Continua il periodo incasinatissimo - ma molto fruttuoso - e pertanto mi limito ad alcuni "telegrammi".
Mentre stavo finendo di cenare ho avuto un flash.
Il diritto d'autore deve essere molto ridimensionato, se non azzerato.
Lo so non è una novità la mia tesi.
Ben altri intellettuali si sono schierati contro questo presunto diritto almeno così come oggi è strutturato.
La mia è solo una intuizione, una riflessione "ecologica".
Tutti noi ci scagliamo contro l'inquinamento "fisico" ma per quello che concerne l'inquinamento intellettuale siamo ancora all'età della pietra.
Se non ci fosse un diritto d'autore che garantisce un reddito anche al più bieco degli scrittori e maitre a penser l'inquinamento intellettuale sarebbe ridotto. Il novitismo [cfr Sartori] non sarebbe redditizio.
Ma veramente sentite la mancanza del distillato del succo delle meningi di Vespa?
Quindi se scrivere un'opera fosse antieconomico la pletora delle produzioni spazzatura si fermerebbe di botto o quasi.
Continuerebbero a scrivere i narcisisti, che non sono motivati economicamente. Continuerebbero a scrivere gli altruisti che hanno piacere di condividere le proprie opinioni per far progredirte l'umanità.
Ma molti dei fenomeni da baraccone multimediale, quelli che ingaggiano una pletora di ghost writer, quelli che commissionano a molti differenti "badilanti della penna" un capitolo del "proprio" libro, quelli si fermeranno.
Chi avrà qualcosa da dire ci dovrà pensare bene. Vale la pena di spendere tempo e fatica per condividere la propria idea?
Machiavelli è morto povero ed oggi lo studiano ancora. Wilbur Smith morirà ricco (se non si sposerà e divorzierà con una trentenne). Che ironia.
Dedicato alla gestione e alla crescita del patrimonio per una clientela d'élite. Innovazione e tradizione al servizio dei tuoi investimenti.
mercoledì 30 marzo 2016
lunedì 14 marzo 2016
Considerazioni sulla recente decisione di politica monetaria della BCE
Cari amici
rilancio un articolo del Presidente della Cellino e Associati SIM e del capo nostro Ufficio Studi.
L'articolo è ospitato nel blog dei nostri amici di "Spazio economia"
Spazio Economia - fondata da Flaminio de Castelmur Corrado Griffa e Riccardo Pizzorno - è una agenzia di informazione specializzata che fa anche web broadcasting ed è presente sui social media.
rilancio un articolo del Presidente della Cellino e Associati SIM e del capo nostro Ufficio Studi.
L'articolo è ospitato nel blog dei nostri amici di "Spazio economia"
Spazio Economia - fondata da Flaminio de Castelmur Corrado Griffa e Riccardo Pizzorno - è una agenzia di informazione specializzata che fa anche web broadcasting ed è presente sui social media.
venerdì 4 marzo 2016
Tutto di nuovo sul fronte Orientale
Cari Amici
vi sarete accorti del rallentamento della pubblicazione dei post.
Il putiferio sui mercati finanziari degli ultimi due mesi (probabilmente originato dalla liquidazione di importanti posizioni dei fondi sovrani arabi) e questioni personali mi hanno imposto il silenzio, non tanto perchè non avessi nulla da dire quanto perchè non avevo quasi più il tempo per dormire.
Una tra le tante questioni che mi ha occupato può essere validamente riassunta dal progetto che sto seguendo in seno a Manager Italia. Il programma "rent a Manager".
Si tratta di una iniziativa che prevede l'impiego di manager che contribuiscono allo sviluppo di alcune regioni europee.
Per un piccolo approfondimento allego il post dell'amico e artefice dell'iniziativa, Enrico Martial, titolare di Agence de cooperation et developpement.
VINNYTSIA EUROPEA
Missione di Agence 1-3 marzo 2016
Visita a Vinnytsia (Ucraina) di Agence de coopération per due iniziative parallele: un progetto di cooperazione e di scambio di conoscenze in materia di gestione dei rifiuti nell'ambito del programma CEI- kep e un progetto di ricognizione e sostegno allo sviluppo economico con la partecipazione di ManagerItalia e di FederManager Torino. Agence ha sottoscritto con Valery Koroviy, Presidente dell'Amministrazione statale regionale, e con Anatoliy Oliynik, Presidente dell'Assemblea regionale un memorandum che traccia gli obiettivi e i percorsi della cooperazione fino alla fine del prossimo anno, quando faremo una valutazione dei progressi.
E' stata una missione impegnativa, da cui dovremo trarre risultati concreti per le prossime settimane. Abbiamo incontrato e lavorato con molte persone con efficacia e chiarezza, a conferma che l'Ucraina e la Regione di Vinnytsia stanno facendo progressi decisivi sulle riforme e sullo sviluppo, nelle istituzioni e nelle persone. E' un clima positivo, in cui è facile capirsi, in cui esiste una familiarità e una comprensione che confermano la stessa comune identità europea.
A margine vi è stato anche un incontro con Andreas Kiefer, Segretario generale del Congresso dei Poteri locali e regionali del Consiglio d'Europa insieme ad Anatoliy Oliynik, presidente del Consiglio regionale. Sul tema della democrazia regionale, Agence lavora da anni e da ancora più lungo tempo opera con saggezza e determinazione il Consiglio d'Europa tra l'altro per mezzo della Carta europea sull'Autonomia locale. Con Andreas abbiamo anche una vecchia amicizia, arricchita da momenti di vita famigliare e sportiva sulle nostre bellissime Alpi, tirolesi e valdostane.
Un ringraziamento caloroso a Chiara Palazzetti (FORMA.Azione) che ha partecipato con me al progetto CEI-Kep insieme ai rappresentanti regionali e alla dirigenza di EcoVin, a Paolo Palomba e a Paolo Bongianino (ManagerItalia), a Marco Bertolina (FederManager Torino). Avremo modo in altre occasioni di citare Contarina e la Scuola Agraria del Parco di Monza per CEI-Kep: per intanto un ringraziamento va dato a Guido Giaume, che in ManagerItalia e a Torino ha sostenuto sin dall'inizio il progetto di cooperazione economica, insieme a Niccolò Gori Sassoli e al Presidente di ManagerItalia, Guido Carella, che gli hanno dato concretezza dalla struttura nazionale. E penso spesso anche a quanti guardano a questo lavoro con sostegno, comprensione e affetto.
Un grazie di cuore alle persone che lavorano ai due progetti in Ucraina, e ai presidenti Valery Koroviy e Anatoliy Oliynik.
E adesso, al lavoro.
vi sarete accorti del rallentamento della pubblicazione dei post.
Il putiferio sui mercati finanziari degli ultimi due mesi (probabilmente originato dalla liquidazione di importanti posizioni dei fondi sovrani arabi) e questioni personali mi hanno imposto il silenzio, non tanto perchè non avessi nulla da dire quanto perchè non avevo quasi più il tempo per dormire.
Una tra le tante questioni che mi ha occupato può essere validamente riassunta dal progetto che sto seguendo in seno a Manager Italia. Il programma "rent a Manager".
Si tratta di una iniziativa che prevede l'impiego di manager che contribuiscono allo sviluppo di alcune regioni europee.
Per un piccolo approfondimento allego il post dell'amico e artefice dell'iniziativa, Enrico Martial, titolare di Agence de cooperation et developpement.
VINNYTSIA EUROPEA
Missione di Agence 1-3 marzo 2016
Visita a Vinnytsia (Ucraina) di Agence de coopération per due iniziative parallele: un progetto di cooperazione e di scambio di conoscenze in materia di gestione dei rifiuti nell'ambito del programma CEI- kep e un progetto di ricognizione e sostegno allo sviluppo economico con la partecipazione di ManagerItalia e di FederManager Torino. Agence ha sottoscritto con Valery Koroviy, Presidente dell'Amministrazione statale regionale, e con Anatoliy Oliynik, Presidente dell'Assemblea regionale un memorandum che traccia gli obiettivi e i percorsi della cooperazione fino alla fine del prossimo anno, quando faremo una valutazione dei progressi.
E' stata una missione impegnativa, da cui dovremo trarre risultati concreti per le prossime settimane. Abbiamo incontrato e lavorato con molte persone con efficacia e chiarezza, a conferma che l'Ucraina e la Regione di Vinnytsia stanno facendo progressi decisivi sulle riforme e sullo sviluppo, nelle istituzioni e nelle persone. E' un clima positivo, in cui è facile capirsi, in cui esiste una familiarità e una comprensione che confermano la stessa comune identità europea.
A margine vi è stato anche un incontro con Andreas Kiefer, Segretario generale del Congresso dei Poteri locali e regionali del Consiglio d'Europa insieme ad Anatoliy Oliynik, presidente del Consiglio regionale. Sul tema della democrazia regionale, Agence lavora da anni e da ancora più lungo tempo opera con saggezza e determinazione il Consiglio d'Europa tra l'altro per mezzo della Carta europea sull'Autonomia locale. Con Andreas abbiamo anche una vecchia amicizia, arricchita da momenti di vita famigliare e sportiva sulle nostre bellissime Alpi, tirolesi e valdostane.
Un ringraziamento caloroso a Chiara Palazzetti (FORMA.Azione) che ha partecipato con me al progetto CEI-Kep insieme ai rappresentanti regionali e alla dirigenza di EcoVin, a Paolo Palomba e a Paolo Bongianino (ManagerItalia), a Marco Bertolina (FederManager Torino). Avremo modo in altre occasioni di citare Contarina e la Scuola Agraria del Parco di Monza per CEI-Kep: per intanto un ringraziamento va dato a Guido Giaume, che in ManagerItalia e a Torino ha sostenuto sin dall'inizio il progetto di cooperazione economica, insieme a Niccolò Gori Sassoli e al Presidente di ManagerItalia, Guido Carella, che gli hanno dato concretezza dalla struttura nazionale. E penso spesso anche a quanti guardano a questo lavoro con sostegno, comprensione e affetto.
Un grazie di cuore alle persone che lavorano ai due progetti in Ucraina, e ai presidenti Valery Koroviy e Anatoliy Oliynik.
E adesso, al lavoro.
mercoledì 24 febbraio 2016
La birra al Rotary Torino Nord Est
Grazie alla cortesia dell'amica Liliana Remolif, presidente del Club Rotary Torino Nord Est, con mio grande piacere, ieri sera ho partecipato ai festeggiamenti per il 111° "compleanno" del Club.
In un ambiente amichevole ho avuto modo di parlare di una delle mie due passioni, la domozimurgia, ovvero la produzione casalinga di birra.
Di seguito una traccia del mio intervento.
La birra invece si fa con l'orzo, con il grano, con la segale, con il riso o con il mais...
Il termometro inventato nel 1714 da Fahreinheit è all'origine dei primi "quaderni di bressaggio".
In un ambiente amichevole ho avuto modo di parlare di una delle mie due passioni, la domozimurgia, ovvero la produzione casalinga di birra.
Di seguito una traccia del mio intervento.
La
birra non si distilla. Il vino, la birra,sono fermentati. Non si usa
l'alambicco per produrli.
La
birra è cugina del vino e del sidro, ma anche dell'idromele.
I
distillati sono per es.: la grappa, il wisky
Birra
= Fermentazione
Un
“animaletto” mangia lo zucchero e produce alcool e anidride
carbonica
Cosa
dà corpo alla birra?
Non
l'alcool ma le maltodestrine (zuccheri) che non sono elaborate dal
Saccaromyces (Cervisiae o altri).
Se
diamo da “mangiare” al lievito tutti gli zuccheri avremo una
birra alcolica ma “secca” al palato.
Il
vino è frutto della fermentazione del succo d'uva, che è
zuccherino.
La birra invece si fa con l'orzo, con il grano, con la segale, con il riso o con il mais...
Ma
in quei prodotti non ci sono zuccheri! Ci sono gli amidi...
Come
fa l'amido a diventare uno zucchero?
Con l'amilasi.
Perchè
c'è birra e birra? Perchè
i fermentabili sono differenti e i lieviti sono differenti.
Storia
La
birra non è stata mai inventata! E' stata scoperta.
L'evoluzione
della birra è l'evoluzione dell'uomo. La prima traccia
dell'esistenza della birra viene da una tavoletta di argilla
dell'epoca predinastica sumera 6000 anni fa.
La birra d'orzo era chiamata sikaru (pane liquido) e che serviva a calcolare il salario-base degli operai (3 litri al giorno).
La birra d'orzo era chiamata sikaru (pane liquido) e che serviva a calcolare il salario-base degli operai (3 litri al giorno).
La
più antica legge che regolamenta la produzione e la vendita di birra
è il Codice
di Hammourabi
(1728-1686 a.C.).
Gli
Egizi chiamarono la birra "zythum"
e i greci vi si ispirarono chiamandola "zythos".
Le
tasse
potevano essere pagate in birra e, come per i Sumeri, il salario
minimo era liquido (due anfore di birra al giorno).
Il
"papiro
Ebers"
offre 600 prescrizioni
mediche
per alleviare le sofferenze e l'ingrediente principale dei
medicamenti è la birra.
Nell'anno
87 d.C. Tacito parla della birra dei Germani paragonandola al "vinus
corruptus"
I
galli migliorano
tre aspetti del fare la birra:
1)
utilizzano pietre riscaldate per la cottura;
2)
inventano le botti per
un più lungo periodo di conservazione (fino a otto mesi).
3)
inventano una famosa pozione
magica mescolando
ad una birra di frumento una parte di idromele.
I
monaci
Perfezionarono
in modo significativo i metodi di brassaggio e diventarono fino al
XII° secolo detentori esclusivi delle conoscenze e delle tecniche di
produzione.
Fare
e vendere birra costituì un privilegio concesso dagli ecclesiastici
in licenza ai privati.
Le
corporazioni
Con
la nascita delle corporazioni, quella dei produttori di birra divenne
una delle più influenti.
Nel
1376 ad Amburgo operavano 457 birrai di due differenti categorie: i
birrai "di mare" e quelli "di terra" che
vendevano al mercato locale.
Il
"gruyt"
I
Crociati contribuirono all'incremento dell'utilizzo delle spezie che,
portate dalle spedizioni in Oriente, danno senza dubbio una birra di
qualità superiore.
Con
l'irresistibile ascesa del luppolo (XIII° secolo) il gruyt cadde in
disuso. Tuttavia l'impiego di spezie non sparì completamente.
Il
luppolo
E'
conosciuto sin dai tempi più remoti per i suoi effetti soporiferi e
calmanti: appartiene alla stessa famiglia della Cannabis.
I
lavoratori delle vecchie fabbriche di birra, trattando il luppolo,
dovevano interrompere il lavoro periodicamente per evitare di cadere
addormentati.
L'utilizzo
del luppolo è pratica antichissima ma la luppolazione sistematica
del mosto prese piede nel
XIII° secolo. Un grande contributo fu dato dalle ricerche della
botanica Suor
Hildegard von Bingen
(1098-1179) dell'Abbazia di St. Rupert in Germania.
Qualche
resistenza si ebbe in certe zone inglesi che, nonostante
l'introduzione del luppolo da parte degli immigrati fiamminghi, lo
accettarono pienamente solo alla fine del XVI° secolo.
La
scienza
Il termometro inventato nel 1714 da Fahreinheit è all'origine dei primi "quaderni di bressaggio".
Alla
fine scopersero che non era Bacco a fare la magia...
Leuwenhoeck
nel 1680 identificò il
lievito della birra ma
non fu in grado di spiegarne nè la natura nè l'azione. Fu nel 1739
a Cagniard-Latour ad attribuire la fermentazione della birra ad una
cellula di lievito. La sua teoria, basata su una cellula invisibile,
fu duramente contestata dagli scienziati dell'epoca, ma già l'anno
dopo
Anton Dreher
e Gabriel Sedlmayr identificarono il lievito come l'ingrediente
segreto che faceva la gloria delle birre bavaresi.
I
lavori di Pasteur
sulla
fermentazione del 1876 spianarono la strada alla comprensione
dell'azione del lievito e a quella dei batteri responsabili dei
problemi che portano al cattivo gusto.
I
risultati delle sue ricerche spinsero le birrerie ad equipaggiarsi di
laboratori di ricerca.
lunedì 8 febbraio 2016
MF incorona la linea UDF5 tra oltre 300 linee di gestione
Sono lieto di comunicarvi che il settimanale MF ha messo al primo posto la nostra linea di gestione UDF5 tra oltre 300 concorrenti.
Qui trovate il link all'articolo completo.
Qui trovate il link all'articolo completo.
venerdì 8 gennaio 2016
Sul film "La grande scommessa": Tranquilli, pippone, ma no spoiler
Nei confronti dei film che hanno come argomento la finanza ho sempre sentimenti duali.
Li vedo, anche con piacere, ma poi mi in...zo. Anche quando sono confezionati con talento e mi fanno passare un paio d'ore spensierate.
A questo punto mi si dovrebbe chiedere: "Che vuoi di più? Hai avuto un corrispettivo per il prezzo del biglietto".
Quando mi irrito? Quando verso la fine della narrazione, si arriva alla presunta morale. In automatico mi arriva la botta di bile.
Perchè mi arrabbio? Non certo per i personaggi stereotipati.
Quello che mi fa montare il sangue è il passaggio dalla falsificazione grossolana ad uso delle narrazione - che è lecita - al suggerimento in salsa pseudo-moralista.
Notate anche solo l'impostazione del trailer del film in uscita in questi giorni.
"Un gruppo di outsider che prende a calci le banche".
Ma chi sono in fondo gli outsider? Sono l'equivalente dei ribelli di Star Wars.
Chi sarebbe mai così folle da vedere Star Wars e parteggiare per l'Impero?
E chi oggi non vorrebbe dare un calcio alle banche?
O per gettarla sul politicamente scorretto. Chi in Germania nel 1935 non avrebbe dato volentieri un calcio nel culo ad un ebreo?
Ma questo in fondo fa parte delle necessità della vendita del prodotto. Ed è una piaggeria perdonabile.
La domanda che mi viene spontanea però è: "Questi pretesi outsider vengono dai campi dello Iowa o hanno fatto le stesse scuole di chi sta dall'altra parte?"
Se sono degli outsider, che ci fanno nel cuore pulsante del sistema?
Secondo la filosofia di "Una poltrona per due" basta essere seduti al posto giusto per fissare prezzi di acquisto o vendita e fare soldi: persino il povero Reginald era diventato capace di farlo.
Ora, non c'è dubbio che la posizione sociale iniziale conti, ma se c'è un ambiente veramente meritocratico è la finanza: il 90% dei titoli azionari che componevano lo S&P500 nel 1950 oggi non ne fanno più parte.
I "guru" della finanza hanno una emivita assimilabile a quella degli isotopi radioattivi. Soros è forse il più conosciuto anche ai non addetti. Ma ne avete sentito parlare negli ultimi 10 anni?
L'altra mistificazione del trailer è ancora più becera:
"Una intuizione basta per diventare ricchi"
L'intuizione è fondamentale, ma come diceva Edison "essere inventori richiede 1% ispirazione e 99% traspirazione". Quanti anni sono stati spesi da questi "outsider" a studiare cose altamente astratte e a sperimentare le sensazioni fisiche che si accompagnano inevitabilmente a quel lavoro?
In questo filone segnalo anche la pubblicità più ingannevole che abbia mai udito:
"chiunque può diventare un vero trader con XX".
Insomma basse barriere di accesso, estrema difficoltà della materia ed elevato grado di astrazione, permettono una banalizzazione dell'argomento talmente spudorata che è infamante - per gli addetti ai lavori - qualto per noi tutti lo stereotipo dell'italiano - mafia - spaghetti - mandolino.
Concludo con una ultima provocazione.
In questi tempi si fa un gran parlare di profili di rischio e delle emissioni di bond truffa.
Non c'è bisogno di fare un profilo Mifid agli investitori. Basta mandarli al cinema a vedere il prossimo film di finanza. Se ne escono "illuminati" - per la loro incolumità - devono essere condannati a fare i BOT a vita.
Li vedo, anche con piacere, ma poi mi in...zo. Anche quando sono confezionati con talento e mi fanno passare un paio d'ore spensierate.
A questo punto mi si dovrebbe chiedere: "Che vuoi di più? Hai avuto un corrispettivo per il prezzo del biglietto".
Quando mi irrito? Quando verso la fine della narrazione, si arriva alla presunta morale. In automatico mi arriva la botta di bile.
Perchè mi arrabbio? Non certo per i personaggi stereotipati.
Quello che mi fa montare il sangue è il passaggio dalla falsificazione grossolana ad uso delle narrazione - che è lecita - al suggerimento in salsa pseudo-moralista.
Notate anche solo l'impostazione del trailer del film in uscita in questi giorni.
"Un gruppo di outsider che prende a calci le banche".
Ma chi sono in fondo gli outsider? Sono l'equivalente dei ribelli di Star Wars.
Chi sarebbe mai così folle da vedere Star Wars e parteggiare per l'Impero?
E chi oggi non vorrebbe dare un calcio alle banche?
O per gettarla sul politicamente scorretto. Chi in Germania nel 1935 non avrebbe dato volentieri un calcio nel culo ad un ebreo?
Ma questo in fondo fa parte delle necessità della vendita del prodotto. Ed è una piaggeria perdonabile.
La domanda che mi viene spontanea però è: "Questi pretesi outsider vengono dai campi dello Iowa o hanno fatto le stesse scuole di chi sta dall'altra parte?"
Se sono degli outsider, che ci fanno nel cuore pulsante del sistema?
Secondo la filosofia di "Una poltrona per due" basta essere seduti al posto giusto per fissare prezzi di acquisto o vendita e fare soldi: persino il povero Reginald era diventato capace di farlo.
Ora, non c'è dubbio che la posizione sociale iniziale conti, ma se c'è un ambiente veramente meritocratico è la finanza: il 90% dei titoli azionari che componevano lo S&P500 nel 1950 oggi non ne fanno più parte.
I "guru" della finanza hanno una emivita assimilabile a quella degli isotopi radioattivi. Soros è forse il più conosciuto anche ai non addetti. Ma ne avete sentito parlare negli ultimi 10 anni?
L'altra mistificazione del trailer è ancora più becera:
"Una intuizione basta per diventare ricchi"
L'intuizione è fondamentale, ma come diceva Edison "essere inventori richiede 1% ispirazione e 99% traspirazione". Quanti anni sono stati spesi da questi "outsider" a studiare cose altamente astratte e a sperimentare le sensazioni fisiche che si accompagnano inevitabilmente a quel lavoro?
In questo filone segnalo anche la pubblicità più ingannevole che abbia mai udito:
"chiunque può diventare un vero trader con XX".
Insomma basse barriere di accesso, estrema difficoltà della materia ed elevato grado di astrazione, permettono una banalizzazione dell'argomento talmente spudorata che è infamante - per gli addetti ai lavori - qualto per noi tutti lo stereotipo dell'italiano - mafia - spaghetti - mandolino.
Concludo con una ultima provocazione.
In questi tempi si fa un gran parlare di profili di rischio e delle emissioni di bond truffa.
Non c'è bisogno di fare un profilo Mifid agli investitori. Basta mandarli al cinema a vedere il prossimo film di finanza. Se ne escono "illuminati" - per la loro incolumità - devono essere condannati a fare i BOT a vita.
giovedì 31 dicembre 2015
La volatilità come cifra del futuro
Buongiorno e buon anno!
Continuo la tradizione natalizia: post frammentari ed affabulatori, suggestioni per una visione di lungo periodo (ne trovate anche qui e qui).
Ieri sera riflettevo con mia moglie sulla mia idiosincrasia per la guida delle auto. Le annunciavo che avrei comperato una automobile che si guida da sola, non appena sarà disponibile.
Abbiamo quindi iniziato a ragionare su quante cose sarebbero cambiate con l'avvento di una simile tecnologia.
Le considerazioni che abbiamo fatto sono molto più ampie, ve ne riporto pochi stralci.
In futuro, con le auto che guidano da sole, saranno disponibili anche le app per "chiamarle", per farsi venire a prendere. Ma poichè è poco razionale far aspettare per ore o giorni il proprio veicolo, facilmente, al possesso si sostituirà l'affitto; quindi è ragionevole attendersi una estensione del servizio di car sharing.
La tecnologia "self drive" ridurrà dunque la necessità di autisti.
Questo avrà svariate implicazioni.
I taxisti saranno ancora una volta a rischio di estinzione, con buona pace dei politici oscurantisti che li hanno appoggiati nella crociata anti Uber: stavolta però la categoria si scontrerà con il settore automotive e prevedibilmente faranno la fine del topo.
Le attività di autoriparazione e ricambistica saranno profondamente riviste, e da artigianali diventeranno industriali, con il crescere delle società di car sharing.
Poichè le auto dialogheranno tra di loro e con l'ambiente circostante i trasporti dovrebbero diventare più sicuri e veloci: le assicurazioni RCA smetteranno di essere un ramo in perdita per le assicurazioni.
Salvo che in zone meno coperte dai servizi di mobilità collettiva, avere la patente e guidare personalmente sarà una eccezione. Quindi i taxisti si dovranno spostare in aree rurali se vorranno sopravvivere. Saranno quasi delle guide alpine...
Per contro nelle aree urbane guidare personalmente potrebbe diventare socialmente poco accettabile: si potrebbe essere percepiti come persone che per mania di protagonismo mettono a rischio la pubblica incolumità.
Peggio ancora: avere la patente potrebbe essere un indicatore di pericolosità sociale. Si potrebbe diventare potenziali sospettati di essere autori delle poche rapine che verranno ancora perpetrate (ve li vedete i rapinatori fuggire - dopo il colpo - su una Google car?)
I minori, gli anziani malati ma deambulanti ed i soggetti privi di patente potranno usufruire di un servizio di trasporto personalizzato per le proprie mete. Avere ospedali centralizzati e una utenza diffusa non sarà più un grave disagio.
Ma ci sono anche implicazioni sugli investimenti.
Con meno auto in circolazione alcuni evergreen non saranno più redditizi: i box auto, che specie nei centri delle città hanno garantito per decenni elevate redditività del capitale investito, diventeranno poco apetibili.
Quindi le amministrazioni comunali che si stanno finanziando oggi con la vendita dei diritti di superficie per la costruzione di box pertinenziali stanno agendo sagacemente...
Grazie alle innovazioni tecnologiche, all'aumentata interconnessione sociale ed economica e alla oramai chiarissima connessione ecologica tra tutti noi il nostro futuro diventa sempre meno prevedibile.
Se fino a ieri un nazionalista avrebbe potuto affermare - senza troppo timore essere spernacchiato - che l'inquinamento cinese non è affar nostro, prevedo che presto gli occidentali saranno lieti di contribuire economicamente alla messa in sicurezza delle industrie del terzo mondo. E questo avrà inevitabilmente ricadute economiche e sugli investimenti.
Ma perchè la turbolenza prospettica è oggetto di discussione su un blog di finanza?
Perchè - se la tubolenza che abbiamo sperimentato in questi anni è un fenomeno destinato a permanere - le implicazioni per l'industria del risparmio gestito non saranno banali.
I modelli attuali basati sul passato potrebbero dover essere profondamente rivisti a causa di un aumento strutturale della varianza ed una minore significatività delle condizioni storiche del mercato.
In tali condizioni gli investimenti classici "a benchmark" come un fondo comune che segue un settore o un'area geografica potrebbe essere una scelta poco sagace.
Infatti anche con un ciclo economico ben impostato un investimento che si basa solo e sempre su una media dei titoli potrebbe esporre l'investitore a volatilità tali da renderlo insoddisfatto e ansioso, e spingerlo a comportamenti irrazionali, ovviamente nel momento sbagliato.
Idealmente il futuro del risparmio gestito si deve indirizzare verso la capacità di decidere di volta in volta
- quando sia il caso di scoprire le "storie" singole o di affidarsi al movimento corale del mercato (meglio avere un forte sovrappeso su Apple o avere un ETF?);
- se sia necessario prendere profitto, infrangendo la regola aurea dello stare sempre investiti.
Detto altrimenti: il modello classico media-varianza nei prossimi anni sarà probabilmente sottoposto ad esami molto severi.
E sia i consulenti che gli investitori devono esserne consapevoli.
Continuo la tradizione natalizia: post frammentari ed affabulatori, suggestioni per una visione di lungo periodo (ne trovate anche qui e qui).
Ieri sera riflettevo con mia moglie sulla mia idiosincrasia per la guida delle auto. Le annunciavo che avrei comperato una automobile che si guida da sola, non appena sarà disponibile.
Abbiamo quindi iniziato a ragionare su quante cose sarebbero cambiate con l'avvento di una simile tecnologia.
Le considerazioni che abbiamo fatto sono molto più ampie, ve ne riporto pochi stralci.
In futuro, con le auto che guidano da sole, saranno disponibili anche le app per "chiamarle", per farsi venire a prendere. Ma poichè è poco razionale far aspettare per ore o giorni il proprio veicolo, facilmente, al possesso si sostituirà l'affitto; quindi è ragionevole attendersi una estensione del servizio di car sharing.
La tecnologia "self drive" ridurrà dunque la necessità di autisti.
Questo avrà svariate implicazioni.
I taxisti saranno ancora una volta a rischio di estinzione, con buona pace dei politici oscurantisti che li hanno appoggiati nella crociata anti Uber: stavolta però la categoria si scontrerà con il settore automotive e prevedibilmente faranno la fine del topo.
Le attività di autoriparazione e ricambistica saranno profondamente riviste, e da artigianali diventeranno industriali, con il crescere delle società di car sharing.
Poichè le auto dialogheranno tra di loro e con l'ambiente circostante i trasporti dovrebbero diventare più sicuri e veloci: le assicurazioni RCA smetteranno di essere un ramo in perdita per le assicurazioni.
Salvo che in zone meno coperte dai servizi di mobilità collettiva, avere la patente e guidare personalmente sarà una eccezione. Quindi i taxisti si dovranno spostare in aree rurali se vorranno sopravvivere. Saranno quasi delle guide alpine...
Per contro nelle aree urbane guidare personalmente potrebbe diventare socialmente poco accettabile: si potrebbe essere percepiti come persone che per mania di protagonismo mettono a rischio la pubblica incolumità.
Peggio ancora: avere la patente potrebbe essere un indicatore di pericolosità sociale. Si potrebbe diventare potenziali sospettati di essere autori delle poche rapine che verranno ancora perpetrate (ve li vedete i rapinatori fuggire - dopo il colpo - su una Google car?)
I minori, gli anziani malati ma deambulanti ed i soggetti privi di patente potranno usufruire di un servizio di trasporto personalizzato per le proprie mete. Avere ospedali centralizzati e una utenza diffusa non sarà più un grave disagio.
Ma ci sono anche implicazioni sugli investimenti.
Con meno auto in circolazione alcuni evergreen non saranno più redditizi: i box auto, che specie nei centri delle città hanno garantito per decenni elevate redditività del capitale investito, diventeranno poco apetibili.
Quindi le amministrazioni comunali che si stanno finanziando oggi con la vendita dei diritti di superficie per la costruzione di box pertinenziali stanno agendo sagacemente...
Grazie alle innovazioni tecnologiche, all'aumentata interconnessione sociale ed economica e alla oramai chiarissima connessione ecologica tra tutti noi il nostro futuro diventa sempre meno prevedibile.
Se fino a ieri un nazionalista avrebbe potuto affermare - senza troppo timore essere spernacchiato - che l'inquinamento cinese non è affar nostro, prevedo che presto gli occidentali saranno lieti di contribuire economicamente alla messa in sicurezza delle industrie del terzo mondo. E questo avrà inevitabilmente ricadute economiche e sugli investimenti.
Ma perchè la turbolenza prospettica è oggetto di discussione su un blog di finanza?
Perchè - se la tubolenza che abbiamo sperimentato in questi anni è un fenomeno destinato a permanere - le implicazioni per l'industria del risparmio gestito non saranno banali.
I modelli attuali basati sul passato potrebbero dover essere profondamente rivisti a causa di un aumento strutturale della varianza ed una minore significatività delle condizioni storiche del mercato.
In tali condizioni gli investimenti classici "a benchmark" come un fondo comune che segue un settore o un'area geografica potrebbe essere una scelta poco sagace.
Infatti anche con un ciclo economico ben impostato un investimento che si basa solo e sempre su una media dei titoli potrebbe esporre l'investitore a volatilità tali da renderlo insoddisfatto e ansioso, e spingerlo a comportamenti irrazionali, ovviamente nel momento sbagliato.
Idealmente il futuro del risparmio gestito si deve indirizzare verso la capacità di decidere di volta in volta
- quando sia il caso di scoprire le "storie" singole o di affidarsi al movimento corale del mercato (meglio avere un forte sovrappeso su Apple o avere un ETF?);
- se sia necessario prendere profitto, infrangendo la regola aurea dello stare sempre investiti.
Detto altrimenti: il modello classico media-varianza nei prossimi anni sarà probabilmente sottoposto ad esami molto severi.
E sia i consulenti che gli investitori devono esserne consapevoli.
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