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venerdì 10 maggio 2019

Google Finance, Very Good

Qui potete ascoltare il podcast


E’ possibile che a qualcun altro, oltre che a me, piaccia tenere sotto controllo i propri investimenti quotidianamente. Ci sono molte opzioni per farlo, naturalmente, ad iniziare dalle app offerte dalla propria banca.

Una alternativa abbastanza usuale è crearsi un portafoglio in Excel, ma l’inserimento manuale dei dati è una vera noia. Così qualcuno più esperto potrebbe sopperire a quel problema installando una DDE, cioè una sorta di alimentazione automatica. Però non tutti lo sanno fare.
Se si sa usare anche un DDE si aprono le porte all’uso di formule proprietarie in Excel che permettono di arricchire il quadro delle informazioni.

Recentemente mi sono imbattuto nei Google Sheets che sono praticamente un Excel on line. 

Si lo so non sono una volpe informatica, visto mi sono accorto della loro esistenza da poco mentre è un servizio piuttosto datato.

All’inizio inoltre non ne ero rimasto particolarmente colpito, ma poi ho scoperto che esiste una funzione chiamata Google Finance che è molto potente e che mi ha risolto un sacco di problemi.

Una delle sue tante funzionalità è che crea in automatico un database aggiornato dei prezzi di un determinato valore mobiliare, azione obbligazione o fondo che sia, semplicemente aprendo il foglio.

Tutta l’importazione dei dati avviene in automatico. Naturalmente i dati sono ritardati, quindi non è possibile farne un uso professionale, ma a me pare già una gran cosa.

Oggi piuttosto che farvi vedere come fare un portafoglio di titoli che si aggiorna in automatico preferisco farvi vedere vedere come si può costruire facilmente un radar di gap usando Google Sheets.

I gap sono, per gli analisti tecnici, dei segnali molto importanti, vi invito a cercare sugli innumerevoli tutorial le informazioni per approfondire. Oggi a me interessa solo definirli per per farvi vedere come funzionano Google Sheets e Google Finance.

Il gap si genera quando il massimo del giorno precedente ed il minimo del giorno successivo non insistono sulla stessa area di prezzo. C’è cioè un “salto” tra un giorno e quello successivo.
Ovviamente ho illustrato il caso del gap up. Ma potrebbero generarsi anche dei gap down. In questa sede non li prenderemo in esame, ma ovviamente basta invertire il ragionamento.

Il radar di gap di fa in due semplici mosse:

la prima è installare la funzione Google Finance indicando quale titolo si vuole seguire, in questo caso Apple, (ma questo non è un suggerimento di investimento) e indicando di quanti giorni si vuole tornare indietro. In pochi istanti avrete il vostro database storico aggiornato.




La seconda mossa è creare una colonna con una formula che intercetti la condizione di non overlapping delle giornate (la sintassi è praticamente uguale a quella di Excel).



E’ tutto talmente evidente che non commento oltre.


Un solo avvertimento attenzione alle giornate di stacco delle cedole!

Buon divertimento

venerdì 1 marzo 2019

Attenti alle eredità



Avere uno zio che ci lascia un’eredità è tra le fantasticherie che ciascuno di noi ha fatto almeno una volta. Diversamente è raro che il pensiero dell’eredità compaia nelle nostre menti a livello razionale, se non a ridosso delle emergenze.

Nella realtà ricevere una eredità potrebbe diventare un problema. E non sto parlando delle eredità dove i debiti superano gli attivi, quelle che, se avete avuto un consulente sagace, avrete accettato con il beneficio di inventario. Parlo di eredità chiaramente in attivo.

In Europa, per es. in Francia, Germania, Svizzera, Spagna, gli eredi sono già oggi gravati in modo sostanziale. Ho avuto modo di seguire una mia cliente svizzera che ha ereditato da un suo fratello titoli e un immobile in Inghilterra. Per dirla in gergo tecnico ha pagato una fucilata, su un patrimonio di un milione, che in italia sarebbe passato in franchigia. Eppure lei fiscalmente residente in Italia, non ha pagato nulla allo Stato italiano ma ha pagato molto al Regno Unito e alla Confederazione Elvetica. Mi direte, ma quello è un caso speciale.


Sicuramente, ma quanti italiani che hanno comperato una seconda casa, sia in Italia sia all’estero hanno anche preso in considerazione le problematiche successorie per evitare  problemi ai propri discendenti? E quanti tra le valutazioni di un investimento in titoli hanno incluso tra i parametri anche le problematiche successorie? In genere si resta affascinati ed emozionati da un’idea e poi si lascia il resto al caso, rifiutando comprensibilmente l’idea di un evento spiacevole.

Vi offro due spunti di riflessione per pensare in modo differente al vostro patrimonio familiare. I nostri figli statisticamente hanno una probabilità su due di dover fronteggiare un divorzio. E’ un discorso antipatico, ma lo avete mai preso in considerazione? E avete preso in considerazione gli eventuali riflessi di questo evento sul patrimonio di famiglia? 

E cambiando completamente discorso: siete consapevoli che anche in Italia si sta delineando sempre più nettamente l’imbuto immobiliare?

Gli italiani hanno molte case ma pochi figli. Quindi da un lato la domanda di case è diminuita e con essa i prezzi. Ma c’è anche un altro aspetto: la concentrazione di un ampio patrimonio immobiliare in capo a relativamente pochi soggetti.

I nostri figli e i nostri nipoti riceveranno in eredità molte case, più di quelle che abbiamo ricevuto noi. E ne dovranno sostenere i costi sia per la manutenzione sia per la fiscalità. 

Noi oggi non vendiamo le case perchè i prezzi sono bassi, ma un giorno queste stesse case passeranno ai nostri eredi che dovranno mantenerle a volte con fatica o svenderle perchè avranno bisogno di liquidità in fretta.

Ultimo ma non ultimo c’è la questione successoria. Da una ventina d’anni lo stato italiano è un paradiso fiscale per i trasferimenti mortis causa, ovvero per le eredità.

Ma siamo sicuri che potrà durare?
Ci sono molti modi per inasprire la fiscalità nel settore: basta per esempio ridurre sensibilmente la franchigia che adesso è di un milione di euro per erede.
Questa operazione sarebbe politicamente sostenibile se permettesse di continuare a finanziare pensionamenti anticipati o misure di sostegno ai redditi bassi, come vedremo nella prossima puntata.
Se riteneste di dover approfondire il vostro caso personale non esitate a contattarmi.
Intanto seguitemi sui social...

martedì 9 settembre 2014

Pagare (legalmente) meno capital gain

Un post di servizio ultrarapido

Dal 1 luglio di quest'anno per molti titoli è aumentata l'aliquota della tassazione dal 20% al 26%.
 
Entro il 30 settembre i risparmiatori che detengono tali titoli - nel regime di risparmio amministrato - potranno comunicare per iscritto al proprio intermediario finanziario l'intenzione di affrancare i plusvalori latenti alla data del 30 giugno 2014.
 
Il vantaggio di tale operazione è quello di far ricadere il maggior carico fiscale solo sulle plusvalenze maturate dopo il 1 luglio.
 
La scelta di affrancare o meno il proprio portafoglio dipende da valutazioni di carattere sia oggettivo che soggettivo, ed è complicata dall'obbligatorietà dell'affrancamento di tutti i titoli detenuti presso lo stesso intermediario.
 
Pertanto, rivolgetevi ai vostri consulenti per ulteriori informazioni. 
Se poi scopriste che non vi avevano avvisati sentitevi liberi di rivolgervi a me... ma con sollecitudine.