Oro digitale: che cosa si compra, esattamente?
Hai appena cliccato «Compra oro - 10 euro».
Sullo schermo compare un numero: 0,087 grammi, grosso modo il peso di tre o quattro chicchi di riso.
Ma dov’è, adesso, il tuo oro?
Alla quotazione di fine ottobre l’oro valeva circa 114 euro al grammo.
Con 10 euro si ottiene meno di un decimo di grammo, prima di sottrarre i costi e il margine di chi vende.
Ma di quale oro parliamo, esattamente? Il World Gold Council e Boston Consulting Group, in uno studio recentissimo, stimano che il mercato dell’oro digitale valga oggi fra 45 e 55 miliardi di dollari e che nello scenario base arriverà a 160-170 miliardi nel 2031.
E tra i canali di accesso lo studio cita le app delle banche, le piattaforme di pagamento e le super-app. Ed è utile sapere che cosa c’è dietro.
Che cos’è. L’oro digitale non è oro “in tasca”.
È la quota di un lingotto vero, custodito in un caveau, di cui si possiede un diritto registrato in un’app oppure sotto forma di token, cioè un titolo digitale.
Il valore ovviamente segue il prezzo dell’oro. Ciò che cambia da un’offerta all’altra è chi custodisce il metallo e che cosa si può chiedere indietro.
Lo studio distingue due segmenti: l’oro custodito, registrato presso chi gestisce l’app, e l’oro tokenizzato, che vale circa 6 miliardi di dollari ed è quintuplicato in valore dalla fine del 2024.
I tre modi di avere oro
• Lingotto o moneta: lo hai in mano, ma paghi un sovrapprezzo all’acquisto e devi custodirlo.
• ETC su oro fisico: si compra e si vende in Borsa con il conto titoli, secondo le regole di un titolo quotato.
• Oro digitale: si compra a frazioni minime, a qualsiasi ora, da un’app.
Sono tre strade diverse con caratteristiche diverse, e nessuna è la risposta per tutti.
Le domande da fare prima di cliccare «compra»
Dove si trova l’oro e chi lo controlla?
Se non lo si sa, si rischia di comprare una promessa e non una proprietà.
Se chi gestisce l’app fallisce, l’oro è ancora mio?
Dipende da come è registrato: separato dal patrimonio dell’emittente oppure no. Lo studio indica proprio nella fiducia il fattore decisivo, e tra le condizioni che la farebbero crescere cita prove trasparenti delle riserve e regole più chiare.
Posso averlo sotto forma di metallo?
Se sì, dove, da quale quantità minima e con quali costi? Un’offerta che permette di comprare un decimo di grammo non è detto che permetta di ritirarlo.
Quanto costa tutto, compreso?
Il prezzo di acquisto, la differenza fra acquisto e vendita, la custodia e le eventuali commissioni vanno sommati, perché su importi piccoli un costo fisso pesa di più.
Anche la vigilanza è importante. L’autorità indiana dei mercati, la SEBI, l’8 novembre 2025 ha avvertito che i prodotti di oro digitale venduti online sono fuori dalla sua competenza, che non valgono le tutele del mercato dei capitali e che comportano rischi di controparte e operativi. Il caso riguarda l’India, ma la domanda vale ovunque: chi controlla chi?
E se l’app promette un rendimento?
L’oro fermo in un caveau non paga cedole.
Se un’offerta promette un rendimento, la domanda diventa da dove arriva: qualcuno deve usare quell’oro, per esempio prendendolo in prestito, e allora compare un rischio di controparte che l’oro “da solo” non ha.
Perché se ne parlerà.
Secondo lo studio, la consapevolezza dell’oro digitale è al 50% fra i 25-34enni e al 23% fra gli over 55.
Il 52% di chi lo possiede non aveva oro prima del primo acquisto digitale. Sono dati di un sondaggio, e vanno letti con una cautela: lo studio è stato realizzato dal World Gold Council, l’ente che promuove l’oro come investimento.
La domanda che resta.
Quando il tasto comparirà nell’app della vostra banca, saprete a quale delle domande l’app non risponde?
Dati: World Gold Council e Boston Consulting Group, «Digital Gold: Unlocking a US$700bn Opportunity», comunicato del 19/10/2026 (via finews.com, 20/10/2026); SEBI, avviso dell’8/11/2025 (IANS); prezzo dell’oro in euro, goldpricez.com, 25/10/2026, ore 19:40. Esempio illustrativo, non una raccomandazione.
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