Il fascino dell'affabulazione colpisce tanto Tremonti quanto i giornalisti.
Ascoltavo alle 13.45 il GR3, che normalmente mi pare equilibrato e sobrio.
Oggi una giornalista ha riportato che i corsi dei bond irlandesi portoghesi e spagnoli erano in ribasso. La causa del ribasso era l'esposizione del pensiero di ieri della Merkel sulla linea da tenere in caso di difficoltà economiche dei paesi dell'Unione.
Si prevede cioè che, in caso di gravi difficoltà, le garanzie europee funzionino, ma che è necessario che i possessori dei titoli partecipino in qualche modo alla perdita di valore dell'investimento.
Cosa che in sé mi pare ragionevole e che gli obbligazionisti di Argentina e Parmalat ben sanno.
Peccato che poi abbia continuato dicendo che il ribasso dei corsi (cioè l'aumento dei rendimenti) era la risposta dei mercati. E concludeva testualmente: "il ricatto è chiaro: o ci garantite o facciamo saltare tutto"
Non ho tempo e forze per fare ironia su questo scivolone.
Le teorie organiche dei mercati sono un fantastico mezzo di affabulazione.
Il mercato sale? "e' drogato" Scende? "lo hanno fatto scendere"
MA chi?
Gli speculatori di Bersani, Berlusconi, e Tremonti. Ovvio no?
E farsi venire un leggerissimo dubbio che, se un bene fino a ieri garantiva il rimborso a 100, e adesso non lo garantisce più, non potrebbe essere trattato a sconto per incorporare questa nuova alea?
Dedicato alla gestione e alla crescita del patrimonio per una clientela d'élite. Innovazione e tradizione al servizio dei tuoi investimenti.
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martedì 16 novembre 2010
giovedì 30 settembre 2010
Quale disastro scegliamo?
Cellino Associati SIM, Cellino e Associati SIM
Ieri - distratti dalla fiducia al governo Berlusconi - i giornali non hanno dato il giusto risalto ad una notizia proveniente da Bruxelles: la presentazione della bozza del nuovo Patto di Stabilità.
In ossequio alla linea dei Paesi del nord Europa l’accordo propone misure drastiche per limitare i rischi di violazione degli equilibri economici, pertanto è previsto:
- un limite ben preciso per il rapporto debito pubblico / PIL (60%);
- un piano di rientro “aritmetico” (ovvero le eccedenze di deficit devono rientrare del 5% all’anno ovvero entro 20 anni);
- sanzioni molto più celeri per i Paesi inadempienti.
Questa notizia mi offre l’occasione per riprendere un argomento di maggio, http://epsilon-intervallo-grande.blogspot.com/2010/05/le-coppie-di-verdone-e-leuro.html
nel quale accennavo ai rischi derivanti dalle differenze culturali tra gli aderenti alla moneta unica.
Se esaminassimo con gli occhi di un tedesco la serie storica della crescita del deficit pubblico Italiano, potrebbe venirgli il dubbio che siamo stati governati da cialtroni e che abbiamo vissuto ben oltre le nostre possibilità? Temo di si.
Non solo, se un tempo neutralizzavamo parte del deficit tramite la debolezza strutturale della Lira, adesso non è più possibile. Quindi in qualche modo oggi coinvolgiamo il tedesco, suo malgrado, in un gioco che sente come “sporco”.
Inevitabile quindi che le diffidenze tra i condomini europei aumentino. Anche perché, vista dalla parte di un italiano, la politica nazionale degli ultimi 40 anni è stata tutto sommato vincente.
Se non è giovanissimo ha un lavoro o una pensione, ed ha una casa. Se è giovane sta ancora con i suoi, magari malvolentieri, ma non è alla fame. Se è anziano ha fatto sacrifici ed adesso non è disponibile a farne altri, se è giovane non è abituato a vederli compensati, e quindi (giustamente) li evita. E non c’è nessuno che abbia autorità morale sufficiente per dire che occorre cambiare.
Tuttavia, nonostante questa irresponsabile inconsapevolezza è giusto ottenere in sede comunitaria una serie di regole comuni dignitose, che non portino al disastro le economie e le popolazioni dell’Europa meridionale.
Ribadisco, come ho già fatto allora, che una bassa compatibilità tra le “visioni” dei popoli è un cuneo micidiale. Il vero problema dell’Europa è l’assenza di politici meridionali credibili e la rigidità dei politici settentrionali.
Se si dovesse verificare una nuova crisi finanziaria europea sarebbe comunque un disastro.
Occorrerebbe scegliere se lasciar fallire un Paese o salvarlo. Nel caso del salvataggio ci sarebbe il rischio che la visione tedesca possa prevalere pesantissimamente nelle trattative del nuovo patto di stabilità, esponendoci a rischi di collasso politico di gran lunga maggiori di quelli già presenti.
Ieri - distratti dalla fiducia al governo Berlusconi - i giornali non hanno dato il giusto risalto ad una notizia proveniente da Bruxelles: la presentazione della bozza del nuovo Patto di Stabilità.
In ossequio alla linea dei Paesi del nord Europa l’accordo propone misure drastiche per limitare i rischi di violazione degli equilibri economici, pertanto è previsto:
- un limite ben preciso per il rapporto debito pubblico / PIL (60%);
- un piano di rientro “aritmetico” (ovvero le eccedenze di deficit devono rientrare del 5% all’anno ovvero entro 20 anni);
- sanzioni molto più celeri per i Paesi inadempienti.
Questa notizia mi offre l’occasione per riprendere un argomento di maggio, http://epsilon-intervallo-grande.blogspot.com/2010/05/le-coppie-di-verdone-e-leuro.html
nel quale accennavo ai rischi derivanti dalle differenze culturali tra gli aderenti alla moneta unica.
Se esaminassimo con gli occhi di un tedesco la serie storica della crescita del deficit pubblico Italiano, potrebbe venirgli il dubbio che siamo stati governati da cialtroni e che abbiamo vissuto ben oltre le nostre possibilità? Temo di si.
Non solo, se un tempo neutralizzavamo parte del deficit tramite la debolezza strutturale della Lira, adesso non è più possibile. Quindi in qualche modo oggi coinvolgiamo il tedesco, suo malgrado, in un gioco che sente come “sporco”.
Inevitabile quindi che le diffidenze tra i condomini europei aumentino. Anche perché, vista dalla parte di un italiano, la politica nazionale degli ultimi 40 anni è stata tutto sommato vincente.
Se non è giovanissimo ha un lavoro o una pensione, ed ha una casa. Se è giovane sta ancora con i suoi, magari malvolentieri, ma non è alla fame. Se è anziano ha fatto sacrifici ed adesso non è disponibile a farne altri, se è giovane non è abituato a vederli compensati, e quindi (giustamente) li evita. E non c’è nessuno che abbia autorità morale sufficiente per dire che occorre cambiare.
Tuttavia, nonostante questa irresponsabile inconsapevolezza è giusto ottenere in sede comunitaria una serie di regole comuni dignitose, che non portino al disastro le economie e le popolazioni dell’Europa meridionale.
Ribadisco, come ho già fatto allora, che una bassa compatibilità tra le “visioni” dei popoli è un cuneo micidiale. Il vero problema dell’Europa è l’assenza di politici meridionali credibili e la rigidità dei politici settentrionali.
Se si dovesse verificare una nuova crisi finanziaria europea sarebbe comunque un disastro.
Occorrerebbe scegliere se lasciar fallire un Paese o salvarlo. Nel caso del salvataggio ci sarebbe il rischio che la visione tedesca possa prevalere pesantissimamente nelle trattative del nuovo patto di stabilità, esponendoci a rischi di collasso politico di gran lunga maggiori di quelli già presenti.
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