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martedì 15 marzo 2011

Offro in garanzia la casa del MIO VICINO


Quando andiamo a chiedere un prestito, la banca ci chiede cosa possiamo offrire in garanzia.

Se rispondessimo che come garanzia offriamo la casa del vicino, l'addetto sarebbe in dubbio tra metterci alla porta o chiamare il 118.


E a nessuno sembrerebbe un comportamento strano, immagino.

Ora, capisco che gli eventi giapponesi abbiano catalizzato la nostra attenzione, tuttavia nello scorso fine settimana è capitato grosso modo questo, senza che alcuno abbia dato segni di reazione.

I nostri governanti, raggianti, hanno fatto gran proclami perchè hanno fatto passare il concetto che - per valutare la solvibilità di uno Stato - occorre non solo considerare il rapporto debito pubblico / PIL ma anche la ricchezza privata dei suoi cittadini.


Così passiamo dall'ultimo posto al secondo dietro la Germania!

La ricchezza privata dei cittadini è quanto NOI possediamo in case e titoli.

Sarebbe a dire che lo Stato, per poter emettere dei nuovi titoli di debito, implicitamente dichiara all'Europa ed al Mondo: "Non posso offrirti garanzie che con le mie sole forze potrò rimborsare il debito che contraggo, tuttavia pagherò in un modo o nell'altro.".

Capisco che gli investitori siano tranquilli ed i governanti siano raggianti per il risultato ottenuto, in fondo per questi ultimi si tratta di un bel grado di libertà in più.
Certo vista da parte dei cittadini la prospettiva cambia un tantinello... In caso di guai oltre a pagare le tasse risponderemo anche con il nostro patrimonio privato.


venerdì 25 giugno 2010

Tutti insieme appassionatamente

Cellino Associati SIM, Cellino e Associati SIM
Che fine farà l'euro? Finirà come la nostra nazionale di calcio sotto i colpi di realtà economiche più giovani e monete più vitali?

Prestigiosissimi trader ed economisti sono convinti che da qui a 5 anni l'euro cesserà di esistere.

Non sono in grado di dare una previsione di così lungo periodo, tuttavia vale la pena di fare alcune considerazioni spicciole.

L'euro consente di andare in vacanza in Costa Azzurra senza la preoccupazione di cambiare moneta; analogamente permette ad un banchere francese o tedesco di comperare titoli del debito pubblico di un paese dell'Unione senza accollarsi il rischio di cambio.

L'euro ha eliminato - per gli investitori "europei" - il rischio di vedere cambiare il valore dell'investimento a causa della fluttuazione della propria divisa rispetto a quella dell'altro Paese.

La conseguenza poco visibile di questo fatto è che se un tempo il debito pubblico italiano era tutto nella pancia delle banche e delle famiglie italiane oggi questo non è più così vero.


Questo è un punto focale del ragionamento, quello che spiega perchè i tedeschi hanno partecipato al salvataggio della Grecia.


Le loro banche detenevano un terzo dei debiti della Grecia.

E la Grecia è "pesante" solo come la Lombardia.

Ma a questo punto ci si potrebbe chiedere: "chi ha in mano il debito dell'Italia, che è di gran lunga il maggior debitore europeo?"

Oltre un terzo è in mano alla Francia ed oltre un sesto alla Germania.

Vale a dire che grazie all'euro siamo diventati molto più che cugini, ci siamo sposati.

I divorzi sono sempre possibili, ma sono lunghi, costosi e dolorosi, anche quando sono consensuali. Pertanto credo che l'unione monetaria europea a breve non sia a rischio nè per scatti di orgoglio dei paesi virtuosi nè per altri problemi.

Questo non vuol dire che le nostre vicissitudini siano alla fine.

Si assisterà al fatto (per le ragioni spiegate in questo post) che se in Italia non si farà la manovra correttiva balleranno anche le Borse tedesca e francese.

E l'euro? Presumo che avrà una riduzione di valore rispetto alle altre monete mondiali, ma questo non è detto che sia un male, anzi.

giovedì 6 maggio 2010

Il tasso greco indica una ristrutturazione del debito?

Mi piacerebbe fare dell'ironia finanziaria-zoologica, ma non ne ho il tempo e non sono dell'umore, considerando la drammaticità dei fatti di Atene.

La settimana scorsa - con una boutade - avevo buttato lì una ipotesi di ristrutturazione del debito greco.

Oggi mi limito a segnalare che esiste un grafico che si chiama "curva dei tassi" e che è fatto mettendo sull'asse orizzontale i tempi (1 mese, 3 mesi, 6 mesi, un anno, ecc.) e sull'asse verticale il tasso di interesse pagato (per es.) dai titoli greci in base alle scadenze.

In questi giorni si vede una "gobba" sui primi due anni del grafico. Ovvero è richiesto un tasso maggiore per finanziare il debito a breve termine rispetto a quello a lungo termine.

Le interpretazioni che si possono dare al fatto sono molteplici: vuole anzitutto dire che i momenti preggiori sono prossimi; tuttavia un economista suggeriva oggi che si potrebbe anche leggere come la preoccupazione dei mercati che il debito greco verrà ristrutturato entro i prossimi due anni.

Mica male come spettro.