Avere una casa con tre finestre non vuol dire avere tre esposizioni. 
Potresti avere tre finestre sullo stesso lato. 
Cambia l’infisso, magari il piano, ma guardi sempre lo stesso cortile. 

A volte i portafogli sono fatti così: tre nomi, tre schede informative, ma solo cortile.

Se in portafoglio hai in prevalenza un fondo sull’S&P 500, uno sul mondo, uno sul Nasdaq potresti essere in quella situazione. 

Pensi di essere diversificato perché hai tre ETF (o fondi) che hanno nomi diversi e ciascuno di questi ha molte azioni. Ma quello che forse ignori è che tutti e tre hanno praticamente le medesime società. 

Oggi vediamo come controllare da soli quanto si assomigliano i fondi che hai.

E per capire serve sapere come è fatto un indice. 

Quelli più diffusi sono pesati per capitalizzazione: cioè ogni società pesa in proporzione al suo valore di Borsa. Più è grande, più pesa nell’indice. E chi compra un fondo che replica l’indice non sceglie i pesi: li eredita.

A fine agosto 2026, i dati di justETF, indicavano - come segue - le prime dieci partecipazioni relative ad ETF di primarie società di gestione:

    • Le prime 10 dello SP500 pesavano il 37,63% del totale, e il fondo aveva 505 titoli;

    • Le prime 10 del Nasdaq 100 pesavano il 46,15%, e il fondo aveva 103 titoli;

    • Le prime 10 dell’MSCI World il 26,64% e il fondo aveva 1252 titoli;


Ma il numero di azioni dice meno dei pesi e delle proporzioni: otto società erano stabilmente dentro alle prime 10 di tutti e tre i fondi: Nvidia, Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet (che ha due classi di azioni), Broadcom, Micron e Tesla.

La verifica si fa con le schede dei fondi che hai che di dicono le prime dieci partecipazioni, con il peso di ciascuna. 

Il peso di una società nel tuo portafoglio reale è pari alla percentuale del fondo nel tuo portafoglio moltiplicata per il peso che la società ha in quel fondo.


Facciamo un esempio semplice: hai solo tre fondi e hai 100 euro in ciascun fondo. Sommando i tre fondi, le otto società pesano circa il 34,6% del portafoglio. Nvidia da sola pesa più del 7%, Alphabet, con le due classi, circa il 5%.


Ed ecco il conto. 

Se quelle otto società perdessero il 20% e tutto il resto restasse fermo, il portafoglio che vediamo perderebbe circa il 6,9%. Si moltiplica il peso di ciascuna società per la sua perdita e si sommano i contributi negativi (o positivi). 

Quel portafoglio di tre fondi e oltre mille titoli ha più di un terzo del suo peso che sta in otto società.


C’è però un secondo modo per vedere il nostro cortile, senza aprire le schede: guardare se i fondi si muovono insieme. 


Lo si misura con la correlazione. 

Vale 1 se si muovono insieme, 0 se i movimenti non c’entrano l’uno con l’altro. 

Se misuriamo la correlazione sui rendimenti mensili degli ultimi tre, cinque e dieci anni la correlazione è circa: 

    • 0,98 tra S&P 500 e MSCI World, 

    • 0,91 tra S&P 500 e Nasdaq-100, 

    • 0,86 tra MSCI World e Nasdaq-100. 

Cioè si tengono per mano.

Inoltre nel 2022, un anno di calo, le correlazioni sono salite tutte sopra 0,95. Cioè in quel periodo erano abbracciati tra di loro. Ma quella è un’indicazione, non una regola.

Ma gli indici in questione sono anche tre finestre che guardano la stessa crescita. 

Nel tempo un indice sale se salgono gli utili delle società che lo compongono o se gli investitori accettano di pagarli di più. E la crescita degli utili attesi, oggi, viene da poche società. 

Secondo quanto riportato da Axios il 13 ottobre 26, Goldman Sachs dice che dieci società dovrebbero dare oltre due terzi della crescita attesa degli utili dell’S&P 500 nel terzo trimestre 26, e i titoli dell’infrastruttura per l’intelligenza artificiale contribuiranno per più della metà. 

Sono stime, non risultati, e le dieci aziende in questione non sono per forza le dieci più grandi per peso. Ma resta il dato che a trainare la crescita degli utili sono in pochi, come direbbe qualcuno, gli happy few.

Non è solo la Borsa a parlare di concentrazione. Il Fondo Monetario Internazionale, nel World Economic Outlook del 13 ottobre 2026, descrive la filiera dell’intelligenza artificiale come “molto concentrata”. 

Taiwan e Corea forniscono il 62% del commercio netto di hardware per il calcolo. 

Cina e Stati Uniti pesano per oltre il 75% delle importazioni nette e hanno costruito il 57% dei nuovi data center dal 2024. 


Pertanto, se una parte della crescita economica dipende dallo stesso settore di investimento, e questo calasse, ne potrebbe risentire anche chi non possiede un’azione tecnologica. 

Il Fondo avverte che, se le attese sui profitti si rivelassero troppo ottimistiche, gli investimenti potrebbero rallentare bruscamente e i mercati azionari, specie quelli con molte società legate all’intelligenza artificiale, potrebbero essere vulnerabili.


E le obbligazioni? 

Per anni le obbligazioni hanno offerto una alternativa: quando le azioni scendevano, di solito tenevano o salivano. Ma oggi non è sempre vero.


Non c’è un rimedio?

Esistono categorie di indici - e quindi di fondi - costruiti in modo diverso: indici che danno a ogni società lo stesso peso, indici di società più piccole, indici di azioni di altri Paesi, indici di obbligazioni a breve scadenza o legate all’inflazione, oro, liquidità. E ognuna ha rischi propri. 


Il test di oggi serve a vedere che cosa c’è già nel portafoglio, prima di chiedersi che cosa aggiungere.


La domanda, allora, non è quante finestre hai? Ma, quanti cortili vedi?

Commenti

Post popolari in questo blog

Le 3 Regole d'Oro per essere un Investitore di Successo

Investire in argento conviene davvero? Puntare sulla transizione ecologica in modo differente, ma non solo

Investire con successo: la tecnica non basta (e ti spiego perché)