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venerdì 13 maggio 2022

Vinci o perdi con il dollaro?

 


Come influisce in questo periodo l'andamento del dollaro sugli investimenti in obbligazioni o azioni?

giovedì 20 gennaio 2011

Il doppio dilemma dell'investitore nel 2011

Ho già avuto occasione di segnalare la differenza tra le politiche anticrisi che sono state adottate dall'Europa e dagli Stati Uniti d'America.

In estrema sintesi affermo che su "ispirazione" della Germania la via europea per uscire dalla crisi sta nel risanamento del bilancio pubblico e nel rigore dei conti comunitari; per gli americani invece sta nel rilancio dell'economia, anche a costo di fare ulteriori debiti.

Questo comporta non pochi grattacapi per gli investitori, che devono rispondere ad alcune domande chiave per poter allocare il proprio patrimonio.

Il primo interrogativo che mi porrei è: "I provvedimenti presi permetteranno la crescita mondiale?"

La questione non è da poco, perché una risposta positiva invita all'aumento delle posizioni azionarie.

A questa domanda pare proprio che si possa dare una risposta positiva, il mondo cresce e non solo nei Paesi Emergenti; inoltre le draconiane ristrutturazioni aziendali hanno messo le società in condizioni di fare utili anche in situazioni più difficili di una volta.

Restano tuttavia i crucci sugli shock che i mercati potrebbero dover affrontare. Una o più situazioni difficili (crisi debitorie o politiche) potrebbero riflettersi con repentini mutamenti dell'umore dei mercati, e quindi la volatilità dei listini potrebbe essere elevata per i paesi che hanno meno certezze e più margini di rivalutazione, come i paesi periferici della zona euro.
Ovviamente minori incertezze offriranno minori rendimenti e minore volatilità.


Una seconda domanda potrebbe essere relativa a quale moneta adottare come cuore del proprio portafoglio.

Le recenti dichiarazioni dei cinesi in favore dell'euro sono molto confortanti: sembra proprio che almeno per loro l'Euro non debba scomparire. Lusinghiero se pensiamo che nel maggio scorso le voci davano per spacciata la nostra moneta.

Ma ci sarà da fidarsi? In fondo la diversificazione è il provvedimento basilare di ogni politica di portafoglio, e i cinesi sono proprietari della metà del debito pubblico americano. Pertanto crearsi una alternativa è prudente, ed è un modo per fare politica estera; non solo, è un modo per sostenere la loro economia, che si basa sulla nostra domanda.

D'altra parte ho già sostenuto che se gli americani fanno debiti per rilanciare l'economia non è immaginabile che pensino di mantenere un dollaro forte, è più plausibile che pensino ad una moneta debole e inflazionata.

Conviene allora avere attività in dollari? Probabilmente nel lungo termine no, quindi si potrebbe pensare di escludere un bond lungo americano, ma che dire del mercato azionario americano nel 2011?

Ho l'impressione che quest'anno non avere idee assolute sulle posizioni da prendere potrebbe essere un'idea redditizia.





lunedì 18 ottobre 2010

Le valute in ordine sparso

, Cellino Associati SIM, Cellino e Associati SIM
La buona notizia è che il sistema mondiale non rischia più il collasso.

La cattiva notizia è che proprio per questa ragione ogni Paese sta sgomitando per avvantaggiarsi rispetto agli altri.

Questo è il succo di quello che i giornali chiamano "guerra delle valute", ovvero il verificarsi di violente oscillazioni del tasso di cambio tra le principali monete.

Ma perchè ci sono le oscillazioni? Cosa sta succedendo?

Proviamo a creare un modello descrittivo semplice.

Ammettiamo che esistano solo due paesi. L'Italia e il Resto del Mondo, e che in Italia si producano solo maccheroni, con il grano comperato all'estero.

Se questi vanno di gran moda, fuori dal Belpaese, la moneta italiana è molto richiesta e quindi tende a salire di prezzo rispetto all'altra moneta, perchè serve per comperare i maccheroni.

Nel tempo quindi la pasta diventerà più cara e solo i più ricchi potranno permettersela. Questo inevitabilmente ridurrà i volumi della domanda e di conseguenza i produttori di pasta prima venderanno meno, poi inizieranno a reagire.

Come è possibile reagire? Ci sono varie possibilità:

- all'italiana, facendo (fare al Governo) una svalutazione competitiva: in pratica "annacquando" la nostra moneta, per es. stampandone un po'. In questo modo c'è più disponibilità di Lire e il loro prezzo (cioè il tasso di cambio) scende.
Questo dà respiro alla nostra merce che torna ad essere a buon mercato.
Tuttavia se prima con 100 Lire comperavamo una tonnellata di grano, terminate le scorte, a causa della svalutazione, per comperare nuovo grano dovremo spendere di più. Inoltre tutte le merci che comperiamo adesso all'estero costeranno di più. Pertanto gli operai che prima lavoravano per 10 lire adesso non si accontenterano di un tale salario.
Proseguire con questa tattica rischia di creare un circolo vizioso dal quale potrebbe diventare difficile uscire e si innervosiscono i partner commerciali che percepiscono come "sleale" la pratica. Chi ha qualche anno sulle spalle avrà una sorta di déjà vu.

- E' possibile poi reagire alla tedesca, trovando il modo di incrementare la produttività. Così a parità di altri fattori, nonostante la forza della propria moneta, si riesce a tenere prezzi bassi e a prosperare.

- Infine si potrebbe reagire all'americana. Si chiude la fabbrica e la si riapre dove il lavoro o il grano costano molto meno, lasciando a spasso gli operai italiani e magari cercando di riconvertirli.

Cosa succede oggi? La crisi economica ha fatto chiudere o ridimensionare molte attività produttive in base al meccanismo che ho spiegato qui http://epsilon-intervallo-grande.blogspot.com/2009/04/la-crisi-le-banche-ed-i-titoli-tossici_30.html creando una forte diminuzione della domanda di beni e servizi (o di maccheroni).

I bilanci di molti Stati sono in condizioni tali da non poter permettere di creare ulteriore debito per sostenere i redditi e quindi di sostenere la domanda (di maccheroni). Quindi per evitare il collasso politico oltre che economico occorre reagire. La misura più spiccia è la reazione all'italiana, in attesa di implementare un mix degli altri provvedimenti.


Tornando a noi: tutti i governi hanno bisogno di una valuta debole debole per rilanciare la propria economia, anche a scapito di quella degli altri paesi.

Gli americani vorrebbero che i cinesi rivalutassero per es. facendo consumare un po' anche la propria popolazione. Ma quelli se ne guardano bene perchè una rivalutazione creerebbe minore convenienza delle loro merci e una diminuzione della loro domanda. E questo comporterebbe una crescita meno vigorosa della loro economia. La sfortuna vuole che se il tasso di espansione economico cinese scende sotto il 7.5% annuo la Cina diventa veramente il paese della rivoluzione.

Quindi ad oggi
- la Cina esporta solo, e compera, con i soldi che avanza, tutto quello che riesce.
- Gli americani non riuscendo a fare svalutare i cinesi cercano un po' di ossigeno contro le valute occidentali
- gli unici occidentali che se la ridono sono i tedeschi, abituati da sempre a crescere economicamente in condizioni di valuta forte e che così possono fare con altri mezzi (come direbbe von Clausewitz) quello che non sono riusciti a fare con le armi.










giovedì 22 ottobre 2009

Il dollaro e le vecchie abitudini


, Cellino Associati SIM, Cellino e Associati SIM
Uno degli ambiti della psicologia è l’intervento per la ristrutturazione dei comportamenti inadeguati.

Una abitudine inizialmente funzionale infatti, se riprodotta in un contesto differente, può diventare dannosa.

Mi pare che in finanza si possano trovare esempi interessanti, come la percezione che il dollaro sia una valuta forte.

Per fare una valutazione di ampio respiro prendiamo in esame il periodo dal 1970 ad oggi, e per comparare i dati correggiamo il cross lira dollaro con il cambio lira euro (1936.27).

(I dati sono tratti dal sito di Bankitalia per i valori lira/dollaro dal 1970 al 1999 e per i valori euro/ dollaro dal 1999 al 2008; gli altri sono mie elaborazioni)

Il cross euro/dollaro è espresso “Certo per Incerto”, ovvero se il cross vale “1.45” occorrono 1.45 dollari per comperare un euro.

Possiamo notare che dal 1970 al 1985 il dollaro si è apprezzato: nel 1970 ne occorrevano 3 per comperare un euro, ma nel 1985 ne bastava 1.

Ecco dunque il periodo in cui probabilmente si è formata la percezione che il dollaro fosse una valuta forte.

Dopo il 1985 però la situazione è mutata: il rapporto di cambio contro l’euro ha iniziato ad oscillare tra 0,8 e 1,8 e chi avesse comperato dollari proprio in quell’anno avrebbe aspettato fino al 2000 per rivedere i suoi prezzi di carico.

Un tempo abbastanza lungo per perdere clienti, avvilire patrimoni e sprecare una carriera.

I risultati migliori - in questa seconda fase - li avrebbe ottenuti un investitore che fino ad allora sarebbe stato perdente, poiché convinto della stazionarietà di lungo periodo del rapporto euro dollaro.
Per 15 anni hanno avuto ragione e fatto carriera una certa classe di investitori e consulenti, mentre i loro figli per avere successo hanno dovuto agire in modo profondamente differente.