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martedì 7 maggio 2019

giovedì 24 settembre 2009

Attenti al reddito fisso!

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Gli estimatori dei titoli a reddito fisso potrebbero dover cambiare strategia nel prossimo futuro.

Il calo dei tassi effettuato per sostenere l’economia mondiale ha portato i BOT ad avere un rendimento prossimo allo 0 o leggermente inferiore, se si considerano i costi e la tenuta del deposito.

Se da un lato gli acquirenti dei titoli a brevissimo termine sono stati penalizzati, ai detentori di obbligazioni a più lunga scadenza è andata bene: il calo dei tassi ha aumentato il corso (prezzo) dei bond in loro possesso.

Ma perché un titolo a reddito fisso sale di prezzo quando i tassi scendono?

Immaginiamo di comperare oggi un BOT a 97 e che, scadendo tra un anno, sarà rimborsato a 100. Rende il 3%.
Immaginiamo adesso che il giorno dopo lo Stato emetta un altro BOT, che renderà dopo un anno il 4%.

Se volessi rivendere il BOT n. 1 per comprare il secondo - che rende di più - non troverei (in condizioni normali) persone disponibili ad acquistarlo a 97: vorrebbero comperarlo a 96 per poter guadagnare il 4% che è il nuovo rendimento disponibile.

Questo spiega anche come mai un titolo più è lontano dalla scadenza e più risente di una variazione sui tassi di interesse: infatti più è lontana la scadenza e maggiore sarà lo “sconto” richiesto dagli acquirenti al possessore.

Ma torniamo a noi.

Adesso i tassi sono a zero, ma prima o poi risaliranno.

Una ascesa dei tassi comporterà un aumento del rendimento offerto dai BOT in collocamento e una diminuzione del valore dei titoli a più lunga scadenza già detenuti in portafoglio.

Il cliente che non ha risparmio gestito (fondi comuni o gestioni patrimoniali) non se ne accorgerà facilmente, perché non troverà evidenze della perdita di valore del proprio patrimonio.

Diversamente chi possiede quote di fondi comuni che ritiene tranquilli solo perché investono in BTP potrebbe avere la sorpresa, tra qualche tempo, di vedere calare il proprio patrimonio, poiché la perdita di valore in conto capitale potrebbe non essere compensata dal flusso cedolare.

La finanza è periodica, e il titolo di un libro molto noto suggeriva di essere “investitori per tutte le stagioni”.
Sta finendo il tempo di guadagnare comperando e tenendo titoli con vita residua elevata.

lunedì 21 settembre 2009

Il dolore e la giustizia

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Intendo unirmi al cordoglio della Nazione per i tragici fatti afgani.

Come figlio di un militare credo di poter capire lo strazio dei familiari delle vittime.

Mi auguro che presto si possa solo più morire serenamente, dopo una vita lunga e operosa.

Ma per ottenere questo risultato occorre che tutti gli uomini di buona volontà facciano appello alla propria ragione, affinchè il "lato buono" che alberga in ogni cuore, anche in quello degli attentatori suicidi, non venga oscurato dal delirio dell'"evidenza della ragione".

Cioè dall'evidenza fallace che ci fa diventare giudici assoluti e senza appello, quella che consente in nome della "libertà" di rapinare, a beneficio di pochi, le risorse del mondo che sono destinate a tutti, non ultimi i nostri discendenti.

Quell'evidenza della ragione che ci fa odiare l'"altro" al punto di farsi saltare in aria o anche solo di predicare l'affondamento di barconi al largo delle coste nazionali.

giovedì 17 settembre 2009

La ragione, il sentimento e l’assicurazione dell’auto

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Umberto Eco asseriva - in un saggio sulla natura della comicità - che il carattere della tragedia è universale: la perdita delle persone amate o della ricchezza sono universalmente riconosciute come accadimenti tragici. Faceva anche notare, per contro, che l’umorismo non era universale ma legato alla cultura “locale”.

Analogamente tutti noi sappiamo indicare facilmente qual è il peggiore investimento: quello dove si perdono soldi. Tuttavia diventa molto più complesso indicare il miglior investimento, poiché dipende dall’atteggiamento del singolo: per taluni è meglio guadagnare “poco” senza oscillazioni in conto capitale; per altri le oscillazioni sono sopportabili a fronte di un guadagno maggiore, ma il concetto di “oscillazione sopportabile” varia.

Possiamo spalmare idealmente l’universo dei clienti lungo un continuum i cui estremi sono il “cliente emotivo” (che rifugge le oscillazioni, anche se esiste un “cliente emotivo paradossale” che le ricerca apposta) e quello “razionale” (che è disponibile sopportare il disagio dell’oscillazione in vista del conseguimento di un obiettivo).

Esaminiamo il cliente “emotivo” ideale.

E’ il cliente che trasmette il messaggio: “Faccia lei”. Anche se non dovesse essere soddisfatto del rapporto tenderà a manifestarlo in modo molto cauto e solo in casi estremi lo troncherà. Nel “faccia lei” c’è il desiderio fanciullesco di sentirsi accuditi come quando eravamo piccoli, dove la mamma non ci dava tutto quello che volevamo, ma ci faceva felici principalmente perché ci ascoltava.

Il consulente capace, di fronte ad una persona che esprime questo desiderio inconscio, deve far diventare il rapporto una specie di corteggiamento, dove a poco a poco cerca di capire cosa si nasconde dietro a quelle timide parole, per poterle soddisfare.


Il cliente “razionale”

E’ molto più aperto. Con lui si può e si deve parlare chiaro. L’obiettivo è stipulare un contratto-programma dove si offre un certo piano, con certi rischi e rendimenti “prestabiliti”.

Questi tuttavia è il cliente meno fedele, poiché è pronto a cambiare, se trova un contratto più attraente.

Occorre notare che - anche se scomodo per il venditore - questo cliente fa bene al mercato perché spinge alla concorrenza.

Credo inoltre che i “clienti razionali” non siano quelli che vogliono ottenere sempre il massimo risultato possibile: proprio perché razionali vogliono “semplicemente” vedere il valore della consulenza. Cosa che si può fare realisticamente dimostrando – ad esempio - come varia nel tempo il proprio atteggiamento verso il rischio: si diventa aggressivi sui massimi e pavidi sui minimi. Se lo si capisce e, se si sanno identificare i massimi ed i minimi, si potranno modificare col raziocinio le decisioni dettate dal cuore e guadagnarsi la stima e la fedeltà del cliente.

Però i clienti redditizi e più numerosi sono quelli emotivi. Così non è un caso che i programmi di vendita o di fidelizzazione siano incentrati sullo sviluppo delle emozioni.

Vediamo in questi giorni che nel settore delle assicurazioni R.C. auto l’AXA tenta di attaccare le posizioni consolidate della concorrenza con una doppia proposta che ha aspetti razionali ed emotivi. Probabilmente hanno capito che la mera convenienza economica non basta a far muovere il cliente verso le assicurazioni on line e così nella pubblicità promettono un rapporto costante con un solo consulente telefonico che diventa “personale”.

Emozione e risparmio per l’automobilista. Vinceranno la sfida? Credo di si.

giovedì 10 settembre 2009

I mulini bianchi, il Montenegro e la consulenza finanziaria

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Per molti anni la pubblicità del Montenegro, quella col veterinario, si è imposta nell’immaginario collettivo. Era l’esaltazione del godimento di quei valori semplici che rendevano la vita migliore.

Oggi la Barilla, con il Mulino Bianco, sta ripercorrendo la medesima strada.

Il tocco magico di queste pubblicità è l’evocazione dei lati positivi di un periodo forse mitico. Nulla di male, in fondo, se tali suggestioni vengono utilizzate per vendere prodotti di tenue valore: la regressione verso l’irrazionale dura alcuni istanti, quelli relativi all’acquisto e forse anche durante la fruizione del bene.

Se poi ci si desta e si riflette un istante sul perché nei tempi andati le gioie semplici erano le più grandi, ci si ricorda che, in realtà, quando i mulini erano bianchi i cavoli erano amari: le cure mediche seppure primitive restavano comunque elitarie e i biscotti anche se non proprio perfettamente conservati erano più buoni perché la fame era endemica.

Cosa ha a che fare tutto ciò con la consulenza finanziaria?

Sfortunatamente molto: in ognuno di noi vive un bimbo sempre pronto a farsi illudere: il cliente dei prodotti di investimento non è diverso da quello dei biscotti, spesso spera di trovare il mulino bianco. La cosa curiosa (ma non troppo) è che anche per i consulenti capita la stessa cosa, sperano di trovare il prodotto magico per fare felici tutti i clienti senza sforzo.

Immaginiamo l’incontro tra un consulente/venditore ed un cliente: vediamo quali sono i possibili giochi delle parti che si potrebbero instaurare.

Immaginiamo per semplicità che siano possibili solo due comportamenti per entrambi i giocatori: alta propensione all’illusione e viceversa.

Il mix di ruoli ci porterà a 4 possibili storie:

Consulente e Cliente altamente illudibili (Mulino Bianco);
Consulente non illudibile e Cliente illudibile (Scendi dal Pero!);
Consulente e Cliente non illudibili (La cordata);
Consulente illudibile e Cliente non illudibile (Il Dittatore) ;

come illustrato nel seguente schema

Il segno + indica l’alta tendenza all’illusione.

Andiamo in senso orario.


Il Mulino Bianco
Un cliente che indugi nell’illusione dell’onnipotenza del consulente e un consulente che - in ottima fede - pensi di avere superpoteri hanno la possibilità di vivere momenti magici, ma inevitabilmente i loro sogni si infrangeranno, prima o poi, con la realtà di qualche grosso rovescio.
Viene da sé che dopo una grande delusione il cliente ripartirà alla ricerca del prossimo principe azzurro, e siamo sicuri che lo troverà.
La durata di questo sodalizio in genere è molto variabile, dipende dalla casualità degli eventi.

Scendi dal pero!
Dall’incontro tra un cliente propenso all’illusione e un consulente poco propenso si possono ricavare due possibili esiti. Se il consulente dovesse essere perbene ma rude si potrebbe avere una dinamica del tipo “Sveglia, non sei nel mondo dei sogni”. Un così brusco tentativo di risveglio del cliente potrebbe addirittura indurlo a chiudere il rapporto. Se invece la coppia sopravvive alla scossa, il cliente lungi dall’aver aperto gli occhi, si potrebbe illudere che quello è proprio il consulente per lui: è così onestamente ruvido!
Se invece il consulente è disonesto potrà far firmare al povero cliente ogni sorta di contratto capestro senza che questo se ne avveda.
In genere sono legami duraturi.

La cordata
Se si incontrano due individui che tendenzialmente hanno poca propensione ad illudersi si potrà ottenere una buona coppia, realistica negli obiettivi e stabile nella consapevolezza di avere a che fare con una coperta corta. Questa relazione consentirà la massimizzazione della soddisfazione reciproca. In genere sono unioni lunghe.

Il dittatore
Se un cliente poco impressionabile diventa cliente di un consulente convinto di avere superpoteri (evento raro, credo) quest’ultimo diventa un dittatore che, per il tempo - in genere non lungo - nel quale saranno in relazione, cioè fino a quando la sorte lo consentirà, il cliente potrà essere indotto a fare cose assolutamente irragionevoli.


In conclusione, il pericolo maggiore per un cliente deriva dall’essere propenso all’illusione che possa esistere un consulente/venditore con i superpoteri. Interessante notare come paradossalmente questa figura sia inconsapevolmente la più ambita dalla massa delle persone.

mercoledì 2 settembre 2009

Lo strabismo della coscienza

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Questa estate si è caratterizzata anche per il valore fiabesco raggiunto dal jackpot del Superenalotto.

Auguro al vincitore un nuovo colpo di fortuna, che possa farlo sopravivere al primo, la vincita, perché temo che una valanga di denaro non guadagnato possa fare molti danni.

E’ interessante sapere che in una lotteria “equa” (dove vi siano 10 biglietti disponibili e la vincita sia unica e di 10 euro), il biglietto dovrebbe costare 1 euro.

Mi sono preso la briga di calcolare il “prezzo equo” del biglietto del Superenalotto col valore del jackpot pari a 140 milioni: 22 centesimi, contro un prezzo effettivamente praticato di 50.

Ci si può rendere conto così di quanto sia iniquo (ma redditizio per la Sisal e per lo Stato) questo gioco.

I moralisti che gridano periodicamente allo scandalo, quando il jackpot sale oltre un certo livello, se avessero una certa consistenza intellettuale, dovrebbero farlo perennemente.

Gli appassionati della finanza sanno che ci sono scommesse più eque: le opzioni.

L’opzione è una “scommessa” dove si paga oggi un premio per avere la facoltà (ma non l’obbligo) tra un certo tempo di dichiararsi acquirenti (o venditori) di un certo titolo.

Per esempio un mese fa si pagava 14 euro la facoltà di dichiararsi compratori a metà dicembre di 1000 Unicredito a 2,9 euro. Allora l’azione valeva circa 2.

Oggi con Unicredito che vale 2.4 questo diritto vale 50 euro circa.

Se sui mercati finanziari, contrariamente a quanto succede sempre col Superenalotto, qualcuno si fosse azzardato a vendere al pubblico un contratto ad un prezzo da 2 a 50 volte superiore a quello reale i giornali avrebbero scritto per giorni e giorni.

mercoledì 22 luglio 2009

Il vero cigno nero sono stati i mutui subprime o la Leheman?

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Concludo i miei post pre-vacanzieri con una provocazione che derivo da un concetto caro a Nassim Taleb.

Questi ha introdotto il termine “cigno nero” per indicare un evento traumatico che cambia la storia di una persona o di una società (intesa anche come popolo).

La domanda che pongo oggi è: la crisi che stiamo vivendo è stata causata dai mutui subprime?

So che legare una causa con un evento è una “stilizzazione concettuale” forte, ma prendetela solo come provocazione estiva.


Possiamo vedere dalla tabella che l’indice Comit dal 1973 ad oggi ha vissuto fasi di rialzo e di ribasso decisamente pronunciate e che questo recente declino è il più pronunciato: per certi versi è comparabile agli shock che la nostra Borsa subiva quando - nelle migliori giornate di 20 anni fa - il controvalore degli scambi era di 100 miliardi di lire.



Sotto questo punto di vista fa riflettere molto il ritorno ad una escursione così ampia, facendo intuire che siamo in presenza di qualcosa di “altro” rispetto ad una crisi “normale”. E' interessante notare pure come l'indice Comit in questo decennio non abbia fatto nuovi massimi.



Se osserviamo la figura a lato, che rappresenta gli ultimi tre anni di Comit vediamo che nella prima parte della crisi (in giallo) l’indice ha declinato del 40% in un anno e mezzo e che dopo il crack Leheman il tono ed il ritmo del declino sono cambiati (in rosso): in sei mesi è sceso del 50%.

Non stupitevi del fatto che 40% + 50% faccia un declino totale del 70% e non del 90%; rivedete il post del 2 luglio.





Quindi la mia provocazione è: “ha fatto più danno l’ingordigia dei banchieri - che hanno abusato dei derivati - o l’incauta mossa del presidente americano uscente - che per affrancare il suo partito dalla fama di essere il partito dei banchieri, ha fatto fallire una banca e gettato nel panico il sistema finanziario mondiale?”

Auguro a tutti buone ferie e vi aspetto a settembre.

martedì 7 luglio 2009

Lo scudo fiscale ed il Cicap

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Con la scusa dello scudo fiscale smontiamo una trappola piuttosto comune in Italia.


Molti di voi non sapranno cosa è il Cicap: è il Comitato Italiano di Controllo sulle Affermazioni sul Paranormale. Sono quelle persone che hanno offerto un milione di dollari a chi riuscirà a creare un fenomeno paranormale in condizioni controllate. Hanno un sito molto istruttivo, ne consiglio la visita.

Cosa c’entra il CICAP con gli investimenti?

Se lo scudo fiscale verrà fatto, chi ha soldi all’estero avrà l’occasione per riportarli a casa senza paure di traversie giudiziarie o fiscali.

Il prezzo della tranquillità oscillerà in base a come saranno investiti i cespiti rientrati: se saranno sottoscritti Titoli di Stato “dedicati” - presumibilmente decennali e con un tasso inferiore rispetto a quello di mercato - si pagherà meno; altrimenti si suppone che l’aliquota del condono arriverà all’8% del capitale.

Poiché si tratta di un flusso di denaro molto cospicuo ci sarà concorrenza per captarlo, ma poiché lo Stato oltre ad essere giocatore è anche arbitro, probabilmente le banche saranno invogliate ad usare “effetti speciali” per competere.

Proviamo allora a ipotizzare l’offerta dello Stato e poi quella della (immaginaria) Banca Copperfield:

Lo Stato come arbitro potrebbe imporre il pagamento di una aliquota dell’8% per liberare da problemi giudiziari e fiscali i capitali emersi.

Lo Stato come “banchiere”
potrebbe offrire l’esenzione dall’aliquota se si investe in speciali Titoli di Stato “dedicati” con un rendimento del 2%, che però dovranno essere detenuti per 10 anni. Se saranno venduti prima del tempo dovrà essere pagata una percentuale che sarà tanto più vicina all’8% quanto minore sarà stato il tempo di detenzione dell’investimento.

La Banca Copperfield cercherà allora di offrire qualcosa di simile: sottoscrivendo il MAGIC Bond settennale non si pagherà la penale dell’8%; non ci sarà neppure una penale in caso di uscita prima della scadenza (anche se sarà consigliata la detenzione fino al termine del periodo) e sarà offerto un tasso di interesse non troppo distante dai Titoli di Stato “dedicati”. Inoltre alla fine del periodo, oltre al capitale, se le Borse saliranno, verrà erogato un Mega Bonus; ma grazie all’assenza di vincoli alla vendita del bond se le Borse dovessero salire prima dei 7 anni sarà possibile monetizzare nel momento più conveniente. Gli esperti della banca faranno poi notare che il rialzo è quasi sicuro, visto il lasso temporale abbracciato e la situazione attuale.




Schematizzando le offerte:




















Come fa la Banca Copperfield a presentare un’offerta così competitiva?


Il MAGIC Bond è un pacchetto preconfezionato a due componenti:

1) una obbligazione formalmente identica ad un BOT, ma emessa da un ente privato, con un tasso in linea con quelli attuali (il 3.5% netto).
2) una opzione esotica, cioè una scommessa, per es. sulle Borse (lo strumento che creerà il Mega Bonus).


Spacchettiamo il pacchetto “regalo”

In sette anni al 3.5% 79 euro diventano 100. Quindi ogni 100 euro raccolti 79 vengono investiti nell’obbligazione, con soddisfazione dei banchieri e delle aziende, felici di poter raccogliere denaro per ricapitalizzarsi.

Basta già questa osservazione per iniziare a meditare: si presta tutto il proprio denaro ad una sola istituzione per 7 anni (i titoli Leheman e Islanda erano già stati usati come “base” per alcuni Magic Bond emessi tempo addietro)!

Restano 21 euro. 8 sono spesi versandoli allo Stato per il condono; 4 servono per remunerare la rete di vendita, pagare cioè i collocatori; 7 (poco meno) sono accantonati per il pagamento degli interessi annuali e circa 2 serviranno per comperare una opzione esotica, ovvero quella che permetterà l’incasso del Mega Bonus finale.

Interessante notare che il Mega Bonus è generato con uno strumento poco costoso.

Ma perché una opzione esotica costa così poco? Perché le probabilità di guadagnare sono basse.


Come funziona una opzione esotica?
(Questo è un approfondimento, chi vuole può saltare questa sezione ed andare direttamente al paragrafo successivo)

Prego i lettori più tecnici di stendere un velo pietoso sui passaggi che seguiranno.

Ammettiamo che il grafico che segue rappresenti l’andamento dell’Indice di Borsa “X”
per i prossimi 7 anni.








Chi non ne vorrebbe approfittare?

Tuttavia ci sono modi differenti di farlo; investendo oggi il proprio patrimonio e attendendo 7 anni, o comprando una “scommessa” con scadenza nel 2016 e comperando BOT per il resto della cifra.

Ma ci sono molti tipi di scommesse:



a) le più economiche ripagano secondo vari algoritmi (per es. in base alla media dei dati annuali) e sono dette opzioni asiatiche;



b) altre più costose, offrono il differenziale “secco” tra il dato iniziale e quello finale e sono le opzioni classiche.







Immaginiamo di comperare una opzione di tipo “a” che permette l’incasso a scadenza di un flusso dato dalla differenza tra la base e la media dei valori annui. Cosa succede nell’ipotesi che abbiamo appena visto?






























In questo caso il flusso sarà pari 113.375 – 100 = 13.375


Immaginando di comperare una opzione “b” incasseremo invece la differenza tra il primo e l’ultimo dato 130 –100= 30.


E se invece la Borsa salisse così?




































































Interessante notare che con l’opzione classica si otterrebbe comunque un rendimento del 30% perché si parte da 100 e si arriva comunque a 130, ma con l’opzione “a” si avrebbe un rendimento del 9.125% perché la media è diversa rispetto al caso precedente.



Ma quanto costa una opzione esotica? Il meccanismo per prezzarle non è alla portata di tutti.

Per avere un’idea del fiorente business collegato a questi strumenti, vi invito a recuperare la famosa puntata sull’argomento fatta da Milena Gabanelli di Report, la trasmissione di Rai 3. O se preferite cercate sul sito della Consob il “Quaderno di finanza” n.35 che compie 10 anni in questo periodo (ovviamente è datato e alcune cose sono un po’ migliorate ma serve per dare una idea di massima del fenomeno).









Torniamo all’esame del MAGIC Bond

Relativamente alla vendibilità del MAGIC Bond occorre notare che ovviamente si può vendere in ogni momento a prezzo di mercato.

Ma qual è il prezzo di mercato? E’ il prezzo del bond più quello dell’opzione (79+2).
Cioè comperando ieri a 100 oggi si venderebbe a 81. Considerando che 8 sono versati per il condono, 7 sono restituiti tramite gli interessi, il costo del pacchetto per il cliente è di circa 4.

Che consulenza ha ottenuto l’investitore pagando 4? Si è vincolato a
- un solo debitore (attenzione ai casi del passato!),
- una sola ipotesi di mercato (il mercato azionario deve per forza salire),
- un flusso di ritorno modesto anche in caso favorevole,
- una scadenza (lunga),




Non male!



Ovviamente il MAGIC Bond che ho presentato è solo una delle infinite possibilità di confezione di questi strumenti.


Perché il MAGIC Bond è però competitivo?

In uno scenario complesso è difficile discriminare le singole componenti dell’offerta e quindi la probabilità di cadere in una trappola percettiva è elevata.

La visibilità dell’offerta dal MAGIC Bond è buona poiché viene:
- occultata la perdita certa del pagamento del condono;
- ridotto il periodo di intangibilità del capitale;
- annullato o molto ridotto l’impatto favorevole del flusso cedolare del Titolo di Stato;
- enfatizzata la liquidabilità (fittizia) dell’investimento in ogni momento;
- esaltata la probabilità di guadagnare con il rialzo dei mercati azionari, (che è un evento probabile, salvo poi scoprire che si guadagnerà limitatamente, anche nel caso più favorevole).


Considerazioni conclusive


1) Non c’è modo di combattere ad armi pari contro un concorrente che è anche arbitro.
Quello che si può e si deve fare è offrire al cliente una visione chiara della situazione.
Facendo diversamente, offrendo cioè un MAGIC Bond si ammetterà implicitamente che si ha un rispetto limitato della propria clientela e dei suoi soldi.

2) Non c’è bisogno di aspettare lo “scudo fiscale” per sentirsi proporre simili prodotti. Sono offerti quotidianamente da quasi 15 anni. Con la differenza che gli 8 euro che oggi incassa lo Stato sono stati incassati dalle banche, come dice la Consob.

3) Anche per un piccolo - medio risparmiatore è possibile riprodurre una strategia del tipo MAGIC Bond in modo molto più flessibile ed efficiente.

Ma perché un prodotto simile è così popolare? Le ragioni sono molte. Ma non ne parleremo oggi.




Ci risentiamo nella terza decade di luglio.

giovedì 2 luglio 2009

I cognomi e gli stili di investimento

, Cellino Associati SIM, Cellino e Associati SIM



Se la Borsa perde il 50% e poi guadagna il 100% avrà fatto 0.
Questa piccola curiosità - osservabile tramite la tabella 1 - è facilmente comprensibile poiché i rendimenti sono applicati alla base di partenza.





Al 30/6/2009 à 1000*(1-50%)=500
Al 31/12/2009 à 500*(1+100%)= 1000


Ma un anno che chiude in pari è buono o cattivo per un investitore?

Immaginiamo dunque che la Borsa sia partita da quota 1000 il 1 gennaio e al 30 giugno sia a quota 500 per poi ritornare a quota 1000 il 31 dicembre.

Immaginiamo anche di osservare il comportamento di tre investitori: il signor Spavento, il signor Costante ed il signor Leone.

Il 30 giugno - dopo avere mostrato una certa insoddisfazione ai rispettivi consulenti - i tre investitori decidono, in accordo col proprio cognome, rispettivamente di: dimezzare l'esposizione azionaria, lasciarla inalterata, raddoppiarla.

Alla fine dell'anno si saranno ottenuti 3 risultati molto differenti, come da tabella 2.






A questo punto potrei sentirmi dire: “Complimenti bella scoperta! L'acqua calda era già stata inventata.”.

Verissimo. Però continuiamo ad usarla con soddisfazione.

Ecco allora alcuni spunti di riflessione derivanti dal modesto esercizio intellettuale effettuato.

1) A fronte di una situazione ambientale UNICA i rendimenti dei tre patrimoni sono stati molto differenti, e questo non è banale, specie se sostituiamo ai tre investitori tre gestori di fortune.

2) Non è detto che il comportamento ritenuto “prudente” sia il più benefico.

3) Attenzione a quando si preleva o si investe, poiché a parità di condizioni il rendimento del proprio investimento ne è influenzato.

4) Non è banale notare che nei piccoli fondi comuni di investimento potrebbe capitare che un forte flusso di disinvestimenti sui minimi possa influire sul risultato della gestione indipendentemente dalla bravura del gestore (o viceversa). Qui però mi fermo perché si apre un fronte relativo alla misurazione della performance che non intendo affrontare oggi.

5) Se non si ha un minimo di “attrezzatura” potrebbe non essere semplice capire quanto il risultato di un fondo dipende dalle sue vicende commerciali.

6) E’ possibile fare migliori risultati comperando un fondo peggiore e gestendolo sagacemente rispetto all’acquisto di un fondo eccellente gestito meno bene.

7) Un consiglio dato al momento giusto potrebbe valere molto.


Concludo segnalando che tra gli abbonati al telefono ci sono 16 Spavento, 268 Costante e ben 9608 Leone. Possiamo quindi essere ottimisti sull'esito finale degli investimenti per la media degli italiani.

martedì 30 giugno 2009

Madoff, i derivati e lo scudo fiscale

, Cellino Associati SIM, Cellino e Associati SIM
Un breve post, anche autocelebrativo.

Sono lieto della velocità della macchina processuale americana, che ha impiegato 6 mesi per castigare un truffatore, mentre in Italia sarebbero occorsi 20 anni.

Constato che si sta mettendo mano a livello internazionale alla regolamentazione dei derivati, e avevo scritto poco prima dell'insediamento di Obama che avrebbe dovuto occuparsene.

Noto che ho sbagliato sulla tempistica dello scudo fiscale, ma che sta arrivando.

venerdì 26 giugno 2009

Nuovi tarli per il cassettista

, Cellino Associati SIM, Cellino e Associati SIM
In gennaio evidenziavo come investire in un indice borsistico sia più saggio che investire su una singola azione.

Oggi mettiamo sotto esame un altro assunto fondamentale della filosofia del cassettista.

“Compra e tieni” offre di sicuro il miglior risultato? E’ saggio “farsi un giardinetto” e aspettare?

Sappiamo che diversificare è comunque meglio che concentrare gli investimenti. Ma attendere è sempre la miglior strategia?

Esaminiamo la tabella che segue:
- nelle prime due colonne c’è il valore di un investimento iniziale (dividendi esclusi) di 100 (lire o euro) in un indice azionario area euro e in un indice azionario italiano.
- Nelle due colonne successive si trova il rendimento ottenuto anno per anno.
- Le ultime due colonne mostrano il rendimento che si sarebbe ottenuto comperando in un certo anno e aspettando 5 anni prima di realizzare.






Vedere rendimenti negativi a livello annuale non stupisce.

Stupisce di più vedere che 5 anni di attesa non garantiscono la sicurezza di un rendimento positivo, ma posso assicurare i miei lettori che neppure 10 anni di attesa danno la certezza di un rendimento sopra lo zero.

Trovo poi stupefacente vedere che il montante (il valore finale) dell’investimento nell’indice italiano è pari alla metà di quello europeo. Ovvero un capitale di 100 investito in azioni europee nel 1987 avrebbe reso quasi il 5% medio annuo contro l’1% abbondante dell’investimento italiano.


Ordinando i rendimenti della tabella precedente in modo decrescente si possono fare altre osservazioni.





E’ interessante notare che:

Su base annuale l’indice italiano ha massimi e minimi maggiori rispetto al suo collega europeo, ma nel periodo quinquennale avviene l’inverso. Quindi la Borsa Italiana pare più “movimentata” nel breve periodo, o se vogliamo più umorale.

Esaminando la numerosità dei rendimenti annuali positivi vediamo che l’indice italiano ha presentato un risultato pari al 59% dei casi, mentre quello europeo nel 68%. Quindi operando nella Borsa italiana occorre essere più accorti nel timing.

Le azioni europee su 18 rendimenti quinquennali (nel senso che ci sono 18 periodi di 5 anni nella serie storica esaminata) offrono 13 rendimenti positivi ed uno “quasi” positivo (72% - 78% a seconda dei casi); mentre le azioni italiane offrono 11 rendimenti positivi (61%) su 18. E questo dato sembrerebbe confermare la conclusione sul timing espressa nel paragrafo precedente.

Concludo affermando che, pur avendo un valore scientifico relativo, queste osservazioni indicano che la Borsa domestica, non sembrerebbe essere il paradiso dei cassettisti, quanto piuttosto quello degli speculatori

mercoledì 17 giugno 2009

I prezzi di borsa e la Verità

, Cellino Associati SIM, Cellino e Associati SIM

Riprendo oggi un tema caro a K. Popper e chiedo: “la verità è evidente?”

La questione è tutt’altro che banale per le sue implicazioni.

Da un punto di vista “filosofico” affermare che la verità è evidente implica che vi sono persone che negano l’evidenza.

Sorge allora la questione: come comportarsi con costoro?

Poiché la loro malafede è evidente, di volta in volta sarà facile definirli
- “strumenti del demonio” e quindi metterli al rogo;
- “rivoluzionari” e quindi schiacciarli con le truppe fedeli,
- “controrivoluzionari” e quindi ghigliottinarli,
- “esponenti di una scienza ebrea” e quindi ostracizzarli,
- “nemici del Popolo” e quindi inviarli nei gulag.

Tuttavia restare senza troppi punti di riferimento è faticoso ed innaturale poiché occorre ogni volta ragionare come se si fosse davanti ad un fenomeno nuovo. La fisiologia del cervello in questo senso ci aiuta a vivere meglio, filtrando il “nuovo” dal “vecchio” e consentendoci quindi di non guidare sempre come neopatentati.

Ma a volte il cervello gioca brutti tiri...

Per rientrare nell’ambito della finanza, possiamo constatare che in Borsa tutti accettano pacificamente che la Verità non sia evidente, anche se poi - abbastanza curiosamente - quasi nessuno si comporta coerentemente con questo assunto in altri campi della propria esistenza.

Ma anche questo è normale: il cervello si “abitua” anche ad essere incoerente.

Un esempio: assumiamo che potrebbe essere ragionevole vendere azioni Fiat, dopo l’operazione Chrysler, perchè il titolo potrebbe aver raggiunto una valutazione tale da non poter più crescere sostanzialmente in un arco di tempo “adeguato”.

Tuttavia qualcuno comprerà le azioni che vendo.

Possiamo ipotizzare che le notizie in possesso del compratore e del venditore siano le medesime e che gli orizzonti temporali non siano così diversi da ribaltare totalmente i comportamenti di investimento.

Quindi, a fronte di dati uguali, si raggiungono conclusioni opposte. E poiché i prezzi si formano continuamente ad ogni compratore si oppone un venditore e viceversa.

Solo a movimento avvenuto diventa “evidente” che le cose sarebbero andate così.

Concludo con una provocazione.

E’ preferibile un consulente dubbioso od uno SICURO?
E’ preferibile un leader dubbioso o uno sicuro?
Ma se è dubbioso che leader è?
Paghereste un consulente dubbioso?

giovedì 11 giugno 2009

Trilussa e “Sell in may and go away”

, Cellino Associati SIM, Cellino e Associati SIM
Un vecchio proverbio di Wall Street suggerisce di vendere in maggio (per ripresentarsi compratori in autunno).

Il buon senso suggerisce di non badare ai proverbi, poiché le ricorrenze suggerite non sono garantite; d’altra parte chiunque frequenti i mercati finanziari ha notato che i mesi estivi sono più deboli dei mesi invernali.

Mi sono incuriosito ed ho compilato la seguente tabella con i dati calcolati dalle serie storiche degli indici Comit e SP500, dal 1973 ad oggi.






Alla voce “Media” vedete il rendimento ottenuto comperando l’indice di borsa sopra indicato il primo giorno del mese e rivendendolo nell’ultimo giorno.

La voce “Dev. St.” (deviazione standard) indica quanto la media sia stabile, ovvero (in un certo senso) quanto spesso si incorre in eccezioni alla “regola” del rendimento medio indicato.

Più è alta la deviazione standard e più in rendimento indicato è instabile, cioè i valori “reali” si discostano dal valore medio; per es. rammento che quest’anno il mese di gennaio non è stato per nulla buono, contrariamente alla tradizione.

All’interno delle colonne, per facilitarne l’individuazione, ho segnato in arancione i valori massimi ed in azzurro i valori minimi.

Vediamo così che (mediamente) sul mercato italiano come su quello statunitense il mese più redditizio è gennaio; settembre invece è il mese meno propizio per i compratori.

Osservando la Dev. St. vediamo che ottobre è il mese più incerto poiché in entrambi i mercati la deviazione standard raggiunge i massimi (se dovessimo giocare una schedina una tripla ci starebbe tutta).


Che conclusioni si possono trarre dalla tabella?

Anzitutto ricordiamo l’ammonimento di Trilussa il quale diceva che “la statistica è quella cosa per cui se io ho un pollo e tu no, abbiamo mezzo pollo a testa”.

Balza all’occhio che il proverbio dice il vero se lo vogliamo prendere come indicazione di massima sulla debolezza stagionale, ma mi guarderei bene dal prendere provvedimenti operativi sulla scorta di queste osservazioni, poiché la possibilità di incappare in “circostanze eccezionali” è decisamente alta.


Concludo con la versione originale della poesia del vate romano



LA STATISTICA

Sai ched'è la statistica? E' 'na cosa
che serve pé fa' un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che sposa.
Ma pe' me la statistica curiosa
è dove c'entra la percentuale,
pe' via che, lì, la media è sempre eguale
puro co' la persona bisognosa.
Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d'adesso
risurta che te tocca un pollo all'anno:
e, se nun entra ne le spese tue,
t'entra ne la statistica lo stesso
perché c'è un antro che ne magna due.

Trilussa

giovedì 4 giugno 2009

Le emozioni nell’acquisto di prodotti di investimento

, Cellino Associati SIM, Cellino e Associati SIM


Riprendo un concetto espresso dal politologo Sartori che oltre 25 anni fa si scagliava contro il novitismo nell’editoria. In quel tempo l’illustre accademico censurava la pratica di pubblicare libri nuovi anziché ristampare i vecchi, sebbene ritenuti migliori.

Dopo 25 anni posso affermare che la situazione non mi pare migliorata ma addirittura che la tendenza si sia estesa anche ad altri settori dell’industria.

La necessità commerciale di creare pretesti per consentire alla forza vendita di fare pressioni con nuove “ragioni” sul parco clienti, unito alla necessità di cercare sempre nuovi compratori, induce le società a creare novità, senza troppo ragionare se il benessere di lungo periodo delle aziende e quello dei clienti sia poi così slegato.

Considerando inoltre che ogni essere umano, nel momento dell’emozione, difficilmente resiste alle tentazioni e che, mediamente, il privato pianifica poco le strategie di investimento, si creano prodotti “emotivi” adatti ad essere acquistati d’impulso, quasi come fossero prodotti da banco.

Un esempio eclatante è stato il boom di prodotti a capitale garantito offerti sui minimi borsistici del 2003.

Mi sono chiesto:
“A che punto sarebbe oggi un investimento effettuato un anno fa su un prodotto “emotivo”?”

Sia chiaro che l’esperimento che propongo in seguito non ha un criterio di scientificità ed i titoli scelti sono assolutamente casuali, così come è casuale la sollecitazione all’acquisto di un certo prodotto che potreste ricevere da un promotore o un bancario.

Eventualmente nel tempo potremo seguire i titoli che propongo oggi e vedere come si comporteranno.

Ho immaginato di investire 6000 euro un anno fa circa in 6 ETF; 5 molto “emozionanti”, con idee “forti e strategiche” ed uno decisamente “noioso”.

Ecco i puledri sui quali ho puntato

Etf S&p Timber&forestry Ish. L’indice, calcolato da S&P, seleziona tra tutte le azioni quotate nel mondo le 25 più liquide e capitalizzate la cui attività è legata alla proprietà, gestione o partecipazione alla catena produttiva di foreste e legname (come la produzione di carta).

Etf Alter Energy Lyxor. E' un indice … composto dalle 20 più grandi società (per capitalizzazione del flottante) selezionate tra quelle comprese nell’indice Dow Jones World Index con l’aggiunta di quelle quotate presso la Bombay Stock Exchange e i cui ricavi derivino prevalentemente dal settore delle energie alternative…

Etf Crb Lyxor. Indice composto da future su 19 materie prime

Etf World Water Lyxor. E' un indice azionario che intende rappresentare il settore idrico a livello globale. E’ composto dalle 20 più grandi società (per capitalizzazione del flottante) selezionate tra quelle comprese nell’indice Dow Jones World Index e i cui ricavi derivino prevalentemente dalle attività legate alla gestione dell’acqua.

Etf Pvx Privex Lyxor. Indice composto da 25 azioni o fondi quotati tra i più liquidi del settore del private equity.

Ed ecco il cavallo da tiro:
Etf Msci World Lyxor. Indice con oltre 1500 azioni ad alta capitalizzazione negoziate in 23 paesi.


Questi sono i risultati della gara, compresi i traguardi intermedi:




In questo ultimo anno pare quindi che puntare sulle “idee strategiche del futuro” abbia reso un po’ meno che praticare una vecchia strategia di diversificazione globale.

Ma ovviamente i sostenitori degli investimenti strategici potranno sempre rifarsi l’anno prossimo, o quello dopo ancora, in attesa di nuovi e ancor più strategici investimenti.

Ovviamente non sottintendo che non esista una ricetta efficiente per selezionare gli investimenti: dico solo che un conto sono le ragioni commerciali ed un conto è essere perseveranti con le proprie idee forti, a costo di essere noiosi e di dover sopportare di non avere ragione per lunghi periodi.

giovedì 28 maggio 2009

Chiavi e serrature

, Cellino Associati SIM, Cellino e Associati SIM

Avere una mappa - quando si viaggia in un territorio sconosciuto - è di importanza vitale. Se poi si tratta di un viaggio nell'animo umano la mappa è ancora più utile, poiché (come ricorda il proverbio russo "gli uomini non sono montagne") la vita è fatta di relazioni.

Già dall'antichità i filosofi greci avevano cercato di individuare quali motivi spingono gli uomini ad agire. In seguito, nel secolo scorso, il lavoro è stato ripreso e strutturato dai teorici dell'educazione e dagli psicologi.

La frontiera di questa attività di ricerca è rappresentata dai risultati delle ricerche di S. Reiss dell'Università dell'Ohio.

Dopo un lungo lavoro di statistica psicologica ha individuato una serie di "motivazioni base" che - secondo la sua teoria - sono la mappa dell'animo umano: è possibile cioè spiegare i comportamenti individuali sulla scorta dei 16 fattori motivazionali da lui individuati.

Ovviamente non considero questa teoria un Santo Graal e quindi non mi attendo che magicamente spieghi tutto, ma mi è parso ragionevole esplorarla.

Secondo Reiss ognuno di noi ha quattro o cinque caratteristiche molto marcate in senso positivo o negativo che costituiscono l'ossatura della nostra personalità e che determinano la (in)compatibilità tra individui.

Ognuno di noi, con il proprio profilo è contemporaneamente sia una chiave che una serratura. E quindi, nell’universo delle relazioni, se si incontrano persone con strutture di personalità poco compatibili facilmente assisteremo a rapporti conflittuali.

Un esempio potrebbe essere rappresentato dal conflitto generato in una situazione non strutturata (ovvero dove non c'è una indicazione a priori su chi debba essere il capo) in cui si incontrano due persone con elevata propensione al potere. Il rischio di assistere ad una lotta non è piccolo.

Uno scettico potrebbe dire: “Molto bello per gli specialisti, ammesso che funzioni, ma cosa ha a che fare tutto questo nella vita di ogni giorno?”.

Direi moltissimo.

A livello personale, nell'ambito "ricerca della felicità" è opportuno che ciascuno di noi impari a conoscersi meglio per procacciarsi quei ruoli, siano essi posti di lavoro o compagni, compatibili con il nostro modo di essere.

Mi sono per esempio spiegato perché mia moglie ed io entriamo in contrasto su questioni triviali come l'ordine della camera di nostro figlio (desiderio di ordine); e perché alla fine della discussione sull’argomento precedente lei in genere si accoda al mio parere (desiderio di potere; desiderio di tranquillità, e non – come lei asserisce - la sua santità).

Non solo, quando abbiamo a che fare con una persona poco conosciuta, saper guardare nelle giuste direzioni per capire i suoi comportamenti potrebbe essere una risorsa notevolissima.

Con questo metodo si potrebbe rivedere il giudizio su un comportamento “inspiegabile” o ipotizzare un certo comportamento futuro.

A livello aziendale potrebbe essere molto interessante approfondire questa analisi: temo che ci si preoccupi troppo di di trovare un candidato adeguato alle necessità da un punto di vista tecnico, ma che non si considerino abbastanza le caratteristiche motivazionali dei candidati.

Si ha cioè una selezione casuale dal punto di vista motivazionale, col rischio di acquisire persone che, pur tecnicamente competenti, possono essere motivazionalmente inadatte e quindi soggette a pesanti impasses emotive. E' evidente che è molto antieconomico per una organizzazione avere un operatore frustrato piuttosto che uno soddisfatto.

Ringrazio infine il dottor Domenico Mustone, psicologo, che mi ispirato e consentito di saccheggiare il suo sito. Chi fosse interessato ad approfondire può googlare "Reiss Steven, Mustone".

giovedì 21 maggio 2009

La fine del capitalismo? (Parte seconda)

, Cellino Associati SIM, Cellino e Associati SIM

Dopo aver esplorato le cause filosofiche della crisi economica provo a delineare uno scenario futuro.

Premetto che farò riferimento alle nozioni di “destra” e “sinistra”, che intendo almeno in senso bobbiano del termine e che nulla hanno a che vedere con le attuali situazioni della politica italiana, che vede piuttosto posizioni di destra e sinistra all’interno di entrambi gli schieramenti. Ovvero che nessuno si sogni di dire che J.F. Kennedy era un comunista perché era di sinistra.


Ma tornando agli scenari…

In quello ottimistico, di “sinistra”, la Politica prende la direzione dell’Economia e la porta verso sentieri che prevedono uno sviluppo più rispettoso per l’ambiente e le risorse disponibili; dove i paesi occidentali, in partnership col resto del mondo, non useranno il proprio predominio tecnologico, politico e militare come una clava per resistere allo scivolamento verso oriente del baricentro economico e politico. Ovvero non si comporteranno come i Bush hanno cercato di fare.

Ma ciò non basterà, dall’altra parte i paesi emergenti non dovranno cadere in derive massimaliste come l’integralismo islamico o il nazionalismo russo.

A queste condizioni nei prossimi secoli l’Occidente non diventerà marginale, a differenza di quanto è capitato all’Olanda prima e successivamente all’Inghilterra, dopo la scoperta dell’America.

Il prezzo da pagare per evitare il nostro viale del tramonto è la condivisione delle risorse con il resto del mondo; una apertura al nuovo (pur mantenendo la nostra identità) e l’accettazione di una diminuzione del tenore di vita, richiesto dalla condivisione tra tutti di energia e materie prime.

Ma viste le recenti difficoltà nel trovare un accordo per il commercio mondiale (WTO, Dhoa Round…) non mi sento per nulla confortato nel credere che questo scenario sia probabile.

Uno scenario pessimistico, ma non estremo, di “destra” vedrebbe invece l’inerzia dell’Occidente teso a non voler affrontare la questione. L’allocazione delle risorse mondiali avverrebbe tramite meccanismi di mercato (l’aumento dei prezzi) e confronti regionali a livello politico, economico e talvolta militare.

Il vantaggio, per la classe dirigente occidentale, nell’adottare una tattica attendista, deriverebbe dal fatto che è più facile spiegare agli elettori che i consumi vanno ridotti perché i prezzi salgono per colpa degli “stranieri”, senza vagheggiare un poco comprensibile disegno politico di equità mondiale.

Inoltre, una totale erosione delle posizioni di vantaggio acquisite dall’Occidente avverrà in molto tempo e quindi molte classi politiche si avvicenderanno senza la necessità di affrontare IL PROBLEMA e quindi presentarsi con un programma elettorale che imponga tagli allo stile di vita degli elettori.

Infine uno scenario pessimistico estremo.

Si potrebbe immaginare di uno stato di tensione tra blocchi di Stati che si aggregheranno in base alle contingenze del momento, senza sfociare mai in una guerra totale. Si arriverà cioè ad un uso sconsiderato ed irrazionale delle risorse disponibili fino alla loro consunzione.

In questo caso faremo la fine degli abitanti dell’Isola di Pasqua, che si estinsero, vittime dell’incapacità di modificare i propri atteggiamenti.

giovedì 14 maggio 2009

La fine del capitalismo? (Parte prima)

, Cellino Associati SIM, Cellino e Associati SIM

Come per tutte le vicende umane, è possibile dare a questi recenti avvenimenti una infinità di interpretazioni, anche politiche.

L’estrema sinistra proclama che questi sono gli inequivocabili sintomi del crollo del capitalismo come previsto dai “sacri testi” mentre l’estrema destra teorizza - con i neocon antiglobal - l’erezione di nuovi steccati per difendere il benessere conquistato dall’Occidente.

Sostengo oggi che nel futuro l’Economia dipenderà maggiormente dalla Politica, senza tuttavia arrivare al comunismo, in base a due constatazioni.

1) I gruppi politicamente dominanti tendono a non voler cedere potere, anche a costo di creare inefficienze economiche, ambientali e sociali. Questo fenomeno, sul quale esiste ampia letteratura, è stato messo in grande evidenza dal crollo dell’URSS, ma non solo.

2) Una crisi si verifica quando un modello di sviluppo raggiunge il proprio limite.

Mentre trovo che sia evidente il nesso tra la crisi e il primo punto, credo di dovermi dilungare maggiormente sul secondo.

Qual è il limite più evidente messo in luce dalla recente crisi?

Credo che la risposta possa essere: “l’uso di artifici finanziari sofisticatissimi per creare nuova ricchezza, anziché procedere per la via maestra dell’economia classica”.

E’ possibile cioè immaginare un tempo passato in cui l’establishment economico occidentale si sia accorto che il sentiero di sviluppo prospettato per via naturale non era più soddisfacente e che se non si fosse fatto qualcosa di nuovo si sarebbe ceduto il testimone dello sviluppo (ecco il secondo punto).

Quindi per mantenere il predominio politico economico si è stabilito - nella massima libertà che caratterizza l’imprenditore - che era indispensabile inventare strade nuove, anche rischiose (ecco il primo punto).

La cecità agli effetti collaterali di queste soluzioni è stata determinata più un fatto culturale che da un disegno consapevole: infatti se nel settecento - periodo in cui l’ideologia liberista è stata concepita - si poteva considerare l’impresa come un elemento ininfluente per l’ambiente, la finanza come una curiosa appendice del mondo produttivo e si potevano considerare illimitate le risorse naturali, oggi questo non è più vero. Tuttavia la formazione delle classi dirigenti resta comunque parcellizzata e filosoficamente arretrata.

Questa crisi mostra allora un limite “naturale” del modello di sviluppo capitalistico, il che non vuol per nulla dire che siamo prossimi al comunismo.

La buona notizia è che dopo aver tentato di percorrere la via più corta per risolvere il problema della crescita, cercando di mettere lo sporco sotto il tappeto, adesso - che abbiamo una ulteriore riprova che l’ecosistema non è limitato all’ambiente fisico - sappiamo che ogni decisione ha un costo, la cui valutazione non è più solo di tipo strettamente microeconomico, ma richiede valutazioni “politiche”.

La cattiva notizia è che i politici sono quello che sono…

Quali scenari prevedo per il futuro costituiranno la seconda parte del post, la prossima settimana.

giovedì 7 maggio 2009

Bolle e specchietti retovisori

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La psicologia insegna che lo stress altera i processi decisionali, inducendo a sopravvalutare gli stimoli fino ad allora ignorati.

Questa osservazione ha un impatto sui mercati finanziari?

Immaginiamo due schiere di investitori i cui orientamenti siano mutuati da Rousseau e da Hobbes.

Il primo gruppo crede che nel lungo periodo gli investimenti azionari siano destinati a crescere “naturalmente” e quindi sono convinti che per guadagnare basti comperare e tenere; il secondo ritiene invece che gli investimenti azionari siano uno sperpero di risorse e quindi, se proprio si deve operare in azioni, occorra vendere piuttosto che comperare.

I dati delle serie storiche - insufficienti - non smentiscono in modo definitivo né l’una né l’altra visione, esattamente come succede nel dibattito sulla natura intrinseca dell’uomo.

Periodicamente entrambi gli schieramenti sono affetti da grande esaltazione o da grande depressione, poiché al culmine di un movimento dei mercati un gruppo sarà in piena depressione o per le perdite o per i mancati guadagni, e viceversa l’altro.

In quei momenti i perdenti, potranno modificare repentinamente opinione, a causa dello stress, ed andranno ad ingrossare le file dei vincitori (o almeno abbandoneranno la schiera dei perdenti).

Inutile dire che uno spostamento tardivo è nella migliore delle ipotesi poco benefico. Utile invece è sottolineare come questa dinamica offra una spiegazione delle “bolle speculative” sia positive sia negative (sia grandi, sia piccole) che si osservano al termine di un movimento direzionale dei mercati.

Nel tempo è dunque è possibile osservare sul mercato gruppi di investitori che, applicando una sola strategia, saranno “vincenti” pro tempore, accumulando fortune effimere e che, terminata la fase di mercato favorevole, verranno spazzati via.

Quale conclusione è possibile trarre da questi ragionamenti?

Investire guardando al passato, come aveva fatto l’agnello del post recente , offre svariati vantaggi ed una sola controindicazione: tra i primi annoveriamo la rassicurazione dell’appartenenza ad un gruppo, la semplicità emotiva ed intellettuale. Lo svantaggio è invece costituito dal rischio di estinzione.

Tuttavia occorre osservare che - nel mondo occidentale - l’estinzione non è quasi mai fisica, ma piuttosto economica e sociale, e forse per questo, la percezione del pericolo non è sempre così nitida.

mercoledì 6 maggio 2009

Sul progetto di scudo fiscale

, Cellino Associati SIM, Cellino e Associati SIM
Dal Sole 24 ore di oggi 6 maggio 2009

Inversione dell'onere della prova per chi detenga capitali nei paradisi fiscali.
Inasprimento delle sanzioni.
...
Compilazione di una lista nera italiana dei centri off-shore non cooperativi....
....

Accantonato, allora, in Italia il progetto dello scudo fiscale per inseguire la politica del giro di vite? Non sembrerebbe. «Nessuna decisione è stata ancora presa » ha precisato il ministro dell'Economia. Ribadendo la sua posizione sullo scudo: una volta sanata l'evasione,«i capitali vanno rimpatriati e ognuno è libero di investirli dove vuole, tenendo conto che se rientrano è un bene per la ricchezza e l'occupazione nel paese ».

L'Italia sta lavorando per tagliare l'erba sotto i piedi dei fortini segreti.
Come stanno facendo Germania, Francia e Gran Bretagna. Come sta facendo anche l'America di Barak ...

giovedì 30 aprile 2009

La crisi, le banche ed i titoli tossici - 2

, Cellino Associati SIM, Cellino e Associati SIM
Ecco la continuazione del post della settimana precedente. Buona lettura.


I primi crolli

Un anno fà la situazione era così grave che la banca inglese Northern Rock venne nazionalizzata nel corso di un fine settimana per evitare che il suo fallimento creasse uno shock sistemico, ovvero che le banche la smettessero definitivamente di prestarsi denaro e così facendo crollassero una ad una.

Seguirono altre crisi bancarie e gli interventi pubblici furono sempre più aggressivi: se fino a poco prima gli interventi delle Banche Centrali erano “limitati” a poderosissime iniezioni di liquidità nel sistema interbancario, dal marzo 2008 l’"intervento" divenne la nazionalizzazione di fatto delle banche in odore di fallimento: ovvero venne (giustamente) usato denaro pubblico per coprire i buchi di bilancio.

Dalla primavera fino all’estate del 2008 TUTTE le banche (e le assicurazioni) in difficoltà vennero aiutate con poderose iniezioni di liquidità provenienti dai bilanci pubblici.

Il sistema creditizio mondiale non tracollava (ovvero le banche si prestavano ancora denaro e lo davano alle industrie) grazie al fatto che si era appreso - dai passati comportamenti dei Governi - che le banche non sarebbero state abbandonate a loro stesse.



Il crollo

A settembre, nel pieno della campagna elettorale presidenziale americana, forse nel tentativo di scrollarsi di dosso l’etichetta di “amici dei banchieri”, l’amministrazione Bush lasciò fallire la Leheman Brothers.

In effetti la celebre banca avendo “solo” 20 mld di squilibrio tra passivi ed attivi poteva forse dare uno shock limitato al sistema e cavare le castagne dal fuoco ai repubblicani. Ma l’impatto fu devastante poiché il messaggio sottostante era in controtendenza rispetto a quelli precedenti.

Ogni banca capì che poteva fallire poiché tutte erano in squilibrio tra investimenti e fidi.


Per ritrovare un nuovo equilibrio strutturale senza l’aiuto del governo, si iniziò da un lato a vendere qualunque titolo potesse essere realizzato e dall’altro a chiedere ai clienti il rientro dagli affidamenti.

Solo dopo un mese di vendite “a qualunque prezzo” su qualunque valore trattato e grazie agli interventi della Politica che dichiararono di nuovo che nessuna altra banca sarebbe fallita, l’ondata di panico cessò.

Occorre notare che i valori più sacrificati in quel momento furono i titoli azionari, paradossalmente.

La crisi del mercato azionario è stata la conseguenza della crisi del mercato della liquidità: i mutui subprime - che avrebbero dovuto essere la prima linea di difesa da vendere - erano totalmente illiquidi. Non a caso i programmi governativi di salvataggio prevedono l’acquisto dei bond tossici delle banche.

I valori azionari, grazie ad un mercato efficiente, si trovarono nella scomoda situazione di dover creare liquidità a breve termine anziché allocare risorse per il sistema produttivo nel lungo periodo.


Le ripercussioni sull’economia reale

Ovviamente la “richiesta” alle industrie di rientrare dai fidi, la diminuita offerta di credito al consumo e l’effetto psicologico di povertà creato dal tracollo dei portafogli titoli delle famiglie ha comportato una contrazione della domanda e quindi delle attività reali.


Peraltro questo fenomeno era già in atto da tempo ed è stato pesantemente accentuato.


Le prospettive, i giudizi

È difficile passare a questo paragrafo senza iniziare a parlare di filosofia ed etica più che di economia. Mi riprometto di tornare su questo argomento. Per adesso rimando solo al mio post del 26 settembre 2008.