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venerdì 6 dicembre 2013

Chi si è accorto che un bond della banca Carige ha fatto default?

"Carige lo scorso 2 dicembre ha annunciato che, non avendo ricevuto l'ok di Bankitalia, non avrebbe rimborsato il sottostante ('principal') da 9,5 milioni del bond subordinato ibrido da 102 milioni di euro alla scadenza del 5 dicembre".

OVVERO alcune obbligazioni sono molto più pericolose delle altre

http://it.reuters.com/article/itEuroRpt/idITL5N0JL2XL20131206

martedì 12 febbraio 2013

Come azzerare il valore del portafoglio obbligazionario


Una enunciazione atomistica della teoria delle catastrofi afferma che queste avvengono solo quando accadono congiuntamente condizioni straordinariamente negative.


Un esempio celeberrimo è l'inondazione olandese del 1953.  


In dicembre avevo scritto che uno dei possibili driver della prossima crisi bancaria italiana sarebbe stata legata ai prezzi degli immobili. Mi sbagliavo per difetto, sembra che la crisi immobiliare possa essere una preoccupazione anche per le banche europee.
 
Apprendo che - nel
sessantennale dell'inondazione summenzionata - una crisi bancaria causata da problemi immobiliari ha colpito la quarta o quinta banca olandese, la SNS.
  
A causa dell'eccessiva esposizione creditizia sugli immobili spagnoli e olandesi questo Istituto è entrato in crisi di liquidità ed è stato salvato dallo Stato con un intervento non inferiore ai 2.5 miliardi di euro, ovviamente a carico dei contribuenti olandesi.

I correntisti ed alcuni obbligazionisti sono stati salvati; gli azionisti e altri obbligazionisti sono stati abbandonati al loro destino.

Quali obbligazionisti hanno salvato il proprio capitale?

Quelli che avevano obbligazioni non subordinate.



Chi vuole capire cosa siano le obbligazioni subordinate può rileggere quanto ho scritto in occasione di una emissone recente dell'Unicredito
. Non voglio con questo fare parallelismi poiché allo stato attuale i bilanci di Unicredito appaiono solidi.


Le obbligazioni olandesi in questione sono poi trattate a blocchi minimi di 50.000 pezzi, e i controvalori quindi non sono esattamente popolari. E' dunque presumibile che tali titoli siano per lo più nelle mani di investitori istituzionali, che sanno come bilanciare e diversificare il rischio.

Pertanto credo che solo pochi incauti risparmiatori privati possano essere stati danneggiati da un possesso massivo di titoli subordinati della SNS.


Possiamo quindi concludere che azzerare il proprio portafoglio non è facile: occorre essere imprudenti e avere sfortuna.



In genere evitiamo gli atteggiamenti che riconosciamo come come imprudenti, ma naturalmente non possiamo evitare quelli che non riconosciamo come tali.

Analizziamo brevemente allora i due fattori e cerchiamo di identificare se pratichiamo senza riconoscerli atteggiamenti imprudenti.

Un colpo di sfortuna può capitare a tutti, l'alea "puntuale" sull'emittente è relativamente poco gestibile come dimostrano a volte le disavventure occorse a titoli considerati di alta qualità fino al giorno prima.

L'aspetto più gestibile è invece quello della prudenza, ovvero della diversificazione del rischio.


Tuttavia le cose non sono così semplici come si potrebbe immaginare. Non basta comperare pletore di titoli differenti per assicurarsi da tale rischio.

Esiste infatti un fenomeno chiamato "correlazione" che lega i titoli tra di loro, ed è quindi necessario tenerne conto.



Che fare quindi? 


Anzitutto evitare il "fai da te". 

Ma l'"amico in banca" può essere la persona giusta per difendere il proprio patrimonio?


Occorre valutare. Ricorderete che nei casi di Parmalat ed Argentina molti clienti al dettaglio furono spinti da impiegati più o meno inconsapevoli ad accollarsi i rischi che in origine erano stati assunti dalle banche. 

Non sempre l'"amico in banca" conosce i fatti o le tecniche necessarie e non sempre può consigliare liberamente.

Probabilmente è bene
rivolgersi a persone qualificate.
Se volete approfondire l'argomento vi segnalo questo documento liberamente scaricabile. 








mercoledì 28 novembre 2012

La profondità della superficialità

In questi giorni ho subito una serie di trattamenti medici. Ho quindi avuto modo di ascoltare le opinioni di alcune persone che mi sedevano accanto. 

Uno dei temi dibattuti nell'attesa di essere serviti era: "Di chi è la colpa dell'attuale situazione di dissesto economico dell'Italia?"

Le risposte erano sostanzialmente tre.  E' colpa dei comunisti; di Berlusconi; dei politici.

Sorprendentemente la risposta che appare di gran lunga la più sciatta è quella più azzeccata.


Semplificando e riducendo all'osso c'è un modo per realizzare che i partiti attuali devono essere rottamati alla velocità della luce, sperando che non sia troppo tardi.

Basta una piccola equazione

ΔD=i*D+(G-T)

dove:
- D è il valore totale del nostro debito pubblico (2000 Mld)
- ΔD è l'incremento (per es. annuale) del debito.
- ì è il tasso di interesse dei Titoli di Stato (il costo del debito)
- G sono le spese del Governo (scuole ospedali...)
- T sono le tasse. Tenete presente che le tasse sono funzione del PIL (Y) prodotto dagli italiani e dall'aliquota media applicata t. In altri termini T=(Y*t)

Possiamo riscrivere la nostra equazione così ΔD=i*D+(G-Y*t)

Allo stato attuale G-T è in pareggio (il famoso pareggio primario) cioè le nostre tasse bastano a coprire le spese correnti ma non gli interessi del debito.
In Grecia neppure quello.

Quindi tutti gli anni il nostro debito aumenta.

Per invertire la rotta è possibile lavorare su un qualsiasi termine dell'equazione.


La via più comoda è quella di tirare il "pacco" ai creditori.
Diminuire D (in modo unilaterale) o per dirla da economisti ristrutturare il debito. 


Questo però non farebbe piacere agli Stati esteri e alle banche che detengono il nostro debito. Queste ultime andrebbero in crisi di liquidità in un istante creando un cataclisma mondiale (vd qui)

Un modo adeguato sarebbe quello di pagare un i (interesse) più basso sul debito, ma se siamo indebitati al 125% del PIL non possiamo essere "choosy": dobbiamo ringraziare che ce li diano i soldi in cambio della nostra carta.

G è la spesa dello Stato. Se si riduce G si può risolvere il problema. Ma chi se la sente di tagliare? C'è il rischio di non essere rieletto.

Quindi la via da sempre praticata per restare in equilibrio è stata aumentare t, l'aliquota della tassazione. Allo stato attuale la nostra t per i contribuenti onesti è ai massimi livelli mondiali.  



Questo è avvenuto anche sotto il governo Monti.



Naturalmente poi ci sarebbe la via maestra, quella di far crescere Y, il PIL. Ma per fare questo ci vuole un sistema competitivo, dove chi merita venga premiato, dove non si viene scelti perchè amici degli amici e dove se fai danni devi andartene e dove le leggi ad personam non sono ammissibili.

Ma questo per un politico è pericoloso come tagliare G. Si finisce con lo scontentare qualche elettore.


E' inquietante rilevare che chi promette continuità con l'agenda Monti promette continuità con l'utilizzo prevalente di una sola variabile. Ma è ancora più inquietante rilevare che nessuno escluso della vecchia guardia dei politici ha mai diminuito la spesa pubblica.

Quando il rapporto debito PIL diminuiva era solo perchè il PIL aumentava, e questo non per abilità particolari dei governanti nel regolare il sistema paese ma per la congiuntura internazionale.


La signora Gina ha dunque centrato il problema. Ora si tratta di convincerla a votare per qualcuno che non siano i soliti noti o Grillo.









martedì 29 maggio 2012

Una intepretazione dello spread


Un pensiero velocissimo: ci sono molti modi di vedere un fatto o di interpretare un dato.
Lo spread ovviamente non fa eccezione.


Ricordo che lo spread è la differenza tra due grandezze, per esempio tra il prezzo del BTP e quello del Bund (il BTP tedesco).

Quando sale ci lamentiamo che il costo dell'indebitamento per lo Stato sale. Ma vuol dire solo questo? Solo per questo è male? Lo spread è anche una misura di rischio di default.

Due anni addietro avevo già scritto sull'argomento qui.
Allora lo spread dei titoli greci indicava un possibile default. Impensabile nel 2010? Non proprio, tuttavia sembrava un evento lontano...


E oggi quanto vale lo spread tra BTP e Bund? 440 Punti. Cioè il 4.4% che non è solo una misura di costo ma anche del rischio di avere indietro tutti i propri soldi.

martedì 15 marzo 2011

Offro in garanzia la casa del MIO VICINO


Quando andiamo a chiedere un prestito, la banca ci chiede cosa possiamo offrire in garanzia.

Se rispondessimo che come garanzia offriamo la casa del vicino, l'addetto sarebbe in dubbio tra metterci alla porta o chiamare il 118.


E a nessuno sembrerebbe un comportamento strano, immagino.

Ora, capisco che gli eventi giapponesi abbiano catalizzato la nostra attenzione, tuttavia nello scorso fine settimana è capitato grosso modo questo, senza che alcuno abbia dato segni di reazione.

I nostri governanti, raggianti, hanno fatto gran proclami perchè hanno fatto passare il concetto che - per valutare la solvibilità di uno Stato - occorre non solo considerare il rapporto debito pubblico / PIL ma anche la ricchezza privata dei suoi cittadini.


Così passiamo dall'ultimo posto al secondo dietro la Germania!

La ricchezza privata dei cittadini è quanto NOI possediamo in case e titoli.

Sarebbe a dire che lo Stato, per poter emettere dei nuovi titoli di debito, implicitamente dichiara all'Europa ed al Mondo: "Non posso offrirti garanzie che con le mie sole forze potrò rimborsare il debito che contraggo, tuttavia pagherò in un modo o nell'altro.".

Capisco che gli investitori siano tranquilli ed i governanti siano raggianti per il risultato ottenuto, in fondo per questi ultimi si tratta di un bel grado di libertà in più.
Certo vista da parte dei cittadini la prospettiva cambia un tantinello... In caso di guai oltre a pagare le tasse risponderemo anche con il nostro patrimonio privato.


sabato 18 dicembre 2010

Dalla conclusione(?) della vicenda Parmalat una previsione inquietante per gli italiani - 2

Le mie osservazioni a conclusione del post.

1) Probabilmente abbiamo assistito ad entrambe le tipologie di truffa che indico all'inizio: la Parmalat ha interpretato la fattispecie "difficoltà temporanea" e alcune banche per cavarsi d'impiccio probabilmente hanno montato "la stangata". La delusione della parte civile del processo è relativa al fatto che il Tribunale non ha fatto chiarezza su questa seconda parte, che resta pertanto solo una mia ipotesi.

2) Il sistema Italia non è in grado di difendere il risparmio. Chi si è fidato - sia gli impiegati di banca che hanno venduto in buona fede i titoli, sia i risparmiatori che hanno comperato autonomamente obbligazioni - erano da soli a scegliere, ed hanno scelto male.

3) Il conflitto di interesse tra banche e risparmiatori allo stato attuale è ancora elevatissimo e, se in genere si risolve con una tosatura periodica, in certe situazioni può portare alla rovina. Ciò nonostante la massa risparmiatori percepisce poco o nessun rischio.

4) Abbiamo visto in anticipo (ma non lo sapevamo) la crisi che stiamo vivendo anche oggi: quella del "troppo grande per fallire". Parmalat era troppo grande, dal punto di vista delle banche, che hanno cavalcato la tigre piuttosto che accettare la perdita come elemento naturale del business. E questo la dice lunga sulla salute della competizione economica e dell'efficienza dei mercati in Italia.

5) Madoff è stato condannato a 150 anni, Tanzi a 18. Curioso lo stupore di quest'ultimo a fronte della sua condanna: si attendeva meno. Per certi versi con il suo stupore non ha confessato di essere uno al quale avevano promesso qualcosa?

6) Mi pare infine che la soluzione principe della politica, dell'industria, delle banche italiane sia la soluzione dei problemi "scaricando a massa" ovvero frazionando il danno sui cittadini.

E su quest'ultima considerazione, ovvero sull'abitudine di "scaricare a massa" concludo con un inquietante presagio. Tremonti insiste sul fatto che l'Italia è solida poiché ha una enorme massa di patrimonio privato che bilancia il più grande debito pubblico del mondo. A me pare un pensiero foriero della volontà di utilizzare il patrimonio privato per ridurre il debito pubblico, ovvero l'introduzione di una tassa patrimoniale.

martedì 7 dicembre 2010

Dal "troppo grande per fallire" al "troppo piccolo per fare il prepotente"

In queste ore mi è venuto un pensiero che butto lì, magari per elaborarlo insieme.

Oggi i titoli sicuri per definizione sono i Titoli di Stato, (lo so che qualcuno sorriderà, ed ha ragione) ma al momento neppure la disastratissima Grecia prende in considerazione la possibilità di fare un haircut ovvero di decurtare il valore nominale del debito per alleggerirsi del proprio fardello.

Mi si dirà che questo non è il momento adatto per una tale operazione: la Repubblica Ellenica non ha un avanzo di bilancio primario e quindi una ristrutturazione non è compatibile con la necessità di dover finanziare il disavanzo corrente. DOPO nessuno comprerebbe più i titoli di nuova emissione.

Al momento quindi il detentore di Titoli di Stato di un paese OCSE pare non abbia nulla da temere, almeno dal punto di vista del capitale.

Ma questa situazione è stabile? Ho l'impressione che non lo sia.

Come ho già accennato sembra che gli USA vogliano risolvere la questione del proprio debito tramite la debolezza del dollaro e l'inflazione. Ma questo in Europa non pare essere possibile, per la contrarietà della Germania.

Quindi o avremo una crescita economica strepitosa, che ci permetta di pagare i debiti o la possibilità che, presto o tardi, vi saranno uno o più haircut europei mi pare possibile.

In un tale frangente per i debitori avere a che fare con una entità come lo Stato potrebbe essere molto poco vantaggioso.

Potrebbe invece essere più redditizio rapportarsi con realtà che hanno un potere minore: le grandi aziende.

Non ho fatto studi ad hoc, ma ho la netta impressione che le aziende argentine abbiano rinegoziato il proprio debito a condizioni peggiori rispetto a quelle imposte dalla Repubblica Argentina ai propri creditori: erano troppo piccole per fare prepotenze.

Credo che un investitore in obbligazioni debba tenere presente questo ragionamento.