Buongiorno a tutti
un post ultrarapido prima di andare in piscina, in questa mattinata della domenica di fuoco.
Un commento ex ante sul risultato del referendum di Atene.
Sebbene sia irrazionale, anzi proprio perchè irrazionale , hanno vinto i no.
Come si spiega?
La finanza comportamentale ci viene in aiuto.
L'uomo ha una preferenza asimmetrica nei confronti del rischio.
Bassa nel semiasse positivo alta in quello negativo.
Lo spiego con un quiz.
Sei obbligato a partecipare e a rispondere a una batteria di due domande.
A) Preferisci vincere 10 certamente e subito o vincere 20 con una probabilità del 50%?
La risposta della massa è 10 subito.
B) Preferisci perdere 10 subito o perdere 20 con una probabilità del 50%?
La massa risponde 20.
Da un punto di vista razionale il quesito è identico in entrambi i casi, perchè il valore atteso della perdita è il medesimo.
Ma l'uomo medio preferisce vincere subito e provare a "giocarsi" la perdita.
Poichè credo proprio che il greco medio non abbia una percezione chiara delle disgrazie che comporta l'uscita dall'euro per lui il quesito è stato percepito come:"Vuoi sofferenze subito o vuoi provare a vedere se c'è una alternativa?"
E a nulla è valsa la strategia della Banca Centrale che ha pilotato la chiusura delle banche per dare un assaggio di quello che poteva capitare.
Dedicato alla gestione e alla crescita del patrimonio per una clientela d'élite. Innovazione e tradizione al servizio dei tuoi investimenti.
domenica 5 luglio 2015
giovedì 11 giugno 2015
Il diavolo nei dettagli: Non partire è un po' morire
Buongiorno
un post ultraveloce perchè non ho tempo.
E una musica appropriata!
In questo periodo vedo molti colleghi che sbandierano un argomento che a me pareva così ovvio che non l'avevo neppure preso in considerazione tra i possibili temi da approfondire.
Anche perchè l'avevo già fatto un paio di anni addietro. Qui (Si tratta di una descrizione semplicissima per capire cosa succede ai portafogli obbligazionari quando i tassi di interesse salgono).
Pare che oggi sia di gran moda la domanda:
I tassi sono a 0. Ho un portafoglio di BTP 2025 con una buona cedola. Sto fermo e me li porto a scadenza incassando le cedole, o li vendo adesso?
Pro. Incasso una buona cifra.
Contro. Poi non so cosa fare perchè se li vendessi adesso poi dovrei comprare titoli che rendono 0. Quindi sono scontento perchè prima rendevano bene e adesso non so cosa fare.
Poichè l'investitore medio segue la pancia, e la prima regola della pancia è evitare di recriminare, si aspetta la scadenza (e ci si espone a un rischio).
In realtà da un punto di vista economico vendere no è (abbastanza) ininfluente, se si è certi di poter attendere la scadenza.
Il rischio risiede nell'eventualità di dover essere obbligati a vendere prima della scadenza: in questo caso si realizza un minor incasso rispetto al prezzo di vendita attuale. Ma questo fatto viene oscurato alla coscienza dal fatto che è (ancora) una vendita sopra la pari.
I casi sono 3
a) Se si attende la scadenza si incasseranno le cedole nei tempi giusti e il capitale alla fine.
b) Se si vende (per disgrazia) a metà strada si perde la differenza tra il prezzo di vendita attuale e quello di allora, meno le cedole incassate.
c) Se si vende oggi si incassano subito (quasi) tutte le cedole future fino alla scadenza.
In sostanza se si incappa nel caso b) si perde un guadagno che vendendo adesso si potrebbe incassare con certezza. O per dirla diversamente se non si vende adesso si rischia di perdere un incasso che oggi è certo.
Sarebbe come se un inquilino ti offrisse l'affitto anticipato di tre o più anni e tu dicessi: "no dammelo mese per mese".
Quindi il comportamento avverso al rischio in realtà è vendere ora e tenere il malloppo sotto una mattonella e lasciar brontolare la pancia.
[Se poi uno ha voglia potrebbe anche investire una frazione qui, finchè è in tempo, perchè stiamo per limitare pesantemente le sottoscrizioni.]
Ma la cosa soprendente è che qualche "amico in banca" possa dire: il suo fondo comune obbligazionario euro di medio (lungo) termine è sceso.
Quindi visto che è conveniente perchè non ne compra un'altro po'?
A meno che non sia un fondo monetario la perdita è certa.
un post ultraveloce perchè non ho tempo.
E una musica appropriata!
In questo periodo vedo molti colleghi che sbandierano un argomento che a me pareva così ovvio che non l'avevo neppure preso in considerazione tra i possibili temi da approfondire.
Anche perchè l'avevo già fatto un paio di anni addietro. Qui (Si tratta di una descrizione semplicissima per capire cosa succede ai portafogli obbligazionari quando i tassi di interesse salgono).
Pare che oggi sia di gran moda la domanda:
I tassi sono a 0. Ho un portafoglio di BTP 2025 con una buona cedola. Sto fermo e me li porto a scadenza incassando le cedole, o li vendo adesso?
Pro. Incasso una buona cifra.
Contro. Poi non so cosa fare perchè se li vendessi adesso poi dovrei comprare titoli che rendono 0. Quindi sono scontento perchè prima rendevano bene e adesso non so cosa fare.
Poichè l'investitore medio segue la pancia, e la prima regola della pancia è evitare di recriminare, si aspetta la scadenza (e ci si espone a un rischio).
In realtà da un punto di vista economico vendere no è (abbastanza) ininfluente, se si è certi di poter attendere la scadenza.
Il rischio risiede nell'eventualità di dover essere obbligati a vendere prima della scadenza: in questo caso si realizza un minor incasso rispetto al prezzo di vendita attuale. Ma questo fatto viene oscurato alla coscienza dal fatto che è (ancora) una vendita sopra la pari.
I casi sono 3
a) Se si attende la scadenza si incasseranno le cedole nei tempi giusti e il capitale alla fine.
b) Se si vende (per disgrazia) a metà strada si perde la differenza tra il prezzo di vendita attuale e quello di allora, meno le cedole incassate.
c) Se si vende oggi si incassano subito (quasi) tutte le cedole future fino alla scadenza.
In sostanza se si incappa nel caso b) si perde un guadagno che vendendo adesso si potrebbe incassare con certezza. O per dirla diversamente se non si vende adesso si rischia di perdere un incasso che oggi è certo.
Sarebbe come se un inquilino ti offrisse l'affitto anticipato di tre o più anni e tu dicessi: "no dammelo mese per mese".
Quindi il comportamento avverso al rischio in realtà è vendere ora e tenere il malloppo sotto una mattonella e lasciar brontolare la pancia.
[Se poi uno ha voglia potrebbe anche investire una frazione qui, finchè è in tempo, perchè stiamo per limitare pesantemente le sottoscrizioni.]
Ma la cosa soprendente è che qualche "amico in banca" possa dire: il suo fondo comune obbligazionario euro di medio (lungo) termine è sceso.
Quindi visto che è conveniente perchè non ne compra un'altro po'?
A meno che non sia un fondo monetario la perdita è certa.
martedì 26 maggio 2015
Cosa faccio con i miei soldi? E quanto rischio veramente?
Buongiorno a tutti.
A causa dei miei problemi di salute non ho molte forze da dedicare al blog, per questo riprendo un vecchio argomento che mi pare interessante ed ancora attuale.
Pongo la domanda tipica dell'investitore di questi tempi.
Visto che i titoli di Stato rendono poco cosa posso fare? E quanto devo rischiare? E come?
Per dare una risposta veramente completa occorrerebbe scrivere un libro.
Invece per dare una risposta breve possiamo dire: 1) devi rischiare, 2) devi mixare asset rischiosi e asset meno rischiosi.
Proviamo a stilizzare una situazione con una tabella.
Per semplicità assumiamo
- un solo orizzonte temporale: 5 anni.
- che il rendimento dell'obbligazionario sia 0.
Immaginiamo quindi di mettere il 90% o l'80% o il 70% del nostro patrimonio "sotto una mattonella" a rendimento 0, con una perdita certa: quella dell'inflazione.
Ipotizziamo poi che il complemento alla percentuale messa sotto la mattonella venga investita in un asset rischioso per esempio un ETF azionario.
Nella colonna di sinistra della tabella vediamo i rendimenti annuali ipotetici dell'investimento rischioso.
La matematica finanziaria ci darà quindi un risultato finale (al 5° anno) in base alla percentuale investita a rischio e alla ipotesi di rendimento annuale dell'investimento rischioso.
Vedete che se l'investimento rischioso rende il 20% all'anno ed io ho investito il 10% del mio patrimonio, alla fine del periodo (5 anni) il patrimonio sarà quasi 115 che, (molto) malcontato fa il 3% all'anno.
Il problema è assegnare una probabilità a ciascuna di queste ipotesi di rendimento. Ma per farlo occorre avere a disposizione strumenti molto sofisticati, che l'investitore non supportato non può avere.
Dunque il singolo che da solo vuole avere un primo orientamento dovrebbe domandarsi: "Mi sta bene rischiare di avere 115 contro un rischio di avere 93?"
Il benefit di un intervento tecnico dovrebbe permettere di dare delle probabilità ai valori.
A questa rappresentazione banale della realtà si potrebbe obiettare che ci sono asset che rendono più di 0; ovvero ci sono strategie (e fondi) basati (ad es.) sul valore relativo, che offrono volatilità contenute e rendimenti superiori allo 0.
Quindi non necessariamente si deve assumere che la massa del patrimonio non renderà. Pertanto non si deve necessariamente investire una piccola parte del patrimonio ad alto rischio. Si potrebbe investirne una grande parte a medio rischio e una parte ancora minore ad alto.
Verissimo. Senza entrare nei dettagli di queste strategie che sono veramente molto tecniche, ho una osservazione molto semplice.
Se si vuole avere una visione chiara di quanta parte del patrimonio è a rischio questa strategia lo evidenzia chiaramente.
Se si ha la massa dei soldi sotto una mattonella e se sei ansioso dormi più tranquillo.
Nell'altro caso ti devi fidare di qualcuno al quale hai dato la massa del patrimonio. In realtà spessissimo ti devi fidare di uno che si deve fidare di un'altro (il gestore della strategia).
Se poi avete ancora un momento leggete questo articolo, che potrebbe essere di ispirazione su come allocare una quota della parte rischiosa del patrimonio.
Dunque il singolo che da solo vuole avere un primo orientamento dovrebbe domandarsi: "Mi sta bene rischiare di avere 115 contro un rischio di avere 93?"
Il benefit di un intervento tecnico dovrebbe permettere di dare delle probabilità ai valori.
A questa rappresentazione banale della realtà si potrebbe obiettare che ci sono asset che rendono più di 0; ovvero ci sono strategie (e fondi) basati (ad es.) sul valore relativo, che offrono volatilità contenute e rendimenti superiori allo 0.
Quindi non necessariamente si deve assumere che la massa del patrimonio non renderà. Pertanto non si deve necessariamente investire una piccola parte del patrimonio ad alto rischio. Si potrebbe investirne una grande parte a medio rischio e una parte ancora minore ad alto.
Verissimo. Senza entrare nei dettagli di queste strategie che sono veramente molto tecniche, ho una osservazione molto semplice.
Se si vuole avere una visione chiara di quanta parte del patrimonio è a rischio questa strategia lo evidenzia chiaramente.
Se si ha la massa dei soldi sotto una mattonella e se sei ansioso dormi più tranquillo.
Nell'altro caso ti devi fidare di qualcuno al quale hai dato la massa del patrimonio. In realtà spessissimo ti devi fidare di uno che si deve fidare di un'altro (il gestore della strategia).
Se poi avete ancora un momento leggete questo articolo, che potrebbe essere di ispirazione su come allocare una quota della parte rischiosa del patrimonio.
sabato 16 maggio 2015
Bad Banks e Bad Girls
Chi ha qualche anno sulle spalle certamente ricorderà un epico album di Donna Summer.
Chi ha meno anni avrà almeno sentito il detto "le brave ragazze vanno in paradiso, le cattive ragazze dappertutto".
Cosa hanno dunque in comune le bad girls e le bad banks?
Se le bad girls e le bad baks fanno danni solo a loro stesse o a chi le frequenta "sono nel loro". Se invece fanno danni anche a chi non le frequenta ovviamente no.
E' recente la storia della bad bank austrica fallita.
Il rischio che temo è che le bad banks facciano danni a noi tutti.
Cosa è una bad bank? Una banca che compera i crediti incagliati di altre banche e li detiene fino a quando la situazione si è risolta, in un modo o nell'altro.
Ma con quali soldi? Bella domanda. Se la banca è pubblica o semipubblica i soldi saranno in tutto o in parte provenienti dalle nostre tasche.
E che male c'è a fare una bad bank con i soldi pubblici? In questo modo si rilanciano le altre banche, quelle che adesso non possono erogare denaro alle imprese. Insomma la bad bank aiuta la ripresa economica.
Si, ma chi determina il valore del credito incagliato? Questo è il punto nevralgico.
Se il valore del credito incagliato è più alto del dovuto la banca che vende se ne avvantaggia. E se chi compera spende soldi pubblici vuol dire che ancora una volta si privatizzano i guadagni e si pubblicizano le (potenziali) perdite.
Se le cose andranno bene ed i crediti verrano poi rimborsati nessuno si accorgerà di nulla ma se invece le cose dovessero andare male - come nel caso della bad bank austriaca - saranno i contribuenti a pagare, almeno in parte.
Poichè in Italia l'azzardo morale con i soldi pubblici è uno sport molto ben praticato, mi viene da pensare che la creazione della bad bank italiana sarà una ottima occasione per aiutare gli amici, alle spalle dei contribuenti.
Chi ha meno anni avrà almeno sentito il detto "le brave ragazze vanno in paradiso, le cattive ragazze dappertutto".
Cosa hanno dunque in comune le bad girls e le bad banks?
Se le bad girls e le bad baks fanno danni solo a loro stesse o a chi le frequenta "sono nel loro". Se invece fanno danni anche a chi non le frequenta ovviamente no.
E' recente la storia della bad bank austrica fallita.
Il rischio che temo è che le bad banks facciano danni a noi tutti.
Cosa è una bad bank? Una banca che compera i crediti incagliati di altre banche e li detiene fino a quando la situazione si è risolta, in un modo o nell'altro.
Ma con quali soldi? Bella domanda. Se la banca è pubblica o semipubblica i soldi saranno in tutto o in parte provenienti dalle nostre tasche.
E che male c'è a fare una bad bank con i soldi pubblici? In questo modo si rilanciano le altre banche, quelle che adesso non possono erogare denaro alle imprese. Insomma la bad bank aiuta la ripresa economica.
Si, ma chi determina il valore del credito incagliato? Questo è il punto nevralgico.
Se il valore del credito incagliato è più alto del dovuto la banca che vende se ne avvantaggia. E se chi compera spende soldi pubblici vuol dire che ancora una volta si privatizzano i guadagni e si pubblicizano le (potenziali) perdite.
Se le cose andranno bene ed i crediti verrano poi rimborsati nessuno si accorgerà di nulla ma se invece le cose dovessero andare male - come nel caso della bad bank austriaca - saranno i contribuenti a pagare, almeno in parte.
Poichè in Italia l'azzardo morale con i soldi pubblici è uno sport molto ben praticato, mi viene da pensare che la creazione della bad bank italiana sarà una ottima occasione per aiutare gli amici, alle spalle dei contribuenti.
lunedì 4 maggio 2015
I bias comportamentali, dalle locomotive agli investimenti
La mente - per ridurre la fatica - tende ad essere conservatrice: una volta che ci si è formati una idea la si mantiene a lungo, anche a dispetto dei gravi indizi che si possano accumulare contro di essa.
Non è dunque un caso che le nostre nonne ci consigliassero di fare una bella "prima impressione".
Il senso di smarrimento di fronte ad episodi epocali, a tecnologie o eventi disruptive fornisce esempi eclatanti.
Stephenson jr creò la sua locomotiva Rocket nel 1829: era il primo mezzo che poteva superare i 50 km/h. Una velocità mai raggiunta prima di allora.
In quel tempo svariati esperti affermarono (ex ante) che l'uomo non poteva respirare a simili velocità e pertanto i passeggeri di un tale aggeggio sarebbero morti per asfissia o per l'esplosione dei polmoni.
E' noto inoltre che Einstein non ha preso il Nobel per la teoria della relatività, ma per gli studi sull'effetto fotoelettrico.
Ma non solo. Nei giorni successivi allo sbarco in Normandia lo Stato Maggiore tedesco si attendeva ancora lo sbarco "vero" a Calais.
Che l'uomo sia irrazionale anche in economia è talmente evidente che quando è stata concepita una astrazione che rappresentasse un agente economico razionale (il famoso "uomo economico") è stato necessario etichettarlo per bene, proprio per rendere ben evidente che non si trattava di un uomo "normale".
Negli ultimi anni l'atteggiamento irrazionalmente inerte dell'investitore è stato illustrato bene anche dalla finanza comportamentale.
Per mia fortuna sto assistendo a qualcosa di simile. Abbiamo una tecnologia di investimento così differente dalle altre, che crea una sorpresa ai limiti dell'imbarazzo.
Così alcune settimane addietro esponevo ad un signore - che ha avuto una brillante carriera imprenditoriale - i risultati di una nostra gestione. E questi preso dallo sconcerto obiettò che "rendeva troppo".
Ma la cosa incredibile(?) è che lo sconcerto coglie anche gli "esperti".
I giornalisti di una importante testata, messi al corrente della nostra prestazione sono rimasti talmente presi di contropiede che - nel titolo dell'articolo che doveva parlare anche del nostro lavoro - invece di evidenziare la nostra prestazione doppia rispetto al benchmark hanno preferito evidenziare la prestazione del secondo classificato!
Che oggetto fantastico la mente umana!
Non è dunque un caso che le nostre nonne ci consigliassero di fare una bella "prima impressione".
Il senso di smarrimento di fronte ad episodi epocali, a tecnologie o eventi disruptive fornisce esempi eclatanti.
Stephenson jr creò la sua locomotiva Rocket nel 1829: era il primo mezzo che poteva superare i 50 km/h. Una velocità mai raggiunta prima di allora.
In quel tempo svariati esperti affermarono (ex ante) che l'uomo non poteva respirare a simili velocità e pertanto i passeggeri di un tale aggeggio sarebbero morti per asfissia o per l'esplosione dei polmoni.
E' noto inoltre che Einstein non ha preso il Nobel per la teoria della relatività, ma per gli studi sull'effetto fotoelettrico.
Ma non solo. Nei giorni successivi allo sbarco in Normandia lo Stato Maggiore tedesco si attendeva ancora lo sbarco "vero" a Calais.
Che l'uomo sia irrazionale anche in economia è talmente evidente che quando è stata concepita una astrazione che rappresentasse un agente economico razionale (il famoso "uomo economico") è stato necessario etichettarlo per bene, proprio per rendere ben evidente che non si trattava di un uomo "normale".
Negli ultimi anni l'atteggiamento irrazionalmente inerte dell'investitore è stato illustrato bene anche dalla finanza comportamentale.
Per mia fortuna sto assistendo a qualcosa di simile. Abbiamo una tecnologia di investimento così differente dalle altre, che crea una sorpresa ai limiti dell'imbarazzo.
Così alcune settimane addietro esponevo ad un signore - che ha avuto una brillante carriera imprenditoriale - i risultati di una nostra gestione. E questi preso dallo sconcerto obiettò che "rendeva troppo".
Ma la cosa incredibile(?) è che lo sconcerto coglie anche gli "esperti".
I giornalisti di una importante testata, messi al corrente della nostra prestazione sono rimasti talmente presi di contropiede che - nel titolo dell'articolo che doveva parlare anche del nostro lavoro - invece di evidenziare la nostra prestazione doppia rispetto al benchmark hanno preferito evidenziare la prestazione del secondo classificato!
Che oggetto fantastico la mente umana!
venerdì 1 maggio 2015
Black bloc, isis e fascisti sono la stessa cosa
Un post al volo, per non far morire di inedia il blog.
Oggi giochiamo tra il rosso ed il nero, alla faccia di Stendhal.
Esiste un fil rouge che lega le tre sfumature di nero succitate?
Ci sarebbe un interessante discorso psicologico sul colore nero, inteso come colore della costrizione. Interessante notare - per esempio - come venisse usato un fazzoletto di quel colore per coprire il seno delle puerpere e quindi indurre allo svezzamento i poppanti più pigri.
Percorrere quella strada però ci porterebbe a fare un giro molto ampio e la sera del primo maggio preferisco la scorciatoia, usando la tesi di un libro di Karl Popper. "La società aperta ed i suoi nemici".
Cosa accomuna secondo Popper queste tre manifestazioni putrescenti?
Riprendo ancora una volta un concetto che per i due o tre che mi seguono da più tempo a questo punto sarà super evidente (per es. qui): dico a costoro di smettere di leggere, tanto avete capito dove voglio andare a parare.
Popper sostiene che la verità non sia evidente.
Se lo fosse, negarla equivarrebbe a dichiarare di avere un vantaggio nel farlo (o se si preferisce la si negherebbe perché “posseduti dal demonio” o perché “ebreo” o “nemico del popolo”).
Viene da sé che per contrastare tali categorie la soluzione necessaria per ristabilire la Verità transiterebbe attraverso le “maniere forti”.
Nel libro citato, la "società aperta" è quella che incoraggia - sia nella formazione intellettuale sia nelle dinamiche della vita civile e politica - la critica e la verifica dei fatti come unica procedura ammissibile. E il ricorso alla violenza è limitato alla neutralizzazione di chi si dimostri irragionevolmente violento.
Per contro la società chiusa è quella fortemente ideologizzata che non permette la critica al pensiero mainstream. IN tale contesto sono previste sanzioni fisiche per chi non la pensi in modo ortodosso.
Ecco dunque cosa accomuna i tre fenomeni citati nel titolo. Sono tre esempi di pensiero chiuso e violento contro chi la pensa diversamente. E anzi paradossalmente è più aperta e liberale la società che i black bloc combattono.
Oggi giochiamo tra il rosso ed il nero, alla faccia di Stendhal.
Esiste un fil rouge che lega le tre sfumature di nero succitate?
Ci sarebbe un interessante discorso psicologico sul colore nero, inteso come colore della costrizione. Interessante notare - per esempio - come venisse usato un fazzoletto di quel colore per coprire il seno delle puerpere e quindi indurre allo svezzamento i poppanti più pigri.
Percorrere quella strada però ci porterebbe a fare un giro molto ampio e la sera del primo maggio preferisco la scorciatoia, usando la tesi di un libro di Karl Popper. "La società aperta ed i suoi nemici".
Cosa accomuna secondo Popper queste tre manifestazioni putrescenti?
Riprendo ancora una volta un concetto che per i due o tre che mi seguono da più tempo a questo punto sarà super evidente (per es. qui): dico a costoro di smettere di leggere, tanto avete capito dove voglio andare a parare.
Popper sostiene che la verità non sia evidente.
Se lo fosse, negarla equivarrebbe a dichiarare di avere un vantaggio nel farlo (o se si preferisce la si negherebbe perché “posseduti dal demonio” o perché “ebreo” o “nemico del popolo”).
Viene da sé che per contrastare tali categorie la soluzione necessaria per ristabilire la Verità transiterebbe attraverso le “maniere forti”.
Nel libro citato, la "società aperta" è quella che incoraggia - sia nella formazione intellettuale sia nelle dinamiche della vita civile e politica - la critica e la verifica dei fatti come unica procedura ammissibile. E il ricorso alla violenza è limitato alla neutralizzazione di chi si dimostri irragionevolmente violento.
Per contro la società chiusa è quella fortemente ideologizzata che non permette la critica al pensiero mainstream. IN tale contesto sono previste sanzioni fisiche per chi non la pensi in modo ortodosso.
Ecco dunque cosa accomuna i tre fenomeni citati nel titolo. Sono tre esempi di pensiero chiuso e violento contro chi la pensa diversamente. E anzi paradossalmente è più aperta e liberale la società che i black bloc combattono.
lunedì 20 aprile 2015
Varoufakix e la pozione magica dei greci
Chi ha la mia età ha letto - e forse possiede ancora - i meravigliosi libri della saga di Asterix ed Obelix.
Mi permetto oggi di fare un po' il verso all'attualità accomunando gli irriducibili galli ai greci.
Entrambi sono accomunati dalla ferrea volontà di non cedere al potere centrale.
Circa i greci, sappiamo che l'Europa non ha la forza di obbligarli a fare le riforme e non ha neppure la convenienza ad vederli uscire.
Infatti in questo caso inizierebbe il gioco del "chi sarà il prossimo?".
E sarebbe la fine (disordinata) dell'euro.
Proprio questo fantasma, evocato dal ministro greco dell'economia, ha generato le turbolenze che abbiamo visto in questi giorni.
Siamo in stallo, e a mio parere la cosa durerà a lungo.
Detto altrimenti, il trend crescente delle Borse assicurato dal QE, sarà come da tradizione interrotto dai periodici acquazzoni che permetteranno di entrare/prendere profitto.
I greci, come in tutti i conflitti asimmetrici, hanno una sola strategia praticabile: la guerriglia. Proveranno a creare turbolenze sui mercati finanziari senza mai voler dichiarare di uscire dall'euro, nella speranza di infiacchire il nemico.
Gli europei tamponearanno prontamente colpo su colpo ogni tentativo di destabilizzazione di portata maggiore, e stanno attendendo che la liquidità dello stato greco termini (per avere una posizione contrattuale più forte).
Chiunque abbia visto il calendario dei pagamenti e delle trattative può rilevare da solo tale strategia.
Si tratta di una corsa di resistenza, ma i ribelli hanno una pozione magica.
Sono convinto che a breve, per pagare i dipendenti pubblici e per le necessità interne, la Grecia emetterà cambiali denominate in euro.
In pratica il governo di Atene emetterà (SOLO per pagare i suoi creditori interni) pagherò in euro. E userà gli euro "veri" per pagare i debiti esterni.
La scadenza dei pagherò potrebbe essere a due anni.
Questo permetterebbe ai greci di proseguire le trattative e lasciare aperte le porte ad ogni esito.
Per certi versi potrebbe essere una soluzione non troppo sgradita anche alla controparte.
Se tutto andrà "bene" i pagherò verranno onorati in euro, diversamente saranno convertiti in "nuova dracma" e tra due anni la Grecia lascerà l'Eurozona, senza troppi scossoni.
A quel punto sarà evidente a tutti che restare o meno nell'euro dipenderà dalla reale convenienza e non più da un dogma.
Mi permetto oggi di fare un po' il verso all'attualità accomunando gli irriducibili galli ai greci.
Entrambi sono accomunati dalla ferrea volontà di non cedere al potere centrale.
Circa i greci, sappiamo che l'Europa non ha la forza di obbligarli a fare le riforme e non ha neppure la convenienza ad vederli uscire.
Infatti in questo caso inizierebbe il gioco del "chi sarà il prossimo?".
E sarebbe la fine (disordinata) dell'euro.
Proprio questo fantasma, evocato dal ministro greco dell'economia, ha generato le turbolenze che abbiamo visto in questi giorni.
Siamo in stallo, e a mio parere la cosa durerà a lungo.
Detto altrimenti, il trend crescente delle Borse assicurato dal QE, sarà come da tradizione interrotto dai periodici acquazzoni che permetteranno di entrare/prendere profitto.
I greci, come in tutti i conflitti asimmetrici, hanno una sola strategia praticabile: la guerriglia. Proveranno a creare turbolenze sui mercati finanziari senza mai voler dichiarare di uscire dall'euro, nella speranza di infiacchire il nemico.
Gli europei tamponearanno prontamente colpo su colpo ogni tentativo di destabilizzazione di portata maggiore, e stanno attendendo che la liquidità dello stato greco termini (per avere una posizione contrattuale più forte).
Chiunque abbia visto il calendario dei pagamenti e delle trattative può rilevare da solo tale strategia.
Si tratta di una corsa di resistenza, ma i ribelli hanno una pozione magica.
Sono convinto che a breve, per pagare i dipendenti pubblici e per le necessità interne, la Grecia emetterà cambiali denominate in euro.
In pratica il governo di Atene emetterà (SOLO per pagare i suoi creditori interni) pagherò in euro. E userà gli euro "veri" per pagare i debiti esterni.
La scadenza dei pagherò potrebbe essere a due anni.
Questo permetterebbe ai greci di proseguire le trattative e lasciare aperte le porte ad ogni esito.
Per certi versi potrebbe essere una soluzione non troppo sgradita anche alla controparte.
Se tutto andrà "bene" i pagherò verranno onorati in euro, diversamente saranno convertiti in "nuova dracma" e tra due anni la Grecia lascerà l'Eurozona, senza troppi scossoni.
A quel punto sarà evidente a tutti che restare o meno nell'euro dipenderà dalla reale convenienza e non più da un dogma.
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