La grande contraddizione dell'AI. Anthropic chiede di rallentare, ma tutti continuano a correre
Pubblicato originariamente su Money.it il 14 settembre 2026.
Dal 12 gennaio al 13 settembre, la storia dell'intelligenza artificiale si è rigirata più volte. Per un investitore vale la pena leggerla in sequenza, perché altrimenti i singoli episodi, presi da soli, sembrano notizie slegate.
Il 12 gennaio Anthropic lancia Claude Cowork, una piattaforma di agenti autonomi per compiti aziendali che spazia dalla revisione di contratti alla compliance.
Il mercato legge il lancio come la prova che gli agenti AI possono sostituire gli utenti che pagano le licenze di Salesforce, Workday, Adobe. E se un agente fa il lavoro di un intero reparto, a cosa servono più le licenze?
Le azioni del software aziendale crollano con SAP che perde un terzo del suo valore, e nei mesi successivi i multipli di Workday, Adobe e Salesforce restano compressi del 60-70% rispetto alle medie storiche. La saaspocalisse.
A giugno, mentre le valutazioni del comparto AI erano stellari, sull'attesa che la crescita del capex non si fermasse mai, OpenAI deposita in via riservata la richiesta per una quotazione in Borsa, puntando a cavalcare l'onda della IPO di SpaceX.
Nello stesso periodo, il 22 giugno, Larry Ellison, patron di Oracle, adotta un piano riservato per vendere fino a 50 milioni delle sue azioni, circa 7,5 miliardi di dollari al prezzo di allora.
Ma il 27 luglio il copione di gennaio si rovescia: Salesforce, ServiceNow e Workday salgono rispettivamente del 7%, dell'8% e del 10% in una sola seduta, mentre Nvidia e AMD scendono sulle notizie di un finanziamento "circolare" su OpenAI.
È il primo segnale che la paura degli agenti e l'euforia sui chip AI sono la stessa scommessa, ma vista da due lati differenti e quando l'una vacilla, l'altra si riprende.
Oracle, intanto, scende con costanza fin da gennaio!
Il 9-11 settembre la trimestrale Oracle rompe l'incantesimo. Gli ordini futuri dichiarati salgono a 664 miliardi di dollari, ma concentrati su una quota sproporzionata su OpenAI e proprio mentre OpenAI comunica di non aver raggiunto gli obiettivi interni di utenti e ricavi per il 2026.
Per costruire la capacità che quel contratto richiede, Oracle intanto brucia cassa più velocemente di quanta ne crei: flusso di cassa libero negativo per 5,4 miliardi e debito salito a 125 miliardi e un nuovo aumento di capitale da 20 miliardi.
Non solo: l'11 settembre diventa pubblico il piano di vendita di Ellison, il patron di Oracle, adottato mesi prima e fino a quel momento sconosciuto al mercato.
Poi arrivano le settantadue ore in cui tutto si rovescia di nuovo.
Il 12 settembre Dario Amodei chiede un rallentamento coordinato dell'intero settore, con proposte concrete: l'accesso di valutatori esterni alle procedure di sicurezza interne di Anthropic, e una legge federale che dia al governo il potere di bloccare un'intelligenza artificiale che non supera i test.
Sam Altman aderisce nella stessa giornata; Elon Musk si limita a tre parole, «Dario ha ragione».
Non tutti credono alla buona fede: il venture capitalist Chamath Palihapitiya legge la frase di Amodei «dobbiamo rallentare il ritmo con cui miglioriamo le capacità dell'intelligenza artificiale» come un modo per chiudere la porta all'open source e concentrare potere tecnologico ed economico su Anthropic. Infatti chi può permettersi regole di sicurezza costose resta in gara, chi lavora in open source resta escluso.
E pochi giorni prima, il 9 settembre, Jacob Coxon, tre anni passati ad addestrare intelligenze artificiali prima da OpenAI poi da Anthropic, si era dimesso dicendo che «nessuna delle due aziende agisce responsabilmente».
Lo stesso 12 settembre, Altman conferma a Fortune che la quotazione di OpenAI non ci sarà nel 2026 — «sarebbe un momento sbagliato», dice, «è inaccettabile correre un rischio del 10% di uccidere tutti entro la fine del decennio».
La stessa azienda che a giugno correva per arrivare prima, ora frena in pubblico. Parallelamente, Anthropic è in trattativa con Nvidia perché faccia da investitore chiave in vista di una quotazione in borsa da quasi 100 miliardi di dollari: incredibilmente la voce più forte sul rallentare è anche quella che accelera di più sui soldi.
Il 13 settembre, infine, Oracle cancella il piano di vendita di Ellison — nessuna azione venduta, nessun altro piano di vendita. Nessuna regola violata: negli Stati Uniti uno strumento come il suo, un piano Rule 10b5-1 programmato in anticipo, resta legale anche a ridosso dei conti. In Europa non esisterebbe nemmeno perché il Market Abuse Regulation vieta ai dirigenti di operare nei 30 giorni prima dei risultati, senza eccezioni per piani prestabiliti, e le intenzioni di vendita non si pubblicano mai in anticipo, si scoprono solo a operazione conclusa.
La trasparenza americana rende visibile un piano che altrove sarebbe rimasto invisibile fino a vendita fatta.
Gli analisti notano comunque il tempismo: un'uscita da 7,5 miliardi del fondatore, arrivata sopra margini in calo e altri 2,8 miliardi di costi di ristrutturazione, sarebbe stata una storia difficile da raccontare ai rialzisti — la cancellazione toglie quella storia dal tavolo, non aggiunge fiducia ma almeno non ne sottrae.
In nove mesi, le società che temevano gli agenti AI si sono riprese nel momento in cui gli agenti sono passati in secondo piano.
Chi correva per primo verso la Borsa ora frena in pubblico. Chi frenava a parole ha accelerato sui soldi.
Chi si preparava a uscire per la prima volta dalla sua azienda ci ha ripensato, senza dire perché.
Una domanda legittima per un investitore adesso potrebbe essere: "quanto di questo prezzo regge, se il rallentamento, quello vero, non quello dichiarato sul palco, arriva davvero?"
Articolo originale su Money.it
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