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venerdì 17 settembre 2021

Il prezzo ed il valore



Per vedere il video clicca qui https://youtu.be/XVusf1KK4kU

Avete mai cambiato un paio di occhiali? I primi giorni specie se siete passati alle lenti multifocali avete la sensazione di vivere su una barca. Solo dopo un po’ ricominciate a fare una vita normale.

Quello che capita con gli occhiali capita anche con gli investimenti. Adesso abbiamo cambiato occhiali - per necessità – e dobbiamo prendere le misure per vivere in questa nuova realtà. Quello che prima ci pareva pericoloso, nel tempo ci dovrà apparire normale, e viceversa.

venerdì 16 febbraio 2018

Video - La differenza tra il prezzo ed il valore



Oggi introdurrò un argomento che è alla base di tutta la finanza. “c’è differenza c’è tra valore e prezzo?” Non è una questione teorica. E’ invece molto pratica. Conoscere la risposta vi permetterà ad es. di evitare i danni derivanti le bolle finanziarie. Ma non solo. Se porrete questa domanda al vostro consulente capirete se è la persona che fa per voi. Oggi voglio spiegarvi che differenza c’è tra valore e prezzo. Il prezzo e questo lo sapete è il numero che indica a quale livello monetario è stata conclusa una transazione. Per es. Ho comperato 1000 fiat a 10 euro. Ho comperato una casa a 100 mila euro. Ma anche un kilo di zucchine a 3 euro. Sempre - in ogni occasione - quando compero un oggetto è perché sono convinto che averlo mi renderà un po’ di più del prezzo che l’ho pagato. Se compero una cravatta diventa difficile monetizzare il piacere di averla, ma posso dire con certezza che avere la cravatta mi faceva più piacere di risparmiare i soldi spesi. Se parliamo di un investimento finanziario o di una casa, è possibile stimare il beneficio economico del suo possesso. Di una casa ad es. posso calcolare la somma degli affitti che riceverò da un inquilino. Di una obbligazione o azione posso stimare il valore attuale delle cedole che riceverò nel tempo. Ci sono metodi scientifici ma non necessariamente esatti o convergenti per stimare il valore di ogni investimento, basandosi ad es. sul flusso dei redditi futuri che questo darà. L’equazione da tenere a mente è questa. Quando comperiamo o vendiamo facciamo una stima e il prezzo di un bene è il valore monetario che approssima il valore attuale delle entrate che quel bene mi darà nel futuro. Abbiamo visto che chi compera un investimento lo fa perché vuole assicurarsi un flusso di cassa futuro. Ma allora chi vende è uno sciocco? Vuole separarsi da un flusso di cassa? Potrebbe volerlo fare perché ha bisogno dei soldi per cambiare la macchina, ma potrebbe anche stimare diversamente il valore del bene che vende. Chi vende potrebbe credere crede che il flusso di cassa futuro che potrà ottenere sia tale da non giustificare il possesso di quel bene . Possiamo allora concludere che il prezzo è la cifra sulla quale ci si mette d’accordo, ma il valore del bene è differente nella mente del compratore e del venditore. Ricapitolando I prezzi sono una traccia visibile del valore che noi diamo a quel bene. Questa stima varia di persona in persona perché si possono scegliere differenti parametri per fare il calcolo. Quindi con lo stesso metodo di calcolo ma con parametri leciti ma differenti è possibile giungere a conclusioni anche opposte sul valore di un bene e quindi decidere se comprarlo o venderlo. In condizione normale il prezzo ed il valore dovrebbero essere entità piuttosto vicine, ma ci sono momenti nei quali si allontanano: E’ il caso delle bolle finanziarie, che possono anche durare mesi o anni. Quindi la prima domanda che dovreste fare al vostro consulente è: come sai quando l’investimento che mi proponi vale il suo prezzo? Spero di esservi stato utile. Inviatemi i vostri commenti, critiche o domande. Vi risponderò. Sono presente sui principali social. Iscrivetevi su Youtube e Facebook o Twitter per non perdere le prossime puntate o i miei commenti flash sui mercati.

martedì 19 novembre 2013

Il diavolo in cattedra - Il mercato, questo sconosciuto


Inauguro oggi una serie di argomenti decisamente difficili ed astratti, ma indispensabili per capire meglio il mondo degli investimenti.

Il titolo che scelgo è mutuato dalla serie del "diavolo nei dettagli", ma poichè si tratta di uno spin off che riguarda aspetti teorici ho deciso di non etichettarlo esattamente allo stesso modo.

D'ora in avanti quindi ci saranno due tipi di "diavoli": il "diavolo in cattedra" che riguarderà i miei maldestri condensati di argomenti teorici, tipici di un manuale di economia, e il "diavolo nei dettagli" che riguarderà singoli prodotti di investimento.


Un cordiale saluto ai miei lettori

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Tutti gli aspiranti speculatori sanno che per moltiplicare i propri soldi
devono comperare a prezzi bassi e vendere a prezzi alti. Così l'attenzione della massa si concentra esclusivamente sui "numeri".

S
ono poche le persone consapevoli che il prezzo dipende anche da come è organizzato il mercato.

Anni fa mi ero già interrogato in modo assai superficiale sulla natura del prezzo di un bene di investimento. Oggi grazie allo stimolo di un amico, apro una serie di considerazioni un po' più strutturate.


Le domande odierne sono: "A cosa servono i prezzi? Come si formano? I prezzi sono tutti uguali?"

Come aveva già capito, in un altro settore, il marchese di Condorcet la "questione del metodo" non è banale.

Senza la consapevolezza del meccanismo di formazione dei prezzi investire diventa come giocare ad uno sport senza conoscere tutte le regole del gioco.  

Facciamo oggi un breve excursus generico e in seguito proveremo a calarlo nella realtà della speculazione, sia finanziaria sia reale.



Sappiamo fin dalla scuola che il prezzo si forma mediante l'incrocio della domanda e dell'offerta.


La domanda

Per
approfondire l'indagine occorre introdurre anche il concetto di valore.

Possiamo dire che il valore (per il compratore) è la somma delle utilità egli che attribuisce ad un determinato bene. E' la misura di quanto denaro potrà al massimo cedere per godere del possesso di quel bene.


Detto altrimenti: ciascuno di noi sarà disponibile ad acquistare un bene fino al raggiungimento del valore che gli attribuisce, ovvero fino a quando il cd. surplus del consumatore (la differenza tra prezzo e valore) non si azzera.

Poichè la funzione di utilità è soggettiva - è cioè una funzione molto personale che varia nel tempo, ad esempio in base alla previsione della durata della propria vita, alla ricchezza attuale e/o a quella che si prevede di avere in futuro - il valore di un bene è soggettivo.

E facile intuire che la somma di tutte le funzioni soggettive di utilità  genererà la curva di domanda del bene in questione. E la curva di domanda non è altro che l'indicazione di quanto un bene sia richiesto dai clienti ad un certo livello di prezzo.

A questo punto dovrebbe iniziare a diventare evidente l'importanza di domandarsi se il bene nel quale stiamo investendo abbia un mercato. Ecco che la parola assume almeno due significati, quello di luogo di scambio e quello di strumento per misurare quale sia la curva di domanda, che a sua volta è la misura di quanto mediamente sia utile per la massa dei clienti / investitori / consumatori avere o non avere un certo oggetto.

Non solo, diventa evidente che se esistono più mercati o questi mercati non sono trasparenti la formulazione di un prezzo diventa molto più soggettiva e si rischia quindi di allontanarsi da un prezzo che sia generalmente riconosciuto come equo.

Si è cioè a rischio "fregature".




L' offerta

La questione per i produttori è: quale sarà il livello di produzione che mi permette di massimizzare i profitti?

Una parte della risposta risiede evidentemente nei costi di produzione: non posso vendere in perdita.

L'altro punto chiave per rispondere alla domanda è: qual'è la struttura del mercato?

Ma cos'é la struttura del mercato? E perchè è importante?

La struttura indica come è fatto materialmente il mercato: a seconda della quantità (o del comportamento) degli attori (compratori o venditori) il potere contrattuale si distribuisce diversamente tra domanda ed offerta.

Viene da sé che il potere contrattuale determina chi farà la parte del leone nello scambio.


Tutti hanno sentito parlare del mercato perfettamente concorrenziale: un numero elevato di compratori e produttori, senza alcuna barriera all'ingresso ed una elevata elasticità della domanda.

Qualsiasi studente di economia è in grado di dimostrare che il "vantaggio" per l'acquirente è il massimo possibile, perché il prezzo è pari al costo marginale del bene. Detto altrimenti, qualsiasi produttore che provasse ad alzare il prezzo per fare un po' di profitto si troverebbe subito fuori mercato.

Molti avranno anche sentito parlare del monopolio, ovvero quella condizione nel quale un solo venditore la fa da padrone e organizza la produzione per massimizzare i propri profitti.

Questo vuol dire che, in caso di monopolio, o di oligopolio dove i venditori magari sono organizzati in un cartello, la quantità di bene immessa sul mercato sarà quella che permetterà la massimizzazione del profitto per i produttori, a danno dei consumatori.

Non è un caso che da oltre 100 anni esistano organismi antitrust.





Per concludere una domanda provocatoria:

se foste produttori preferireste agire in regime di monopolio o in un mercato concorrenziale?

E se foste compratori?


Nelle prossime volte caleremo il ragionamento nella pratica quotidiana.

mercoledì 31 marzo 2010

Cosa è un prezzo

Tutti sanno che il mercato è il luogo dove si incontrano domanda ed offerta e che l'incontro dei flussi genera il prezzo.

Quest'ultimo è un oggetto che siamo abituati a trattare con sufficienza poiché ci è familiare.

Eppure il prezzo ha un suo fascino: sebbene spesso non ce lo rammentiamo rappresenta il valore attuale di ogni reddito futuro generato dal bene (in vendita).

Tanto un box auto quanto un titolo sono venduti ad una certa cifra perchè quella è la stima (del venditore) circa la somma degli infiniti flussi di cassa che può generare, riportati ad oggi.

Se vi fosse un unico modo di stimare i flussi di cui sopra vi sarebbe un solo prezzo e quindi i mercati mostrerebbero ben poca effervescenza.

Fortunatamente vi sono molti modi per stabilire i redditi futuri di un bene e molti parametri da assegnare, così al di là dei casi di vendita per necessità di realizzare liquidità, il mercato diventa il luogo di incontro di persone che vendono perchè ritengono che un bene sia equamente valutato e viceversa altre che comperano per il motivo opposto.

Una considerazione conclusiva.

Il mercato finanziario che risulta essere - agli occhi della massa - il luogo pericoloso per definizione, è in realtà il mercato più sicuro: tutti gli oggetti transati sono valutati da decine e decine di esperti, e il processo di formazione del prezzo è formalizzato ed attentamente seguito dalle autorità di controllo dei mercati.

Per contro il mercato immobiliare che non ha di certo questa trasparenza, proprio per questo non viene percepito come pericoloso: i prezzi delle case sono scesi recentemente, ma nessun giornale ha mai aperto titolando "Bruciati ieri 150 miliardi".