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venerdì 1 giugno 2012

Considerazioni sul "Conto Risparmio Sicuro" di Unicredit

La pubblicità del conto Risparmio Sicuro di Unicredit mi ha colpito ed ho deciso di indagare.

Sono giunto alla conclusione che sia stato fatto un lavoro eccellente.
E' il classico prodotto studiato per piacere alla signora Pina di Voghera.

Il messaggio pubblicitario è accattivante: offre tranquillità, semplicità ed un certo rendimento. 

I punti di forza sono due
- si offre al cliente un riparo (psicologico) dalle turbolenze dei mercati finanziari con uno strumento semplice;
-  il rendimento arriva fino al 7%.

Dopo anni di obbligazioni strutturate, assicurazioni unit linked, fondi comuni è una vera rivoluzione copernicana.

Ho letto il foglietto informativo qui e questi sono i punti salienti dell'offerta.
- Sicurezza: viene prima di ogni cosa esplicitato che il capitale è garantito anche dal Fondo Interbancario di Tutela dei depositi;
- Semplicità: versati i soldi, fruttano periodicamente;
- Flessibilità: è possibile svincolare il capitale.

E' quindi un bello strumento di marketing: permette di proporre ai potenziali nuovi e vecchi clienti un prodotto che luccica.


Sarà tutto oro?

Ovviamente no, come sempre in ogni proposta ci sono aspetti positivi e negativi.
Vediamo molto rapidamente alcune considerazioni  che non vi faranno al momento dell'offerta.

Siamo sicuri che sia una offerta "tranquilla"? Devo dire che è la prima volta che sento una banca che esordisce affermando implicitamente che se non dovesse bastare la sua solidità ha alle spalle un fondo di Garanzia, fino a 100 mila euro. Per certi versi lo trovo allarmante.

In teoria non ci dovrebbero essere sorprese per chi deposita meno di tale importo, sempre che il Fondo possa intervenire: infatti in caso di shock sistemico non è detto che questo sia abbastanza capiente; inoltre le turbolenze che viviamo oggi sono proprio nate sui dubbi circa la solidità del sistema bancario. 

Ma se il Fondo di Garanzia è nazionale, spannometricamente possiamo affermare che dare i soldi all'Unicredit più o meno sarà come dare i soldi allo Stato?
Ma allora perchè non vedere cosa ci offre lo Stato per quelle scadenze?

Compariamo l'offerta a 5 anni con un BTP di scadenza analoga.
Il BTP 1/5/2017 il 30 maggio 2012 offriva un rendimento a scadenza del 4.85% annuo.

Ma non solo: è possibile trovare BTP per ciascuna scadenza del deposito. Eccoli.

CONTOBTP
DURATA
in mesi
RendimentoBTPRendimento
da 0 a 12 2,00%Btp-1gn13 2%3,22%
da 13 a 24 2,50%Btp-1gn14 3,5%3,94%
da 25 a 36 4,00%Btp-15gn15 3%4,27%
da 37 a 48 5,00%Btp-15ap16 3,75%4,49%
da 49 a 60 7,00%Btp-1mg17 4,75%4,85%


Aaahh allora conviene il deposito! Offre il 7%.

Non proprio: leggendo il foglietto intuirei che il Conto Sicuro viene remunerato in modo progressivo e che il 7% è il tasso che si ottiene all'ultimo anno. Il primo anno il deposito è remunerato al 2% e così via.

I tassi offerti dal BTP (se è tenuto fino alla scadenza) sono costanti per tutti gli anni.

Ecco come si evolvono i capitali nel caso di un deposito a 5 anni e di un BTP di durata paragonabile

DepositoTassoMontante
1002,00%102,0

2,50%104,6

4,00%108,7

5,00%114,2

7,00%122,2



BTPTassoMontante
1004,85%104,9

4,85%109,9

4,85%115,3

4,85%120,9

4,85%126,7


In realtà questa tabella non è precisissima perché ipotizza il reinvestimento degli interessi che invece vengono pagati, e questo avvantaggia leggerissimamente il BTP. Va bene però  per dare un'idea. 

Su un patrimonio di 100.000 euro investiti la differenza è circa 4.500 euro lordi a favore del BTP. Che sono 900 euro lordi all'anno. A questi occorre da una parte aggiungere le spese del deposito titoli e dall'altra parte i costi del conto corrente obbligatorio.  

Infine occorre tenere conto che il BTP è vendibile sempre (anche se a prezzi di mercato, per cui si potrebbe anche vendere in perdita), mentre il deposito è soggetto a maggiori rigidità.

Occorrre notare che in caso di crash del sistema vendere o non poterlo fare vuol dire poter riportare a casa una parte dei propri soldi o non poterlo fare.

Concludendo: è uno strumento dignitoso per proporsi alla clientela poco evoluta e con un patrimonio modesto, ma soprattutto è il trionfo degli studi di psicologia degli investimenti.


Infatti in questa offerta sono sfruttati:
1) l'"effetto recuperabilità" (o se preferite "Mulino bianco") in quanto si fa leva su uno strumento che ricorda quelli che la banca usava prima di diventare "cattiva" e dispensasse fregature;
2) l'"effetto certezza" che induce a sottostimare - assimilandolo a 0 - un evento poco probabile ma catastroifico: il rischio sistemico delle banche;
3) l'"effetto inquadramento": offrendo un rendimento civetta si distrae e si modifica l'impostazione del problema che passa da "come investire massimizzando il rendimento" a "voglio quel tasso";
4) l'"effetto familiarità", per cui dopo essere diventati clienti si propende ad essere più sensibili a nuove e più redditizie (per l'offrente) proposte.


E' noto che aderire incautamente ad una offerta potrebbe costare molto di più che chiedere un parere. Ma la finanza comportamentale afferma che si preferisce una perdita probabile di maggior entità ad una perdita minore ma certa.


  














martedì 29 maggio 2012

Una intepretazione dello spread


Un pensiero velocissimo: ci sono molti modi di vedere un fatto o di interpretare un dato.
Lo spread ovviamente non fa eccezione.


Ricordo che lo spread è la differenza tra due grandezze, per esempio tra il prezzo del BTP e quello del Bund (il BTP tedesco).

Quando sale ci lamentiamo che il costo dell'indebitamento per lo Stato sale. Ma vuol dire solo questo? Solo per questo è male? Lo spread è anche una misura di rischio di default.

Due anni addietro avevo già scritto sull'argomento qui.
Allora lo spread dei titoli greci indicava un possibile default. Impensabile nel 2010? Non proprio, tuttavia sembrava un evento lontano...


E oggi quanto vale lo spread tra BTP e Bund? 440 Punti. Cioè il 4.4% che non è solo una misura di costo ma anche del rischio di avere indietro tutti i propri soldi.

giovedì 24 maggio 2012

E se dopo le elezioni greche non succedesse niente?




Ho intercettato una email di uno studioso che nel 2112 sta collaborando alla stesura di un testo di storia economica.

Ve la propongo


Caro Franco questa è la prima bozza del testo che penserei di inserire relativamente ai fatti della seconda metà del 2012. 

"La risicata vittoria, ottenuta in seconde elezioni, di un partito estremista ellenico elevò ai massimi livelli la tensione tra i blocchi settentrionale e meridionale dell'area euro.

La Germania, preso atto della costituzione di un governo basato sulla traballante e riottosa maggioranza uscita dalle urne, mantenne il punto e tramite la propria cancelliera dichiarò: "gli aiuti europei saranno erogati solo se il nuovo governo onorerà gli impegni già presi"

Tuttavia la cancelliera si trovava in una condizione di grave impasse politica: il nuovo governo greco dichiarava sia di voler restare nell'euro sia di non voler rispettare i patti. E come è noto a quel tempo non era possibile espellere dall'euro un paese che non volesse uscirne.

La soluzione drastica di tagliare i flussi finanziari alla Grecia avrebbe portato ad un "effetto domino" sulle altre economie eurodeboli, contenibile solo con l'acquisto illimitato - da parte della Banca Centrale Europea - dei Titoli di Stato degli altri paesi meridionali. 

Tuttavia questa soluzione era sgradita alla cancelliera, la cui coalizione aveva sempre  maggiori difficoltà politiche: infatti la percezione dell'elettorato tedesco era che ci si sarebbe  liberati della Grecia al prezzo di mantenere gli altri paesi meridionali.

Il dilemma politico diventò quindi: aiutare i greci e perdere la faccia con gli elettori tedeschi o non intervenire e rischiare una crisi bancaria i cui effetti avrebbero travolto anche la Germania?

Inoltre l'uscita tedesca dall'euro, in estate, non sarebbe stata un buon viatico per la rielezione della cancelliera: nove mesi sarebbero stati più che sufficienti per far sentire all'elettorato tedesco tutto il peso dell'operazione, senza tuttavia farne ancora percepire i vantaggi. 

Nello stesso tempo i governanti greci erano consapevoli che non avrebbero potuto tirare troppo la corda perchè non avevano riserve finanziarie per mandare avanti la macchina statale e comunque l'uscita dall'euro non era il loro vero obiettivo.

Vista la situazione di stallo, con i buoni uffici di un gruppo di mediatori italiani, tra la fine di giugno e i primi di luglio si giunse ad un "accordo ponte" fatto per guadagnare tempo e salvare la faccia dei contendenti: infatti dopo una trattativa serrata entrambe le parti avrebbbero potuto dire ai rispettivi elettori che avevano vinto.

L'essenza dell'accordo ponte stava nella rinuncia temporanea del governo greco ai flussi finanziari europei per un semestre, durante il quale i negoziati sull'austerità sarebbero andati avanti. 

In quel tempo le risorse necessarie al funzionamento della macchina statale greca sarebbero state reperite emettendo apposite banconote-obbligazioni con scadenza 31/12/2012 che sarebbero state usate come mezzo di pagamento interno, al posto degli euro, e che sarebbero state anche scontabili dalle banche che avessero desiderato accollarsene il rischio.

Queste cambiali sarebbero state onorate con i flussi provenienti dall'Europa ad accordo raggiunto o se le cose fossero andate male non sarebbero state onorate in euro ma in dracme.

Tutti dunque ottennero qualcosa.
I greci sperarono di ottenere migliori condizioni, i tedeschi credettero di non dover pagare di tasca loro il sostegno alle banche dell'eurozona e la cancelliera Merkel - se le cose non fossero andate come voluto - avrebbe mantenuto la possibilità di far uscire la Germania dall'euro in dicembre, con il vantaggio che la decisione di uscita sarebbe stata presa a meno di quattro mesi dal voto e pertanto i tedeschi non sarebbero stati ancora pienamente consapevoli delle conseguenze negative di tale manovra e sarebbero andati a votare ebbri di orgoglio nazionale.".


Cosa ne pensi?

Cordialmente

Andrea 


sabato 19 maggio 2012

L'importanza di saper contare fino a 10

Inizio con un pensiero rivolto alle vittime della bomba di Brindisi.
Sono sgomento e provo un senso fisico di nausea quando penso a quanto accaduto. 

Proprio per questa ragione credo che ognuno di noi abbia il dovere - nel suo piccolo - di vigilare sulle situazioni di irregolarità piccole o grandi che si presentino affinchè chiunque delinqua (o abbia dei comportamenti moralmente discutibili) debba mettere in conto che non c'è gente disposta a girarsi dall'altra parte.



In questi giorni di maretta non ho tutta la forza ed il tempo di dedicarmi ad argomenti complessi. Tuttavia sempre nell'ambito di come controllare il proprio fornitore di servizi di investimento vi voglio raccontare un episodio recentissimo. Chi ha voglia di leggere altro invece può vedere qui e qui.

Una persona mi ha contattato chiedendomi di valutare la bontà del portafoglio che aveva in gestione presso un mio collega promotore di un importantissimo player nazionale.

Questa persona (una persona amabilissima, colta, e tuttaltro che stupida) aveva:
- 6 fondi (che poi erano 6 fondi di fondi!)
- 2 gestioni patrimoniali
- 1 polizza
- 1 titolo strutturato (per chi vuole capirne di più legga qui). 

TUTTI della casa madre. 
La casa madre ha nella home page del proprio sito una dichiarazione programmatica e roboante sulla propria vocazione al multibranding.

10 prodotti 10 prodotti della casa =100%.

A volte per "fare tana" ai volponi basta saper contare fino a 10.

venerdì 4 maggio 2012

Il vantaggio di non avere idee... forti

Le emozioni sono lo stimolo giusto per investire?
Tutti gli anni a maggio faccio un post dedicato a questo argomento, per verificare se nel tempo l'idea origiraria sia confermata o meno. 

Troverete qui i miei precedenti pensieri: 2011 - 2010 - 2009

Quest'anno - complici le elezioni greche - non ho tanta testa per scrivere a lungo.

Non di meno come diceva Budda "un'immagine vale più di mille parole".

Quindi vi faccio vedere come sia opportuno investire su un indice azionario onnicomprensivo piuttosto che su un indice settoriale.

In altri termini, o si hanno le idee chiare sul perchè si fanno le cose o è meglio non farsi dominare da idee non verificate.

Il grafico rappresenta un investimento di 1000 euro fatto su ETF rappresentativi di:
- un indice azionario mondiale (blu), 

- un indice azionario sull'acqua (giallo)
- un indice azionario sulle foreste (verde),
- un indice azionario sulle materie prime (rosso)
- un indice sulle nuove energie (cremisi).

venerdì 20 aprile 2012

Tancredi di Marzio e l'uscita dall'euro


Una gustosissima pubblicità radiofonica utilizza un personaggio che rispondendo al telefono si presenta come "falegname, idraulico, dentista, meccanico, astrofisico, carpentiere, avvocato, commercialista, ingegnere, architetto".

A me ricorda il classico tuttologo che ritiene di essere qualificato per proporre soluzioni semplici per problemi complessi.

Alcuni di questi tuttologi sono molto noti, come Grillo, ma ciascuno di noi facilmente ne conosce almeno uno di persona.

In questi mesi i vari Tancredi hanno accumulato una discreta massa di munnezza intellettuale su alcuni temi.

Decido quindi di aprire una rubrichetta dal titolo "Lo ha detto Tancredi"

Iniziamo con la fola dell'uscita dall'Euro.

(Ovviamente non faccio un resoconto tecnico...)


La madre di tutte le corbellerie la disse Berlusconi quando asserì che il rapporto lira euro era stato scelto male e pertanto svantaggioso per la nostra economia.

Questa affermazione trascura che il tasso di conversione non è stato "scelto" in senso stretto, ma derivava dal rapporto tra la lira e l'ECU e risaliva quindi a trattati che si sarebbero dovuti/ potuti forse modificare. Ma ovviamente se l'Italia avesse chiesto un cambio competitivo altrettanto avrebbero potuto fare anche gli altri paesi portando quindi ad un nulla di fatto.

Oggi qualche incauto afferma che dividere l'Euro permetterebbe la soluzione della crisi nella quale l'Italia si dibatte. In effetti l'Italia ha una lunga tradizione di svalutazioni competitive.

Esaminiamo però se sia possibile mettere in pratica un tale suggerimento OGGI.

A prendere in modo letterale il suggerimento occorre che l'Italia esca dall'euro. Per maggiore diligenza immaginiamo anche il caso nel quale l'Italia si tenga l'euro e qualcun altro esca. Ca va sans dire che se per la prima strada si potrebbe fare a meno del consenso degli altri, per implementare quest'ultima strategia occorre una concertazione con i partner.

Vediamo il primo caso: l'Italia ritorna alla lira - che vogliamo svalutare - per rilanciare l'economia.

Per ottenere il risultato occorre che tutto il nostro contante (cioè quello che è stato stampato in Italia e che adesso circola per tutta Europa) si trasformi da euro in lire.

Ma non solo. Anche i titoli obbligazionari ed azionari devono essere nuovamente quotati in lire.

Ma tutto questo deve avvenire nella massima segretezza altrimenti al primo sospetto ci sarà la corsa alla vendita delle nostre banconote e dei nostri titoli per paura di avere in mano degli euro svalutati.

Facciamo un esempio pratico. Immaginiamo che io voglia comperare una Audi. Immaginiamo anche che il venditore non l'abbia pagata tutta alla casa madre, ma abbia avuto la possibilità di pagare a 90 giorni.

Se si venisse a sapere che l'Italia vuole uscire dall'euro in automatico si stabilirebbero due prezzi per quell'auto. Chi paga con euro stampati in Italia dovrà sborsare più euro rispetto a chi paga con euro stampati altrove per compensare il rischio svalutazione.

Spero di essere stato abbastanza chiaro senza dovermi addentrare nei meandri di meccanismi finanziari più complessi. Per es. cosa capiterebbe ad una banca che si trova ad avere preso in prestito da una banca tedesca 1000 euro? O cosa succede ai nostri BTP in mano ad un investitore straniero che inizia a sospettare una svalutazione...

Come se non bastasse occorrerebbe stampare nella massima riservatezza una massa impressionate di nuova cartamoneta e distribuirla nelle banche nel corso di un fine settimana.
Da chi facciamo stampare? Dalla Zecca di Stato, così nel giro di 10 minuti tutti saprebbero? Ma ammettiamo che in Svizzera ci sia una società che possa farlo e che si possa rifornire ogni banca nel giro di un week end.

Tuttavia per questa manovra occorrerebbe una decisone politica. Ammettiamo che ci sia un pazzo che la prenda. E una volta presa vuoi che non ci sia un politico che lo dice al suo miglior finanziatore?

Ve lo vedete Casini che non dice nulla al suocero?
Ve lo vedete Berlusconi che non dice nulla a sè stesso?
Ve li vedete quelli di "Abbiamo una banca?" che non lo dicono ai loro boiardi?

Qualcuno potrebbe dire: "Grillo non lo direbbe a nessuno". Ci sarebbe da chiedersi se Grillo una volta al potere non si comporterebbe come gli altri. I leghisti insegnano.
Comunque ammettiamo che un governo monocolore di soli grillini non dica nulla.
E che per una serie di "miracoli" l'operazione vada tecnicamente a buon fine.


Una sola osservazione: dal giorno dopo le banche europee sarebbero fallite o quasi perchè hanno in pancia dei titoli italiani che non valgono quanto dovrebbero. Quindi niente più crediti alle aziende, niente più soldi per gli europei per comperare alcunchè. L'economia si inchioderebbe e noi non esporteremmo un bel niente anche a prezzi stracciati.

Per capire il meccanismo leggete qui 

In compenso ci siamo anche fatti odiare...

Circa il piano B, ovvero i tedeschi che escono dall'euro, una sola notazione. Sarebbe tecnicamente un po' più facile. I tedeschi
- si dovrebbero sobbarcare i costi del concambio (che non sono pochi);
- a operazione conclusa avrebbero una moneta molto forte (grande goduria per loro);
- sarebbero di nuovo in competizione con il sistema industriale italiano che per 40 anni grazie ai prodotti di buon livello ed ai prezzi competitivi li ha impensieriti (0 goduria per loro).
- Oggi le aziende italiane stanno chiudendo e possono essere comperate (Ducati?).

Non che l'euro non si possa disfare, ma non oggi e non in queste condizioni, occorrerà prima mettere a posto un sacco di cose. Ma poi quando saranno a posto perchè uscire?








lunedì 9 aprile 2012

“mal olandese” o “mal greco”?

Come sarà l'Italia dei nostri figli e dei loro figli?

Quando saranno adulti il Paese sarà ancora una media potenza mondiale?


Oggi per PIL siamo ancora ai vertici della classifica mondiale, ma molti indicatori (competitività, graduatorie mondiali sulla certezza del diritto o sulla libertà economica) segnalano il nostro indebolimento.

Quali sono le cause del nostro declino? Perchè quando anche Monti evoca una sindrome greca io prospetto invece una sindrome olandese? E perchè mai “olandese”?

Ovviamente per rispondere compiutamente a questa domanda occorrerebbe scrivere un libro. Mi permetto invece di suggerire solo alcuni spunti di riflessione.

Espongo, per iniziare, un modello molto stilizzato delle dinamiche politico economiche negli ultimi cinquanta anni.

Siamo stati uno dei paesi chiave del settore sud europeo del Patto Atlantico e abbiamo avuto il partito comunista più consistente di tutta l'Europa occidentale.

Mentre, per mantenere l'ordine stabilito a Yalta, i russi non si sono fatti particolare scrupolo ad usare la forza, gli americani hanno - per nostra fortuna - ritenuto di usare più la crescita economica che la violenza.

Siamo così diventati un paese industrializzato, ma in assenza di una condizione di democrazia sostanziale: infatti il duello elettorale tra DC e PCI non poteva essere vinto da quest'ultimo. La "prova" di questa affermazione sta nella conclusione tragica degli esperimenti del “comunismo dal volto umano” (Berlinguer) e delle “convergenze parallele” (Moro).

Questa situazione particolare ha creato una sorta di consorteria tra chi governava e chi era all'opposizione consapevole che poteva solo sbraitare.

Entrambi i blocchi hanno gestito il consenso, sia tra gli imprenditori e i professionisti sia tra i dipendenti, offrendo ai primi la possibilità di sottrarre ampie quote di reddito alle tasse e dando ai secondi incarichi lavorativi stabili, in condizione di bassa competitività, sia nell'amministrazione della cosa pubblica sia nell'industria privata.
Questo ovviamente a detrimento dell'efficienza del sistema.

Finchè il costo del lavoro è stato modesto il sistema economico è stato competitivo. In seguito quando le contraddizioni interne divennero troppo onerose e rischiavano di far saltare il meccanismo - piuttosto che rivederlo - si sono cercati aggiustamenti nei confronti del resto del mondo: siamo così giunti alle famose svalutazioni competitive ed agli alti livelli di inflazione.

Questa matrice “consortile” dello sviluppo economico ha tra le altre cose inciso profondamente sia sulla mentalità della nostra classe politica sia su quella industriale, e spiega i mali odierni.

Un solo esempio. Quando Berlusconi ha deciso di scendere in campo l'opposizione si è ben guardata dal fare una legge sul conflitto di interesse.

La mia interpretazione è che in questo modo si ottenessero due scopi. Il primo era un segnale di pace: “c'è posto anche per te, non vogliamo colpirti alla gola”; il secondo era un tatticismo tipicamente democristiano: poter colpire l'avversario politico con un argomento di sostanza, per mantenere una parvenza di alternanza.

Sfortunatamente nel 1989 con il crollo del muro di Berlino l'Italia ha smesso di essere una casella importante nello scacchiere geopolitico e casualmente (?) dagli anni 90 l'economia italiana ha smesso di crescere.

Quello che non ha smesso di crescere invece è stato il debito pubblico, poiché sia i partiti di destra sia quelli di sinistra hanno da sempre impostato la propria politica di gestione del potere sulla spesa pubblica, tradizionalmente generata dal deficit di bilancio.

Un deficit crescente in condizioni di crescita è però sostenibile. La crisi inizia a mostrare i suoi segni quando la crescita economica non permette più di sostenere il debito accumulato.

Quindi nello scenario attuale i partiti sono impotenti, poichè sia a destra che a sinistra hanno una struttura di gestione del potere che non permette comportamenti reciprocamente alternativi.

Perchè c'è un governo tecnico? Perchè con il tasso di (de)crescita attuale non è possibile mantenere il patto sociale precedentemente stipulato con la società civile.

Ricapitolando:

1) non è più possibile crescere perchè la crescita era sempre stata impostata sul deficit e non sull'efficienza.

2) Per salvarsi occorre fare le riforme, che però scardinano il vecchio patto sociale e quindi il potere partitico costituito .


Chi ha basato il proprio stile di vita e produttivo su una sostanziosa evasione fiscale riceve da circa sei mesi segnali concreti che indicano come questo suo comportamento non sia più ammesso. Questo messaggio viene “giustamente” vissuto come una rottura del patto precedente, consolidato nei 50 anni passati e quindi viene vissuto come un attentato alla propria esistenza.

Non trovo quindi stupefacente che vi siano piccoli imprenditori che compiano gesti estremi.

Dall'altro lato si registra il tentativo di erosione dei "vecchi" diritti dei lavoratori dipendenti e il conseguente arrocco di sindacati sedicenti progressisti, intenti solo a garantire la minoranza che ha già un lavoro.

Nel mezzo c'è questa classe politica che appoggia governi tecnici nella speranza che si possa riformare il minimo indispensabile per evitare il crack e poter continuare a governare con la formula collaudata degli ultimi 50 anni.
Non importa se per ottenere il risultato si debba fare un minimo di maquillage e sacrificare qualche “trota”.

Siamo ad un bivio: se non si riesce a scardinare questo sistema il declino di lungo periodo dell'Italia è assicurato. Ma per il rilancio dell'Italia è indispensabile la scomparsa di questo sistema politico e di potere.

Al momento mi pare che Monti non abbia intenzione di operare in direzione dello sterminio della classe politica e del suo sottobosco (purtroppo).

Siamo molto più ricchi dei greci e questo ci impedirà di fare bancarotta, ma così ci dissolveremo lentamente nel giro di 50 anni.

Ogni anno sarà sempre più difficile per le persone oneste vivere ed imprendere dignitosamente. Ci saranno cerchie dove i figli degli amici di oggi si spartiranno il potere e gli affari. La società sarà ingessata. Ci sarà sempre una Mediobanca che presterà soldi a imprenditori che invece andrebbero cacciati e imprigionati anzichè sostenuti.

Diventeremo insomma come l'Olanda, che dopo il 1600 ha ceduto lo scettro di regina dei commerci internazionali e pur non diventando una landa desolata ha smesso di essere ciò che era stata.

Questo esito ovviamente fa comodo a chi ha una posizione da difendere, non agli italiani.