vantaggioso per pochi.
Dopo questa lunga ma necessaria premessa arrivo all'argomento odierno.
Tutti noi sappiamo come funzionano i conti di deposito.
Si vincola una somma per alcuni mesi e si ottiene un tasso di rendimento più o meno allettante.
Certi Istituti offrono di più, altri di meno.
Tendenzialmente siamo spinti a scegliere il rendimento maggiore.
Ma è corretto scegliere basandoci solo sul rendimento offerto?
La questione è che ad ogni rendimento è associato un rischio.
Quindi sarebbe giusto ordinare i rendimenti correggendoli per il rischio.
La domanda quindi è: "Come avere una idea almeno spannometrica dei rischi che si corrono affidando i propri risparmi ad una certa banca?"Esiste (mi perdonino i lettori più tecnici) un "numeretto" che indica la solidità della banca. Si chiama CET1 ed è un rapporto tra il capitale ed i prestiti della banca. Più il coefficiente è alto e più la banca è sicura.
In verità esistono anche altri metodi per stimare il rischio di una banca, ma sono ancora di più per addetti ai lavori.
Notate anche che non sto parlando della sicurezza di una banca in quanto depositaria dei vostri titoli obbligazionari o azionari, sto parlando proprio e solo dei soldi che affidate alla banca nei conti correnti e nei conti di deposito.
Ebbene non è possibile fare una classifica delle banche più solide perchè i risultati dei test che producono il CET1 sono un dato riservato.
I coefficienti elaborati dalla BCE sono confidenziali, ovvero è facoltà della banca comunicarli o meno.
Insomma proprio l'opposto di come la banca tratta voi quando andate a chiedere un prestito: vuole sapere tutto, non solo di voi ma anche dei vostri familiari.
E visto che è facoltà degli istituti diffondere il proprio CET1 chi lo comunicherà?
Chi è nei guai, ma non troppo, per far vedere che in fondo non va così male.
E i primi della classe.
Gli altri non avranno incentivi a dare informazioni chiare sulla loro stabilità e quindi voi non avrete idea se l'offerta di una frazione di punto percentuale in più valga la candela.
Vedete come è importante la simmetria nel mercato? Quando prestate i soldi alla banca non potete avere le stesse informazioni che la banca pretende da voi, nel caso opposto.
Una mentalità medioevale.
A questo punto qualcuno potrebbe dire: "Ma che importa, tutti i depositi sono garantiti per Legge dallo Stato fino a 100 mila euro, per intestatario e per banca".
Vero. Ma
1) se si hanno più di 100 mila euro?
2) Vi piace così tanto trattare con chi vi tratta in modo asimmetrico?
Non solo. Le leggi cambiano. Immaginate se ci fosse una crisi bancaria grave. Non sarebbe possibile per il politico di turno decidere di tutelare solo 100 mila euro in TUTTO il sistema bancario e non più i 100 mila per OGNI banca?
Ci sarebbe una rivoluzione? Dite?
L'impatto di un tale provvedimento sarebbe molto conveniente per lo Stato. Ma anche molto popolare perchè si "fregherebbero i ricchi".
Il governante di turno direbbe: "Ho cambiato la regola perchè non è giusto che in questo momento io vi aumenti le tasse per rifondere i ricchi: costoro hanno depositato i loro soldi nelle banche meno sicure per guadagnare di più. Loro lo sapevano che non correvano un rischio perchè in caso di guai avreste pagato voi con le vostre tasse. Ma io vi ho difeso".
Fantascienza? In Austria è già successo qualcosa di simile a gennaio di quest'anno.
Insomma la direttiva Cipro si avvicina e il pubblico italiano non ha ancora capito che le banche hanno "cambiato pelle" da anni.
lunedì 19 ottobre 2015
Popolare di Vicenza quanto vale l'azione?
Gentili lettori
mi limito per questioni di tempo a segnalare questo articolo del Sole.
Interverrò presto con un commento di ampio respiro.
mi limito per questioni di tempo a segnalare questo articolo del Sole.
Interverrò presto con un commento di ampio respiro.
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