L’imposta riguarda le attività finanziarie che sono state oggetto delle operazioni di emersione (cosiddetto “scudo fiscale”) attraverso la procedura del rimpatrio (fisico e “giuridico”) e che sono detenute in regime di riservatezza alla data del 31 dicembre di ciascun anno.
L’imposta di bollo speciale non è invece dovuta per le attività regolarizzate che non hanno usufruito del regime della segretazione.
I patrimoni sono soggetti a decorrere dal periodo d’imposta 2011 a un’imposta di bollo speciale annuale.
L’imposta è dovuta nella misura del:
• 10 per mille per il 2011;
• 13,5 per mille per il 2012;
• 4 per mille per gli anni successivi.
Per il primo anno di applicazione l’imposta è determinata con riferimento al valore delle attività segretate alla data del 6 dicembre 2011.
Se nel corso del periodo d’imposta successivo al 2011 viene meno in tutto o in parte il regime di riservatezza, l’imposta è dovuta in ragione del periodo in cui le attività finanziarie hanno fruito di tale regime.
Il regime della riservatezza viene meno anche per effetto dell’esibizione della dichiarazione riservata in sede di accessi, ispezioni e verifiche da parte dell’Amministrazione finanziaria
Si prevede l’applicazione di un’imposta straordinaria pari al 10 per mille delle attività finanziarie rimpatriate che, nel periodo intercorrente tra il 1° gennaio e il 6 dicembre 2011, sono state in tutto o in parte prelevate a qualsiasi titolo in via definitiva dal rapporto. Si tratta di un’imposta una tantum il cui versamento va effettuato nell’anno 2012.
L’imposta di bollo speciale e l’imposta straordinaria sui prelievi sono calcolate sull’ammontare delle somme di denaro e sul valore di mercato delle attività finanziarie o, in mancanza, sul valore nominale o di rimborso, determinati alla data del 31 dicembre di ciascun anno, ovvero del 6 dicembre 2011 relativamente all’imposta dovuta per tale anno, ovvero alla data del prelievo. Per le attività finanziarie che non presentino né un valore nominale né un valore di rimborso si deve tener conto del valore di acquisto.
Gli intermediari specificamente individuati dall’articolo 11, comma 1, lettera b), del decreto legge n. 350 del 2001 provvedono a trattenere l’imposta di bollo speciale annuale e l’imposta straordinaria sui prelievi dal conto del soggetto che ha effettuato l’emersione o ricevono provvista dallo stesso contribuente.
Qualora il contribuente abbia trasferito il rapporto segretato presso un altro intermediario nel corso del 2011, l’intermediario presso cui il rapporto è detenuto al 6 dicembre 2011 è tenuto all’applicazione e al versamento dell’imposta speciale relativa al 2011.
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venerdì 8 giugno 2012
mercoledì 11 novembre 2009
Lo scudo fiscale ed il valore della credibilità
, Cellino Associati SIM, Cellino e Associati SIM
Mi pare che la prima emergenza nazionale italiana non sia il debito pubblico ma la credibilità istituzionale.
I contenuti dello scudo fiscale americano stridono se confrontati con quelli italiani: negli Usa si prevede un vero e proprio pentimento dell’interessato, la confessione dei meccanismi tramite i quali ha costituito i flussi di denaro, l’impossibilità di restare anonimi al fisco, il pagamento di tutte le tasse dovute e l’assenza di copertura degli eventuali reati commessi nella formazione del patrimonio.
Mi pare evidente che tale provvedimento si basi sulla credibilità della minaccia di essere scoperti e sanzionati.
In Italia si preferisce la morbidezza, il patriottismo: si dice che lo “scudo fiscale” serve per far rimpatriare i capitali per rilanciare lo sviluppo economico e si giustificano così un’aliquota del 5%, l’anonimato, il condono sostanziale dei reati.
Paradossalmente ho visto un gran dibattito sulla convenienza dell’adesione e sentito persone che non aderiscono, “per adesso”.
Come dar torto agli scettici visto che l’ultimo condono (nel senso che avrebbe dovuto essere l’ultimo) è avvenuto solo sei anni fa? E che non è stato neppure incassato tutto il gettito previsto, ma solo i quattro quinti? Non solo, oggi è possibile in certi casi regolarizzare il patrimonio mantenendolo all’estero, e quindi si smentisce che serva al rilancio dell’economia nazionale.
Mi pare che nell’immaginario collettivo la credibilità del nostro Stato sia modesta. Anche azioni scomposte quella contro le filiali italiane di banche svizzere non portano a nulla. Ad esempio è noto ai tecnici che la mole di dati prelevati è tale per cui - anche grazie alle procedure introdotte da questo Governo – usare quei dati comporterebbe la paralisi dell’Amministrazione Tributaria per moltissimi mesi.
Fino a quando lo Stato non sarà credibile, ed occorreranno anni di duro lavoro, assisteremo al paradosso che gli aderenti all’”ultimo” degli scudi lo faranno per ragioni soggettive e non oggettive.
Lo scetticismo dei cittadini italiani è contemporaneamente una condanna ed una salvezza. Se non si può credere allo Stato occorre fare da sé per sopravvivere, come facciamo da tempo immemore, ma così non si fa sistema e non si decolla come paese, e si “giustificano” gli evasori.
In coda segnalo che pare esserci un legame negli Stati Uniti tra la riforma della sanità e lo scudo fiscale.
Ho sentito dire da un autorevole economista che lo scudo non serve solo per fare cassa, ma anche per cercare i punti deboli dei lobbisti contrari alla riforma sanitaria ed “ammorbidirli”.
Un esempio di come fare politica a favore del proprio partito e contemporaneamente fare del bene al proprio Paese.
Mi pare che la prima emergenza nazionale italiana non sia il debito pubblico ma la credibilità istituzionale.
I contenuti dello scudo fiscale americano stridono se confrontati con quelli italiani: negli Usa si prevede un vero e proprio pentimento dell’interessato, la confessione dei meccanismi tramite i quali ha costituito i flussi di denaro, l’impossibilità di restare anonimi al fisco, il pagamento di tutte le tasse dovute e l’assenza di copertura degli eventuali reati commessi nella formazione del patrimonio.
Mi pare evidente che tale provvedimento si basi sulla credibilità della minaccia di essere scoperti e sanzionati.
In Italia si preferisce la morbidezza, il patriottismo: si dice che lo “scudo fiscale” serve per far rimpatriare i capitali per rilanciare lo sviluppo economico e si giustificano così un’aliquota del 5%, l’anonimato, il condono sostanziale dei reati.
Paradossalmente ho visto un gran dibattito sulla convenienza dell’adesione e sentito persone che non aderiscono, “per adesso”.
Come dar torto agli scettici visto che l’ultimo condono (nel senso che avrebbe dovuto essere l’ultimo) è avvenuto solo sei anni fa? E che non è stato neppure incassato tutto il gettito previsto, ma solo i quattro quinti? Non solo, oggi è possibile in certi casi regolarizzare il patrimonio mantenendolo all’estero, e quindi si smentisce che serva al rilancio dell’economia nazionale.
Mi pare che nell’immaginario collettivo la credibilità del nostro Stato sia modesta. Anche azioni scomposte quella contro le filiali italiane di banche svizzere non portano a nulla. Ad esempio è noto ai tecnici che la mole di dati prelevati è tale per cui - anche grazie alle procedure introdotte da questo Governo – usare quei dati comporterebbe la paralisi dell’Amministrazione Tributaria per moltissimi mesi.
Fino a quando lo Stato non sarà credibile, ed occorreranno anni di duro lavoro, assisteremo al paradosso che gli aderenti all’”ultimo” degli scudi lo faranno per ragioni soggettive e non oggettive.
Lo scetticismo dei cittadini italiani è contemporaneamente una condanna ed una salvezza. Se non si può credere allo Stato occorre fare da sé per sopravvivere, come facciamo da tempo immemore, ma così non si fa sistema e non si decolla come paese, e si “giustificano” gli evasori.
In coda segnalo che pare esserci un legame negli Stati Uniti tra la riforma della sanità e lo scudo fiscale.
Ho sentito dire da un autorevole economista che lo scudo non serve solo per fare cassa, ma anche per cercare i punti deboli dei lobbisti contrari alla riforma sanitaria ed “ammorbidirli”.
Un esempio di come fare politica a favore del proprio partito e contemporaneamente fare del bene al proprio Paese.
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