Se domani il vostro private banker dovesse proporvi di investire in diamanti probabilmente vi sentireste lusingati e valutereste seriamente la proposta.
Tuttavia prima di accettare, affascinati dalla suggestione di varcare in questo modo la soglia di un club elitario, fate come la pietra che vi vogliono offrire: riflettete.
Fatte salve le ragioni emotive, gli obiettivi offerti con quella soluzione possono essere raggiunti diversamente e meglio?
Razionalmente le motivazioni che possono essere addotte per perorare la causa dell'acquisto di un diamante sono molteplici:
- La decorrelazione con altri asset;
- il mantenimento del valore reale;
- la crescita del valore nel tempo;
- l'elevato valore specifico, ovvero la trasportabilità e la possibilità di custodire ingenti valori in poco spazio.
E' possibile tuttavia che durante la proposta non vi menzioneranno altri aspetti, non esattamente secondari.
Esaminiamo ciascun argomento
Eliminiamo subito il presunto vantaggio dell'elevato valore specifico: a meno che non siate mafiosi o fuggiaschi è una caratteristica poco influente, ampiamente bilanciata dal fatto che i diamanti bruciano. Quindi è meglio custodirli in un luogo appositamente ideato, piuttosto che in un caveau domestico o peggio improvvisato.
- Decorrelazione con altri asset.
Occorre tenere presente che
- le serie storiche sui prezzi dei non sono lunghissime;
- non esiste un mercato ufficiale dei diamanti e quindi non esiste un prezzo ufficiale.
La questione della lunghezza della serie storica sembrerebbe di poco conto, da topi di biblioteca, ma non è così.
Una serie storica relativamente giovane potrebbe essere influenzata da fenomeni non permanenti e quindi la pretesa decorrelazione da altri asset potrebbe essere il frutto di una causa fortuita e non permanente. In sostanza, se si cerca decorrelazione è possibile trovarla con modalità meno esotiche e più liquide.
L'assenza di un mercato ufficiale è un problema non banale perché non c'è una Autorità che vigili sulla formazione dei prezzi, e almeno teoricamente, è possibile che avvenga una manipolazione del mercato.
E se taluni (a mio avviso erroneamente) affermano che sia possibile pilotare per lunghi periodi mercati molto più ampi e liquidi figuriamoci un mercato minore...
Un mercato informale ha almeno anche un altro svantaggio: è illiquido. Ovvero non ci sono flussi abbondanti di domanda ed offerta. A questo punto ai più dovrebbe essere chiaro che il mercato dei diamanti è un po' come il mercato delle case. Tutte le case sono differenti, e quindi se si vuole raggiungere un accordo occorre trovare l'occasione giusta, ovvero attendere o fare un sacrificio di prezzo.
Il meccanismo che descrive un mercato poco liquido è qui (consiglio vivamente di leggerlo).
Non solo. E' anche possibile incappare in una commissione di disinvestimento, oltre a non avere la garanzia del riacquisto da parte del venditore.
- Il mantenimento del valore reale e la crescita di valore nel tempo
Un bene preserva dall'inflazione ed il suo valore cresce nel tempo se la sua domanda e l'offerta sono strutturate opportunamente.
Il mercato mondiale dei diamanti è in mano ad un cartello veramente ristretto di player che con ogni probabilità operano in modo da mantenere sempre "la barra a dritta". Ma se il mercato è in mano ad un gruppo ristretto non è da escludere che a determinate condizioni non sia conveniente per costoro fare anche l'opposto, specie in assenza di vigilanza.
I diamanti poi creano, come altri beni, un onere per la loro custodia e non producono interessi, cedole o dividendi. Ma se persino l'oro può essere "gestito" in modo che renda un "interesse" (vendendo opzioni), questo non avviene per i diamanti.
Quindi in questo senso sono paragonabili alle azioni delle dot com, le azioni della bolla internet, dove l'assenza di profitti aziendali era la regola, e quindi la sola motivazione per l'acquisto era l'aspettativa di poter rivendere a prezzi maggiori.
Infine - in accordo con un articolo pubblicato da Reuter il 4/11/2013 - l'AD della IDB, una delle società che commercializza diamanti, la richiesta proveniente dal mondo affluent (la categoria di investitori che precede i private) è 5 volte maggiore rispetto a quella dei private.
Non solo, sempre in accordo con quell'articolo una fonte bancaria che non è stata resa nota dal giornalista dichiara:
"la
clientela tradizionalmente definita private, in assenza
della certezza del valore rispetto ad altri beni rifugio come l'oro, al diamante preferisce beni alternativi più godibili
come case all'estero, opere d'arte o gioielli."
Concludendo.
Sembra che i diamanti siano un business per le banche affamate di commissioni, per i collocatori e siano destinati a chi si vuole atteggiare a cliente importante. Ma parrebbe che chi ha i soldi "veri" oggi punti altrove.
Naturalmente c'è un rovescio della medaglia: se un domani la moda si diffondesse non è da escludere che oggi si possano fare buoni acquisti.
Ciò premesso io non comprerei e mi sentei vagamente insultato se mi proponessero di comprarne.